Venezuela, gli Usa concentrati sul greggio: sequestrate 2 petroliere
Roma, 7 gen. (askanews) – Le forze statunitensi hanno sequestrato oggi due petroliere nel quadro delle operazioni volte a ridurre drasticamente le esportazioni di greggio venezuelano, intensificando al tempo stesso il confronto con la Russia dopo la destituzione del presidente venezuelano Nicolas Maduro.
In una nota, il Comando europeo delle forze Usa ha riferito il “sequestro” di una nave battente bandiera russa nell’Atlantico del Nord, tra Scozia e Islanda, per violazione delle sanzioni statunitensi. L’imbarcazione, che non trasportava petrolio, era diretta in Venezuela per caricare greggio.
Il ministero degli Esteri russo ha protestato per il sequestro e ha chiesto agli Stati uniti di garantire un trattamento “umano e dignitoso” ai cittadini russi presenti a bordo della petroliera. In una dichiarazione diffusa dall’agenzia statale Tass, la diplomazia di Mosca ha affermato che Washington non dovrebbe ostacolare “un rapido rientro” dei cittadini russi dalla nave verso il loro Paese.
Il ministero dei Trasporti russo ha confermato che forze statunitensi hanno abbordato la nave in acque internazionali. La nave, nota in precedenza come Bella 1 e ora denominata Marinera, risultava registrata come battente bandiera russa. Secondo funzionari Usa, Mosca aveva inviato almeno un’unità navale per incontrarla e scortarla, ma al momento dell’abbordaggio non vi erano navi russe nelle vicinanze, evitando così un possibile confronto diretto tra forze statunitensi e russe.
Il ministero dei Trasporti russo ha affermato che, in base alla Convenzione Onu sul diritto del mare del 1982, “nessuno Stato ha il diritto di usare la forza contro navi regolarmente registrate sotto la giurisdizione di altri Stati”.
Secondo un funzionario statunitense informato sull’operazione, la Guardia costiera Usa ha abbordato la petroliera russa dopo un inseguimento durato circa due settimane, senza incontrare resistenza da parte dell’equipaggio.
In una seconda comunicazione, le forze Usa hanno reso noto di aver “fermato una petroliera della cosiddetta flotta fantasma, priva di bandiera e sottoposta a sanzioni”, la M/T Sophia, in acque internazionali nei Caraibi, dove stava “conducendo attività illecite”. La nave viene ora scortata verso gli Stati uniti.
A Washington, il segretario di Stato Usa, Marco Rubio, ha illustrato ai giornalisti un piano in tre fasi per il Venezuela, assicurando che l’amministrazione “non sta improvvisando”.
Il primo passaggio prevede la stabilizzazione del paese attraverso il sequestro e la vendita di circa 30-50 milioni di barili di petrolio, con Washington, e non le autorità venezuelane ad interim, a controllare la gestione dei proventi.
La seconda fase, ha spiegato Rubio, punta a garantire che “aziende americane, occidentali e di altri paesi abbiano accesso al mercato venezuelano in modo equo” e a reintegrare le forze di opposizione. La terza fase, su cui non ha fornito dettagli, riguarda la transizione politica. “Riteniamo di stare andando avanti in modo molto positivo”, ha aggiunto.
Sempre a Washington, la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, ha dichiarato che l’amministrazione Trump è in “stretto coordinamento” con le autorità venezuelane ad interim e che “le loro decisioni saranno dettate dagli Stati Uniti”.
Secondo le stime citate da fonti Usa, il sequestro di 30-50 milioni di barili, pari a circa due mesi di produzione, comporterebbe per il Venezuela la cessione di petrolio per un valore compreso tra 1,8 e 3 miliardi di dollari, in un contesto in cui un blocco parziale imposto da Washington ha già fortemente limitato le esportazioni energetiche del paese.
Il segretario all’Energia degli Stati Uniti, Chris Wright, ha chiarito che Washington intende canalizzare la vendita della produzione petrolifera venezuelana a tempo indeterminato. “D’ora in avanti venderemo sul mercato la produzione che esce dal Venezuela”, ha detto Wright intervenendo a una conferenza energetica di Goldman Sachs vicino a Miami. Il segretario ha spiegato che Washington ritiene necessario esercitare “leva e controllo sulle vendite di petrolio per guidare i cambiamenti che devono semplicemente avvenire in Venezuela”, aggiungendo che i proventi delle esportazioni “possono tornare in Venezuela a beneficio del popolo venezuelano”.
Wright ha riferito che l’amministrazione Trump è in “dialogo attivo” sia con la leadership venezuelana sia con le grandi compagnie petrolifere statunitensi che in passato hanno operato nel Paese sudamericano. Secondo fonti citate dal Wall Street Journal, i vertici di alcuni dei principali gruppi energetici occidentali sono attesi alla Casa Bianca venerdì per colloqui diretti con il presidente.
La compagnia petrolifera di stato venezuelana PDVSA ha confermato oggi l’avvio di negoziati con Washington.
A Caracas, secondo il New York Times, milizie governative armate, note come colectivos, sono presenti in forze nelle strade della capitale e avrebbero fermato cittadini e controllato telefoni cellulari alla ricerca di segni di sostegno alle azioni statunitensi.
