Meloni: asse Italia-Germania per netto cambio passo in Ue. E Nobel a Trump
Roma, 23 gen. (askanews) – Un ‘asse’ Italia-Germania per aprire una “nuova stagione” in grado di “incidere sugli equilibri geo-politici e geo-strategici” costruendo un’Europa “più forte e autorevole” attraverso le due industrie “manifatturiere” per eccellenza che ne fanno il “cuore pulsante”. Solo in questo modo, l’Ue potrà scegliere di “essere protagonista del suo destino” invece di “subirlo”. Così la premier Giorgia Meloni, in occasione del vertice intergovernativo che si è svolto tra Villa Doria Pamphili e l’hotel Parco dei Principi a Roma. Al suo fianco, il cancelliere tedesco Friedrich Merz che dice: “mai stati così vicini”. Una comunanza che si ritrova anche nei rapporti con il sempre più imprevedibile presidente Usa Donald Trump. A cui la premier si spinge però a promettere una “candidatura” al Nobel per la pace se farà la “differenza per una pace giusta e duratura per l’Ucraina”.
Sul board of peace per Gaza, su cui The Donald ha previso un gettone di un miliardo per gli ‘entranti’, Meloni ripete che “la scelta di auto escludersi a priori è sbagliata” e rivela di aver sollecitato “la disponibilità a riaprire” la “configurazione” per “andare incontro alle necessità non solo dell’Italia ma anche di altri Paesi europei”.
Meloni e Merz riaffermano di condividere una “priorità”, ossia il dossier “competitività”, su cui, in questa “fase di incertezza”, serve un “deciso”, “radicale” e “coraggioso cambio di passo” (per abbandonare le “scelte illogiche e autolesionistiche” del passato come il “grean deal” sulla cui retromarcia si deve fare “molto di più”), ha rimarcato la premier. Il “paper” comune, firmato da entrambi in vista del vertice informale di Bruxelles del 12 febbraio che preparerà il Consiglio europeo di marzo – dove prenderanno la parola Mario Draghi e Gianni Letta – ha l’ambizione di diventare una concreta base di lavoro per rilanciare l’industria” europea valorizzandone i “settori che ne costituiscono l’ossatura”, dall’”automotive” alla “difesa”. Dai due arriva l’appello a riformare la “governance” dell’Unione per aumentarne la “propria capacità di agire come attore geopolitico forte”. Procedendo nella direzione della costruzione di una ‘vera’ difesa Ue (come “pilastro” della Nato) cui il cordinamento Roma-Berlino ne divenga la “spinta”.
La manciata di domande alla conferenza stampa congiunta danno modo di ribadire il sostegno all’accordo sul Mercosur (stoppato da un voto dell’Europarlamento che ne ha stabilito il rinvio di fronte alla Corte di Giustizia Ue). Meloni di fronte a un Merz “rammaricato” difende la scelta di aver firmato l’accordo tanto contestato dal ‘suo’ vicepremier Matteo Salvini che nel frattempo ha scatenato tutto il partito contro l’intesa tra Europa e Stati del Sud America.
A chi chiede se la premier italiana punti a divenire la prima partner della Germania negli equilibri delle grandi potenze europee, al posto della Francia di Emmanuel Macron, Meloni risponde un po’ piccata: “non direi. Non mi interessa sostituire nessuno, mi interessa che le grandi nazioni d’Europa riescano a dialogare sulle grandi sfide che abbiamo di fronte”.
E poi, nega seccamente che il nuovo ‘asse’ per “proteggere la pace e la stabilità” costituisca una operazione in chiave ‘difensiva’ nei confronti di Trump: “non direi”. Lo stesso Protocollo sul piano d’azione italo-tedesco per la cooperazione strategica bilaterale e nell’ambito dell’Ue, firmato da lei e dal suo “amico Friedrich” conferma “l’importanza fondamentale di un forte legame transatlantico tra l’Europa e gli Stati Uniti d’America, basato su valori comuni e interessi condivisi”. Con gli Usa non serve un approccio “istintivo, ma pragmatico”. Anzi, sulla Groenlandia, The Donald sarà pure “assertivo” ma una questione Artico “c’è”, seppur da risolvere in ambito Nato. E poi ripropone la postura che tiene anche in patria: Trump è un “presidente eletto dai suoi cittadini, è la democrazia”.
