Ue: Italia ha inviato la risposta sul Golden Power, la stiamo esaminando
Bruxelles, 26 gen. (askanews) – La Commissione europea ha ricevuto la risposta dell’Italia alla lettera di messa in mora sulle regole del cosiddetto “Golden Power”, ora l’esecutivo comunitario la sta esaminando. Lo ha riferito la portavoce al mercato interno e ai servizi finanziari, Siobhan McGarry.
A quanto si apprende a Bruxelles, la replica dell’Italia è arrivata nei tempi previsti, il dialogo tra la Commissione e Roma prosegue e non sono attesi nuovi sviluppi in tempi brevi.
L’Italia ha approvato delle modifiche alla suddetta normativa, vengono incontro ai rilievi mossi dalla Commissione europea. Regole che erano state al centro anche di un acceso dibattito per l’utilizzo che ne era stato fatto sul caso della tramontata offerta pubblica di acquisto di Bpm da parte di UniCredit. Le modifiche sono state inserite nel decreto Transizione 5.0, approvato lo scroso 15 gennaio.
Un passaggio chiave riguarda il settore finanziario. In questo ambito “ivi compreso quello creditizio e assicurativo i poteri speciali – afferma il testo rivisto – non potranno essere esercitati anteriormente al completamento dei procedimenti pendenti” di fronte a autorità europee competenti a valutare “gli aspetti di carattere prudenziale e concorrenziale”.
Un riferimento, quindi, alla vigilanza bancaria comune effettuata dalla Banca centrale europea e al ruolo di Antitrust Ue, esercitato dalla Commissione europea. Lo scorso 21 novembre la Commissione europea aveva avviato una procedura di infrazione a carico dell’Italia, inviandole una lettera di messa in mora proprio sulla questione del Golden Power. Bruxelles aveva espresso “preoccupazione” perché così come era inquadrata la normativa rischiava di consentire interventi “ingiustificati che compromettono i principi di libertà di stabilimento e di libera circolazione dei capitali”. Inoltre, secondo la Ue, la normativa italiana rischiava di “sovrapporsi alle competenze esclusive della Bce” sulla vigilanza bancaria.
L’Italia da quel momento aveva due mesi di tempo per rispondere ai rilievi sollevati dalla Commissione e porre rimedio agli stessi, oppure rischiare di vedersi recapitare un parere motivato e poi, ultimo stadio della procedura prima del deferimento alla Corte europea di Giustizia. (fonte immagine: Europea Union).
