Carcere di Brissogne: è iniziato lo screening per l’epatite C
Carcere di Brissogne: è iniziato lo screening per l’epatite C
Alla casa circondariale di Brissogne, è iniziato lo screening per l’epatite C, rivolto all’intera popolazione carceraria.
Lo screening rientra nel programma di prevenzione e tutela della salute promosso dall’azienda Usl, nell’ambito della collaborazione tra la direzione sanitaria del carcere di Brissogne, la Struttura complessa Malattie Infettive e la Struttura complessa Servizio per le Dipendenze patologiche e rappresenta un passaggio fondamentale nel percorso di individuazione precoce e trattamento dell’infezione da HCV, con l’obiettivo di arrivare alla sua completa eradicazione.
Cos’è l’epatite C
L’epatite C è una malattia del fegato provocata dal virus HCV, trasmesso mediante contatto con sangue infetto.
L’infezione spesso decorre senza sintomi per anni, ma con il passare del tempo può causare un danno progressivo al fegato con conseguenze gravi e permanenti, come la cirrosi epatica e il carcinoma epatico.
Proprio perché nella maggior parte dei casi non dà segni evidenti, molte persone – circa l’80% – non sanno di aver contratto il virus fino alla comparsa dei primi sintomi.
Tuttavia, una persona infetta può trasmetterlo ad altri anche in assenza di sintomi e durante tutto il periodo della malattia: per questo la diagnosi precoce attraverso il test è fondamentale, anche considerando che non esiste un vaccino efficace.
Se diagnosticata precocemente, le possibilità di guarigione sono molto elevate.
Il rischio di contagio può essere associato ad alcune pratiche tra cui tatuaggi, piercing o altre procedure estetiche invasive eseguite con strumenti non adeguatamente sterilizzati; uso di droghe per via endovenosa con condivisione di strumenti per l’iniezione; condivisione di oggetti personali taglienti o pungenti potenzialmente contaminati da sangue (come rasoi, forbici, spazzolini da denti o taglia-unghie); rapporti sessuali non protetti.
Le parole del direttore sanitario della casa circondariale di Brissogne
Il dottor Antonio Trogu, è direttore Sanitario della Casa Circondariale di Brissogne dal mese di ottobre 2025.
«La riorganizzazione e il potenziamento dei servizi sanitari nella casa circondariale rappresentano una delle principali sfide attualmente in atto: lo screening per l’epatite C fa parte di una serie di azioni mirate all’introduzione di standard di cura adeguati anche in un contesto complesso come quello carcerario».
Il commento del direttore sanitario dell’azienda Usl
«Diagnosticare e curare persone che sono di fatto ai margini dei percorsi sanitari – sottolinea il dottor Mauro Occhi, direttore sanitario dell’azienda Usl – consente di bloccare la trasmissione virale e contribuire al target dell’eliminazione dell’infezione in Valle d’Aosta.
Un obiettivo dalla elevatissima finalità sociale che in nessun modo deve essere interpretata come iniziativa di nicchia o comunque secondaria. In realtà l’alleanza terapeutica presieduta dai primari di Malattie infettive e del SerD e diretta a sostegno dei servizi sanitari carcerari diretti dal dottor Trogu è segno insieme di civiltà e cooperazione.
Un grazie sentito alla sensibilità dimostrata dalla nuova direzione di Brissogne».
Le parole del direttore della casa circondariale di Brissogne
«Il programma – sottolinea Gianpaolo Fulvio Tempesta, direttore della Casa circondariale di Brissogne – va nella direzione della proficua collaborazione in atto in Regione tra i Servizi i Penitenziari e quelli Sanitari».
«Il contesto penitenziario – spiega la dottoressa Silvia Magnani, direttrice della Struttura Complessa Malattie Infettive – consente di effettuare uno screening a tappeto e la successiva eradicazione dell’infezione, raggiungendo in tal modo il risultato di una completa eliminazione del virus».
Il commento del direttore del Ser.D
«Dopo lo screening di tutti i detenuti affetti da tossicodipendenza effettuato dal SerD è il turno di un’altra categoria fragile che spessissimo è costituita proprio da abusatori di sostanze, a rischio di contrarre il virus a causa dell’uso o delle condizioni di vita marginali» evidenzia il dottor Gerardo Di Carlo, direttore del SerD e psichiatra in servizio alla casa circondariale di Brissogne.
(re.aostanews.it)
