Carlo Cottarelli ad Aosta: «Dopo 80 anni senza guerre tra le grandi potenze, la deterrenza atomica è a rischio»
L'economista ospite a palazzo regionale per presentare il libro "Senza giri di parole" nella serata organizzata dal Cria. Tanti i temi sul tavolo, a cominciare dalla deterrenza atomica a rischio, passando per un'Ue a rischio «irrilevanza» e una crisi demografica che rischia di portarci all'estinzione in 300 anni
Carlo Cottarelli ad Aosta: «Dopo 80 anni senza guerre tra le grandi potenze, la deterrenza atomica è a rischio».
Non spande ottimismo l’economista Carlo Cottarelli, presente giovedì sera a Palazzo regionale ad Aosta per presentare il suo ultimo libro “Senza giri di parole”.
Il folto pubblico a palazzo regionale
«Non mi arrendo mai nelle cose che faccio – ha spiegato l’economista -, ma sono pessimista, non vedo segnali confortanti».
Raccomandando di «andare comunque a dormire tranquilli», Cottarelli ha tracciato un futuro non così roseo per il nostro mondo, intervenendo nell’incontro dal titolo “La verità sulle sfide economiche e sociali del nostro futuro”, promosso dalla dirigente scolastica del Cria (Centro regionale di Istruzione Adulti), Caterina Staffieri, e dalla docente, referente per l’educazione civica, Alessandra Biagi.
Nell’ambito del progetto Peses, promosso dallo stesso Cottarelli per le scuole secondarie di tutta Italia (e nel quale domani inontrerà gli alunni del Regina Maria Adelaide), il direttore dell’Osservatorio sui conti pubblici italiani ha raccontato le sfide che aspettano il mondo, dal rischio guerra, alla globalizzazione, passando per la crisi demografica: «Se le coppie continueranno a fare un solo figlio, nel giro di 10 generazioni (300 anni), passeremo da 9 miliardi a 12 milioni e saremo a rischio estinzione».
Carlo Cottarelli ad Aosta: Paura della bomba
Prima di lasciare spazio alle domande dei tanti studenti del Cria presenti nella sala Maria Ida Viglino di palazzo regionale, Carlo Cottarelli ha racconto il primo capitolo del suo libro “Senza giri di parole”, “Paura della bomba?. Tensioni economiche, politiche e militari in un mondo a due egemoni.
L’analisi comincia da un dato di fatto, «un fenomeno incredibile – lo definisce l’economista -. Da 80 anni non ci sono guerre tra le principali potenze del mondo», una cosa che pare «normale», ma che in realtà non avviene dal periodo «69 d.c. – 170 d.c.», terminato con le invasioni barbariche e l’assedio di Aquileia.
Le interpretazioni sono due: la Pax americana e la deterrenza atomica.
La prima, la Pax americana, è presto spiegata: «con un gallo nel pollaio, non scoppiano le guerre – analizza Cottarelli -. L’Unione Sovietica risultava avere una quota di potere pari alla metà di quello americano», garantendo di fatto la pace.
Ma questo è cambiato con la globalizzazione (cominciata dagli anni ’80 e intensificata all’inizio del 2000), che ha fondamentalmente propiziato l’ascesa della Cina, passata dall’avere una grande presenza di persone, ma poco know how, a investire «in ricerca, con una notevole autonomia raggiunta».
Questo ha portato alla crescita esponenziale della nuova potenza, che ha potuto contare su 800 milioni di persone fuoriuscite dal livello di povertà assoluta.
E se questo favorisce i paesi occidentali, che possono utilizzare prodotti a prezzi più bassi, dall’altro ha portato molti nostri settori a scomparire sotto la pressione cinese.
Questo, inoltre, ha portato a uno «sconvolgimento degli equilibri geopolitici – ha illustrato Cottarelli -. Già nel 2024, il Pil cinese, a prezzi equalizzati, era del 27% più alto di quello Usa, con un settore manifatturiero doppio rispetto a quello americano. Insomma, ora ci sono due galli nel pollaio», visto peraltro che i cinesi arriveranno a 1.000 testate nucleari entro il 2030.
Cottarelli: «Deterrenza atomica a rischio».
E qui subentra il discorso della deterrenza atomica.
Ricostruita la nascita dell’arma definitiva e la sua evoluzione, passata anche per la proliferazione di sottomarini nucleari «perché devi essere sempre sicuro di poter riattaccare», Cottarelli ha ricordato come «errori possono sempre capitare» (leggi North Carolina nel 1962 e Urss 1985).
«La deterrenza nucleare ci salverà ancora? – si è chiesto Carlo Cottarelli -. La tecnologia avanza, come dimostra la volontà di creare una cupola a protezione degli Usa e può passare l’idea di attaccare per primi senza avere paura di conseguenze».
Ecco quindi che «non possiamo essere sicuri che la detterrenza funzioni – ha abbozzato l’economista -. Dovremo lavorare per riavviare il dialogo internazionale e il multilateralismo, che non vanno più di moda. E con due galli nel pollaio il rischio aumenta».
Cottarelli: i problemi europei e la crisi demografica
Dalla platea, diverse le domande, a cominciare dal futuro dell’Unione Europea.
«Non siamo abbastanza uniti per contare – ha sottolineato Cottarelli -, ma se questo non cambia saremo destinati a diventare irrilevanti».
Dubitando del presunto indebolimento della Cina e analizzando come la guerra dei dazi stia dando qualche segnale di ripresa nella manifattura Usa (pur a fronte di 200 mila posti di lavoro persi), Carlo Cottarelli ha rivelato, però, un documento del Dipartimento della Guerra a stelle e strisce (del 23 dicembre) in cui viene detto che l’obiettivo della Cina è «scalzare gli Usa come potere egemone, anche con l’uso delle forze armate».
Poi, consigliando ai giovani, comunque, di andare a studiare all’estero e ricordando come l’Italia, però, negli ultimi 10 anni abbia perso una media di «30 mila» cervelli, l’economista ha pungolato la politica a «fare riforme per facilitare il far impresa» e ad abbassare i costi dell’energia, mettendo poi in guardia sulla crisi demografica.
«La Spagna ha organizzato un flusso regolare di migranti, soddisfando il bisogno delle imprese e facendo crescere la popolazione, facendo integrare gli arrivi dall’America latina – ha concluso – Da noi, se non si fanno figli, a un certo punto le cose non funzioneranno più, se il tasso di produttività, l’evoluzione tecnologica e la migrazione non compenseranno. Con un figlio ogni due persone, l’estinzione è matematica: bastano 10 generazioni, 300 anni circa, per passare da 9 miliardi a 12 milioni di persone».
(alessandro bianchet)
