Iran, colloqui indiretti in Oman per “creare le condizioni per riprendere i negoziati”
AskaNews
di admin Administrator  
il 06/02/2026

Iran, colloqui indiretti in Oman per “creare le condizioni per riprendere i negoziati”

Roma, 6 feb. (askanews) – L’Oman ha agito oggi da mediatore nei colloqui indiretti tra Iran e Stati Uniti sul programma nucleare di Teheran, che secondo il ministro degli Esteri Badr bin Hamad al Busaidi “si sono concentrati sulla possibilità di creare condizioni adeguate per la ripresa di negoziati diplomatici e tecnici”.

La fine della prima sessione di contatti non è stata confermata per ora ufficialmente, ma il convoglio della delegazione americana è stato visto allontanarsi dal sito dell’incontro.

I convogli dei due Paesierano arrivati stamattina separatamente per incontri con il ministro degli Esteri del sultanato. ump.

“Le consultazioni si sono concentrate sulla preparazione delle circostanze appropriate per riprendere i negoziati diplomatici e tecnici, assicurando l’importanza di questi colloqui alla luce della determinazione delle parti a garantirne il successo nel conseguire sicurezza e stabilità sostenibili”, si legge nell’annuncio dell’Oman.Non è ancora chiaro se quei colloqui rappresentassero la fine degli incontri per la giornata, anche se i funzionari di Mascate hanno lasciato il palazzo subito dopo gli americani.

I due Paesi sono tornati oggi in Oman, sultanato all’estremità orientale della penisola arabica, mesi dopo che i cicli di incontri precedenti erano naufragati a seguito del lancio da parte di Israele di un conflitto di dodici giorni contro l’Iran a giugno. Durante quel conflitto, gli Stati Uniti bombardarono siti nucleari iraniani, probabilmente distruggendo molte delle centrifughe che arricchivano uranio fino a livelli prossimi a quelli militari. Gli attacchi israeliani devastarono le difese aeree dell’Iran e colpirono anche il suo arsenale di missili balistici.

Lo stesso palazzo era stato utilizzato dall’Oman nei precedenti colloqui tra Iran e Stati Uniti nel 2025. I colloqui di oggi arrivano dopo una settimana caotica che inizialmente prevedeva la partecipazione di Paesi regionali a incontri in Turchia.

Funzionari statunitensi come il segretario di Stato Marco Rubio ritengono che la teocrazia iraniana sia ora al suo punto più debole dal 1979, a seguito delle proteste nazionali del mese scorso, che hanno rappresentato la più grande sfida al governo del leader supremo 86enne, il Grand Ayatollah Ali Khamenei. Le forze di Khamenei hanno risposto con una repressione sanguinosa che ha provocato migliaia di morti e decine di migliaia di arresti. E che ha innescato nuovi avvertimenti militari del presidente Trump nei confronti dell’Iran.

Con la portaerei USS Abraham Lincoln e altre navi da guerra presenti nella regione, insieme a ulteriori caccia, gli Stati Uniti hanno ora probabilmente la potenza militare per lanciare un attacco, se lo desiderassero. Tuttavia, non è affatto scontato che un attacco possa costringere l’Iran a cambiare atteggiamento o, potenzialmente, rovesciare il governo.

Nel frattempo, i Paesi arabi del Golfo temono che un attacco possa scatenare una guerra regionale che li trascini dentro. La minaccia è reale: le forze statunitensi hanno già abbattuto un drone iraniano vicino alla Lincoln e l’Iran ha tentato di fermare una nave battente bandiera americana nello Stretto di Hormuz.

“Il presidente Trump cerca di mettere alle strette l’Iran affinché raggiunga una soluzione negoziata, costringendo i suoi leader a fare concessioni sull’accordo nucleare”, ha detto Alissa Pavia, membro dell’Atlantic Council, “Gli iraniani, d’altra parte, sono indeboliti dopo anni di guerre per procura, crisi economica e disordini interni. Trump è consapevole di questa vulnerabilità e spera di usarla per ottenere concessioni e fare progressi verso un rinnovato accordo nucleare”.

Resta ancora da chiarire ambito, natura e partecipanti ai colloqui di Mascate. I funzionari alle frontiere dell’Oman giovedì hanno mostrato particolare attenzione verso chiunque portasse telecamere nel sultanato prima dei negoziati.

Dal lato iraniano, Araghchi è arrivato di notte insieme a diversi diplomatici iraniani, ha riportato l’agenzia statale Irna. Araghchi ha scritto su X che “l’Iran entra nella diplomazia con occhi aperti e con una memoria lucida dell’anno passato”.

“Gli impegni devono essere rispettati”, ha aggiunto, “Parità di posizione, rispetto reciproco e interesse reciproco non sono retorica: sono una necessità e i pilastri di un accordo duraturo”.

In vista dell’incontro, un alto consigliere di Khamenei è sembrato offrire il sostegno della teocrazia al diplomatico di carriera di 63 anni. Araghchi “è un negoziatore esperto, strategico e affidabile ai massimi livelli decisionali e dell’intelligence militare”, ha scritto Ali Shamkhani su X, “I soldati della nazione nelle forze armate e i generali della diplomazia, agendo su ordine del Leader, salvaguarderanno gli interessi della nazione”.

Dal lato statunitense, i colloqui sembravano essere guidati dall’inviato speciale per il Medio Oriente Steve Witkoff, un miliardario di 68 anni nel settore immobiliare di New York e amico di vecchia data di Trump. Con Witkoff nel viaggio in Medio Oriente anche Jared Kushner, genero di Trump, che nelle ultime settimane ha condiviso proposte per la Striscia di Gaza e ha partecipato a colloqui trilaterali con Russia e Ucraina ad Abu Dhabi all’inizio della missione.

I due avevano viaggiato da Abu Dhabi al Qatar giovedì sera per incontri, come ha riportato la tv satellitare araba al Jazeera. Il Qatar, che condivide con l’Iran un giacimento offshore di gas naturale nel Golfo Persico, ospita anche una grande installazione militare statunitense che l’Iran ha attaccato durante la guerra di giugno.

Non è chiaro quali termini l’Iran sia disposto a negoziare nei colloqui. Teheran ha ribadito che questi colloqui riguarderanno solo il suo programma nucleare. Tuttavia, Al Jazeera ha riferito che diplomatici di Egitto, Turchia e Qatar hanno offerto all’Iran una proposta secondo cui Teheran sospenderebbe l’arricchimento per tre anni, invierebbe il suo uranio altamente arricchito fuori dal Paese e si impegnerebbe a “non avviare l’uso di missili balistici”.

La Russia aveva segnalato la disponibilità a prendere l’uranio, ma Shamkhani, in un’intervista all’inizio della settimana, aveva detto che mettere fine al programma o spedire l’uranio erano soluzioni inaccettabili. Nel frattempo, i colloqui non includerebbero alcun impegno dell’Iran riguardo al suo cosiddetto “Asse della Resistenza”, rete di milizie nella regione alleata di Teheran come deterrente sia contro Israele sia contro gli Stati Uniti. Tuttavia, gli attacchi israeliani contro queste milizie durante la guerra contro Hamas nella Striscia di Gaza hanno decimato la rete.

Rubio, il segretario di stato americano, ha dichiarato che i colloqui devono includere tutte queste questioni. “Penso che affinché i colloqui portino a risultati significativi, dovranno includere determinati aspetti e questo comprende l’insieme dei loro missili balistici”, ha dichiarato Rubio ai giornalisti, “Include il loro sostegno a organizzazioni terroristiche nella regione. Include il programma nucleare, e include il trattamento del proprio popolo”.

Ha aggiunto: “Non sono sicuro che si possa raggiungere un accordo con questi soggetti, ma cercheremo di scoprirlo”.

[Ha negoziato il ministro degli Esteri di Mascate|PN_20260206_00061|in04 rj01| https://askanews.it/wp-content/uploads/2026/02/20260206_150259_3371BACD.jpg |06/02/2026 15:03:13|Iran, colloqui indiretti in Oman per “creare le condizioni per riprendere i negoziati”|Iran|Estero]

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