Giappone, Takaichi stravince la sua scommessa elettorale
Roma, 8 feb. (askanews) – Sanae Takaichi ha vinto la sua scommessa elettorale, anzi l’ha stravinta. Quando ha annunciato, il mese scorso, lo scioglimento della Camera dei rappresentanti, convocando elezioni politiche anticipate, evidentemente si rendeva conto di dover consolidare la sua maggioranza, quanto meno nel più importante dei due rami della Dieta nipponica, prima che la luna di miele con l’elettorato finisse. Ce l’ha fatta: il suo Partito liberaldemocratico (Jiminto) si è assicurato un’ampia maggioranza assoluta e, col partner minore di coalizione, il Partito dell’innovazione giapponese (Nihon Ishin no kai), supera i due terzi dei seggi.
La premier aveva messo in palio il suo stesso ruolo, annunciando che, se il Jiminto non avesse avuto una maggioranza assoluta in autonomia, avrebbe lasciato la poltrona. Nelle prime dichiarazioni, mentre si delineava la vittoria, Takaichi non si è concessa dichiarazioni magniloquenti, fedele a un approccio pragmatico che ha sintetizzato nel suo ormai famoso motto – “work work, work” – e ha annunciato che non intende rivedere la formazione di governo, toccando invece il tema molto pratico dell’imposta indiretta. “Il governo è stato formato solo da poco più di tre mesi. I ministri sono persone che ho scelto con convinzione e stanno lavorando con tutte le loro forze in questo momento. Non siamo in una situazione che richieda particolari modifiche”, ha affermato la premier intervista da Tv Tokyo.
Riguardo ai rapporti con il Partito dell’innovazione la premier ha spiegato di aver continuato a sollecitare una maggiore partecipazione all’interno dell’esecutivo, affermando che “ho ripetuto all’Ishin che vorrei almeno una persona nel governo” e che “non è cambiata la mia volontà di condividere le responsabilità anche all’interno del gabinetto”. Ha anzi espresso apertura alla possibilità di collaborazioni con altri soggetti del panorama politico che, a parte il partito dell’ultradestra Sanseito, escono ridimensionati da questa tornata elettorale. Ha inoltre confermato la volontà, per il momento, di mettere in campo un’esenzione dell’imposta di valore aggiunto sugli alimentari per due anni, cercando di ragionare su una futura eliminazione.
Gli osservatori vedono nella vittoria di Takaichi, che pochi giorni prima aveva avuto l’endorsement anche del presidente Usa Donald Trump via social Truth (e che ha immediatamente ringraziato il leader americano dopo la vittoria), come un rafforzamento della linea di destra della premier, che tanto ha irritato nelle scorse settimane la Cina. Il tema che potrebbe tornare in primo piano è quello della riforma costituzionale, in particolare dell’Articolo 9, col quale notoriamente il Giappone rinuncia alla guerra e anche formalmente a detenere forze armate (ma nella sostanza, Tokyo ha corpi militari che si definiscono Forze di autodifesa).
Takaichi ha posto immediatamente la questione, anche se con un taglio abbastanza prudente e sfumato. “Ogni partito ha preparato le proprie proposte e anche il Partito liberaldemocratico ne ha elaborate, per cui sarebbe auspicabile che la Commissione parlamentare sulla Costituzione potesse esaminare con attenzione piani concreti”, ha detto, sostanzialmente dando corpo alla dichiarazione in cui apre a contributi esterni. Questo perché il percorso di riforma costituzionale, nonostante la supervittoria di oggi, resta piuttosto accidentato. Infatti, per emendare la Costituzione è necessario un voto di due terzi di entrambe le camere – e nella Camera dei Consiglieri la maggioranza ha solo un voto in più dell’opposizione -, dopodiché si procede a un referendum dagli esiti incerti.
Proprio per questo motivo, il voto giapponese è stato osservato con grande interesse a Pechino. Takaichi si è immediatamente caratterizzata come un falco nei rapporti con la Cina, dopo che Takaichi a novembre ha fatto capire che il Giappone, in caso di attacco militare di Pechino contro Taiwan, vedrebbe minacciata la sua stessa sopravvivenza e quindi sarebbe costretto a intervenire.
Pechino ha reagito con una serie di restrizioni commerciali, in particolare sui prodotti ittici, e scoraggiando i turisti cinesi dal recarsi nell’Arcipelago, minacciando anche limitazioni all’esportazione dei minerali critici nei confronti di Tokyo. Eppure, questa durezza della premier nei confronti di Pechino, invece di scoraggiare gli elettori, sembra aver avuto una presa nei confronti dell’elettorato, soprattutto quello più giovane.
L’esito del voto rappresenta un boom di consensi per Takaichi, che aveva caratterizzato le elezioni come un referendum sulla sua leadership, e per il Partito liberaldemocratico, che ha ottenuto il numero più alto di seggi nella camera bassa della sua storia, superando ampiamente i 300 che erano stati toccati solo nel 1986, quando il leader era Yasuhiro Nakasone.
Il risultato è fortemente punitivo per l’Alleanza riformista di centro, nata da un accordo dell’ultimo momento tra il Partito costituzionale democratico e il partito Komeito, vicino al gruppo buddista Soka Gakkai, che è stato fino a pochi mesi fa alleato del Partito liberaldemocratico. Il co-presidente Yoshihiko Noda ha dichiarato che il partito deve accogliere con umiltà l’esito delle elezioni, riconoscendo la severità dei risultati che stanno emergendo. Intervenendo in un programma speciale della NHK sullo spoglio, Noda ha affermato che “la volontà popolare espressa da tante persone deve essere accolta con serietà e umiltà” e che “si stanno delineando risultati duri, ma dobbiamo riceverli con spirito umile”.
Alla domanda su un’eventuale rinuncia all’incarico di co-presidente, Noda ha risposto che “voglio innanzitutto augurarmi che il maggior numero possibile di compagni riesca a essere eletto e, una volta chiarito il quadro complessivo, discuteremo di molte cose”, aggiungendo che “in ogni caso ho già preso una decisione, ma consulterò bene anche gli altri dirigenti per valutare la direzione futura del partito e come reagire”. Ha inoltre annunciato l’intenzione di convocare già per domani una riunione del vertice del partito.
