Mons. Mariano Fazio: i cristiani siano protagonisti del bene comune
Roma, 8 feb. (askanews) – ‘Protagonisti del bene comune. San Josemaria Escrivá e i cristiani nella società contemporanea’ (Edizioni Ares, 2025). È l’ultimo lavoro di Mons. Mariano Fazio, Vicario ausiliare dell’Opus Dei, già Rettore della Pontificia Università della Santa Croce.
Askanews ha incontrato il sacerdote e professore universitario argentino che con questo libro, come alcuni dei suoi precedenti, accompagna il lettore nella comprensione del carisma del Santo fondatore dell’Opus Dei, a 50 anni dalla sua morte.
D. Mons. Fazio, quali sono gli elementi essenziali dell’insegnamento di San Josemaria Escrivá sulla ricerca del bene comune in senso cristiano?
R. ‘Il messaggio di San Josemaria è fondamentalmente la chiamata universale alla santità nelle circostanze ordinarie della vita. Molti hanno parlato, anche nel XX secolo, del fatto che tutti siamo chiamati a diventare santi. La peculiarità di San Josemaria è quella di aver detto che siamo chiamati a diventare santi proprio in mezzo al mondo, appunto attraverso circostanze ordinarie, cioè il Signore ci chiama dalla famiglia, dalle circostanze sociali e dai contesti professionali che viviamo e a cui partecipiamo. In questo senso, la vocazione alla santità così intesa, d’accordo con la Dottrina Sociale della Chiesa, ha parecchie conseguenze nella vita sociale. Infatti, così come il fine ultimo della Chiesa è la salvezza delle anime, il fine ultimo della società è il bene comune. E, cos’è il bene comune? È innanzitutto creare circostanze, affinché tutti possano arrivare alla pienezza dell’esistenza. Allora, essere santo in mezzo al mondo significa vivere la vita cristiana con coerenza. La vita cristiana non è fatta per essere vissuta con un atteggiamento individualistico. Tantomeno, soltanto in cappella o in chiesa. Si deve manifestare anche nelle relazioni, nei rapporti, con le altre persone, nella società come nel lavoro. Il cristiano deve mostrare la sua fede attraverso la sua vita che trascorre nell’intreccio delle relazioni sociali, e così potrà creare le circostanze più adatte al pieno sviluppo di ogni persona’.
D. ‘A San Josemaria – scrive – piacevano l’aria pura e l’acqua limpida’. Ci racconta del suo ‘amore per la libertà’? E come possiamo definire in quest’ottica la vocazione alla santità?
R. ‘La vocazione alla santità, la vocazione cristiana più in generale, è una vocazione all’amore, come diceva Santa Teresina del Bambin Gesù. Siamo chiamati ad amare Dio e ad amare gli altri per amore di Dio. Per amare è assolutamente necessaria la libertà. Nessuno mi può costringere ad amare, io devo amare liberamente. Il Signore crea il mondo liberamente, il Signore decide di farsi carne liberamente. Pertanto, una vita cristiana senza amore non è una vita cristiana autentica. Dunque, pure nella società si devono stabilire le condizioni per potere amare liberamente’.
D. Nel volume, ricorda che sono numerosi i testi nei quali il Santo aragonese raccoglie dei consigli per governare bene in vista del bene comune. Può illustrarcene alcuni?
R. ‘Vero, sono raccolti molti testi ed alcuni sono realmente interessanti, scritti molti anni fa quando si viveva in un’epoca confusa in ambito politico e sociale, ma che possono trovare applicazione anche oggi. Ecco uno: ‘Se per sinistra si intende la ricerca di un benessere per i poveri, perché tutti possano avere il diritto di vivere con un minimo di comodità, di lavorare, di essere assistiti se sono malati, di distrarsi, di avere figli e poterli educare, di essere curati quando sono anziani, allora, dice San Josemaria, io sono più a sinistra di tutti. Naturalmente, rispettando la Dottrina Sociale della Chiesa, senza compromessi con il marxismo o con il materialismo ateo; e neanche con le lotte di classe, anticristiane, perché su questo non posso transigere’. Quindi, non servono etichette, di destra, di sinistra, di centro, etc. Piuttosto, occorre organizzare la società politica in modo tale che tutti possano avere diritto ad una vita piena, rispettando sempre la dignità di ciascuna persona. Un altro testo che mi piacerebbe citare è quello di una omelia pubblicata in un volume che si chiama ‘Gesù che passa’, in cui si dice che ‘Un uomo o una società che non reagiscano davanti alle tribolazioni e alle ingiustizie, e che non cerchino di alleviarle, non sono un uomo o una società all’altezza dell’amore del Cuore di Cristo. I cristiani – pur conservando sempre la più ampia libertà di studiare e di mettere in pratica soluzioni diverse, e godendo pertanto di un logico pluralismo – devono coincidere nel comune desiderio di servire l’umanità. Altrimenti il loro cristianesimo non sarà la Parola e la Vita di Gesù; sarà un travestimento, un inganno, di fronte a Dio e di fronte agli uomini’.
D. San Josemaria ha promosso e incoraggiato la creazione di università e scuole di formazione aziendale. Nella sua prospettiva, in che modo la formazione è, o meglio può esser messa, al servizio del bene comune?
R. ‘Una università di alto livello, o una business school, se hanno una identità cristiana, devono trasmettere innanzitutto lo spirito di servizio. Cioè, sembra fondamentale che i grandi professionisti usciti da quelle istituzioni, oltre ad essere molto ben preparati dal punto di vista scientifico e professionale, abbiano una chiara consapevolezza che hanno ricevuto una formazione curata non per loro stessi ma per servire gli altri. Un professionista ben formato dal punto di vista tecnico potrà essere una personalità ammirata da tutti ma, da una prospettiva cristiana, non porterà a nulla se non risuona in essa, e nelle sue attività, lo spirito di servizio. Infatti, per la teologia cristiana, Potere significa servizio. Non è un caso che il Papa, che è una persona che ha molto ‘potere’, abbia tra i suoi titoli di onore quello di ‘servo dei servi di Dio”.
D. In più occasioni, come i suoi predecessori, Papa Leone XIV ha posto l’accento sulla via del dialogo, così cruciale e urgente per i tempi che viviamo. Affinché il dialogo sia reale, per essere ‘seminatori di pace e di gioia’, quali suggerimenti darebbe oggi San Josemaria?
R. ‘Penso che inizierebbe dicendo che è stato Dio a mettersi in dialogo con gli uomini. Dio è una persona piena di amore e di misericordia, come ci hanno ricordato gli ultimi papi che hanno sottolineato tale dimensione della misericordia. Quindi, se Dio inizia il dialogo e dialoga con gli uomini, questi ultimi sono chiamati a dialogare tra di loro. E, per dialogare bisogna avere alcune virtù, tra cui ad esempio l’umiltà. Perché se si pensa di disporre di tutta la verità, si finisce con il non aver bisogno di dialogare. Invece, la persona che si mette in dialogo è umile perché ha desiderio di conoscere, imparare, anche dall’altra persona, pure quando non ha le stesse opinioni. Umiltà e rispetto sono la base di un dialogo che per essere davvero autentico non può che muovere dalla propria identità. Papa Francesco, che ha parlato tanto di dialogo, sottolineava che nel dialogo non si deve rinunciare alla propria identità. Era molto amico di un grande rabbino a Buenos Aires, con cui hanno scritto insieme un libro. Nel prologo di questo testo ha messo in rilievo di non aver mai rinunciato al fatto di essere il cardinale di Buenos Aires nel dialogo con il rabbino. Al pari, il rabbino non ha rinunciato alla propria identità. Alle volte si presenta il dialogo come un atteggiamento tiepido di fronte ai valori, ma il vero dialogo parte dall’impegno per cercare la verità. Un dialogo con queste caratteristiche si mostra come un vero alleato della verità’.
D. Monsignore, in apertura del suo testo, cita l’intellettuale Stanislas Fumet che, tra le due guerre mondiali, scriveva che ‘ciò che caratterizzava il cristiano era il gusto per la santità’. Seguendo l’esempio del ‘Santo dell’ordinario’, come lo ha definito San Giovanni Paolo II, come può ognuno di noi riscoprire la chiamata universale alla santità (‘in mezzo al mondo e in tutti gli ambiti della società’), senza commettere gli stessi errori del personaggio di Charles Dickens, Mrs. Jellyby, da lei richiamato?
R ‘Mrs Jellyby è una signora che è mossa da buona volontà. Vuole aiutare le persone della Guinea. Si attiva nel raccogliere fondi per inviarli a quella popolazione africana. Però, si dimentica che il suo primo dovere è aver cura della propria famiglia, che è grande, con bambini piccoli e un marito con molti problemi. Il Signore ci chiama alla santità in mezzo al mondo, però nelle circostanze ordinarie. Si può diventare santi tentando di vivere con pazienza e con amore. E, nella vita domestica, perché in ogni famiglia possono esserci sempre problemi. È proprio lì che il Signore ci chiede di diventare santi con un sorriso, con la preghiera quotidiana. Con la nostra carità, con spirito di servizio. Per la maggioranza dei cristiani, il Signore non ci chiede cose straordinarie, ma di fare straordinariamente bene le cose ordinarie. Ciò penso sia abbastanza rivoluzionario. È un carisma, quello di San Escrivá, che illumina la vita che altrimenti può apparire un pò grigia, monotona, routinaria. Ci ricorda, e testimonia, che siamo chiamati a trovare il Signore che si presenta dietro le cose molto piccole. Allo stesso tempo, attraverso le piccole cose, la vita si riempie di senso e si contribuisce così al bene comune della società’.
D. Per concludere, un messaggio per questo anno iniziato da poche settimane.
R. ‘Di fronte a tutte le calamità che ci sono nel mondo, è facile avere la tentazione dello scoraggiamento. Per quanti guardano la realtà con gli occhi della fede, e per coloro che, non essendo credenti ma hanno una consapevolezza della dignità della persona umana, il suggerimento è quello di pensare che ciascuno di noi può mettere (e contribuire con) il proprio granello di sabbia, per ricostruire un mondo più giusto e degno della persona umana. San Josemaria diceva che ogni cristiano, così come ogni persona di buona volontà, deve diventare, e quindi essere, in mezzo al mondo un seminatore di pace e di gioia. Se ci impegniamo ad essere strumenti di pace, e di gioia, con un sorriso, nel mondo in cui viviamo, saremo veri agenti di cambiamento, concorrendo a migliorare un pò questo mondo che ha veramente tanto bisogno di pace, come ripete continuamente Papa Leone, e pure di gioia per vincere con la speranza la tanta tristezza che ci circonda’.
