M.O, cristiani in Giordania: “Qui non c’è guerra, tornino pellegrini”
AskaNews
di admin Administrator  
il 09/02/2026

M.O, cristiani in Giordania: “Qui non c’è guerra, tornino pellegrini”

Amman, 9 feb. (askanews) –

Di Serena Sartini

Dal Monte Nebo (luogo in cui Mosè contemplò la Terra Promessa) fino al sito del Battesimo di Gesù, passando per Madaba, dove sorge una delle comunità cristiane più antiche del Medio Oriente e Anjara, altra cittadina con una buona presenza di cristiani. Ed ancora: l’immensità del deserto del Wadi Rum e la meravigliosa Petra. “Welcome Sweet Jordan” recita un cartellone appena fuori dall’aeroporto di Amman, in Giordania, paese che conta 11 milioni di abitanti. Di questi 4,5 nella sola capitale. Il turismo ha sempre rappresentato una fetta importante dell’economia del Paese arabo, soprattutto il turismo religioso. Ma con il conflitto tra Israele e Hamas, dal 7 ottobre 2023, il turismo è calato del 70%. E poco conta se nel 2022-2023 l’Italia rappresentasse il primo Paese per numero di visitatori in Giordania.

L’Opera Romana Pellegrinaggi, in collaborazione con Royal Jordanian, con Jordan Tourism Board e con Ministry of Tourism, ha promosso un viaggio sui luoghi dell’Antico e Nuovo Testamento, proprio con l’obiettivo di rilanciare il turismo religioso in Giordania, assicurando che “il Paese è sicuro” e invitando i pellegrini a “non avere paura”.

“Mi piace sottolineare che anche questa è Terra Santa – dice il Nunzio Apostolico in Giordania, monsignor Giovanni Pietro Dal Toso -. In tutto questo tempo non abbiamo mai avuto problemi. Io non ho mai dovuto nascondermi in casa”.

A guidare il gruppo (giornalisti e sacerdoti) madre Rebecca Nazzaro, direttrice dell’Ufficio per la pastorale del pellegrinaggio del Vicariato di Roma – Opera Romana Pellegrinaggi. La guerra in Medio Oriente, qui in Giordania, non è arrivata direttamente, ma i riflessi, in termini di calo di pellegrinaggi e di turismo si fanno sentire. E il messaggio di pace passa anche da qui.

“Questa Terra Promessa – ha aggiunto Madre Rebecca – è un po’ la terra che desideriamo tutti: la terra della pace, la terra della verità, la terra della solidarietà, la terra della convivenza, della fraternità di tutti i popoli”, afferma. “Noi italiani a volte siamo un po’ paurosi – aggiunge la responsabile dell’Orp – ma non dobbiamo temere. Noi siamo qui proprio per dimostrare questo, l’abbiamo fatto anche due settimane fa andando in Terra Santa, siamo andati anche in Turchia”.

Percorriamo l’autostrada del deserto prima di arrivare ad Anjara, 76 chilometri da Amman. Qui c’è una forte presenza cristiana. Padre Yousef Francis, parroco superiore della Parrocchia Nostra Signora della Montagna, spiega: “Dopo la guerra, da quel 7 ottobre 2023, il turismo è calato, ci sono meno gruppi che vengono”. L’appello è a visitare la Giordania. “E’ un luogo sicuro. L’accoglienza è molto buona”.

Arriviamo sul Monte Nebo, il luogo da cui Mosè vide la Terra Promessa poco prima di morire, senza poterci entrare. Qui Mosè pregò e morì, e secondo la tradizione cristiana fu sepolto, sebbene il luogo esatto della sua tomba sia sconosciuto. E’ il secondo sito della Giordania più visitato dopo Petra. Padre Fabio Ignazio è in servizio alla Custodia di Terra Santa da 10 anni e sul Monte Nebo da ottobre scorso. “Siamo qui per invitarvi a venire a fare l’esperienza di Mosè, l’esperienza del popolo di Dio”.

Una tappa fondamentale del pellegrinaggio è Madaba, chiamata anche “Città dei mosaici”, riconosciuto dal Vaticano luogo di pellegrinaggio dal 1962. E’ qui che, secondo la tradizione cristiana, è avvenuta la decapitazione di San Giovanni Battista. Il parroco della Chiesa, padre Tarek Abu Hanna, racconta la convivenza tra cristiani e musulmani. Madaba, citata nella Bibbia come uno degli insediamenti spartiti dalle dodici tribù di Israele al tempo dell’Esodo, è sede di una delle comunità cristiane più antiche e significative del Medio Oriente, con circa 20.000 fedeli cristiani (su 120mila abitanti). Una presenza significativa in un Paese, la Giordania, che conta il 98% di musulmani sunnita.

“E’ importante inserire la città di Madaba nel programma di un pellegrinaggio cristiano – sottolinea padre Tarek – perché Madaba rappresenta un mosaico di tanti colori. Questi sono luoghi legati a Mosè, a Giovanni il Battista e la nostra chiesa è una ‘Pietra Vivente’. La nostra chiesa – racconta il parroco – rappresenta la vita comune tra tutti i cristiani ma anche con i musulmani e le chiese ortodosse”.

C’è poi una realtà poco conosciuta ma che svolge un lavoro importantissimo in Giordania. È l’”Arsenale dell’Incontro” del Sermig, presente in questo Paese da vent’anni. “Accogliamo bambini e ragazzi disabili – spiega Chiara Dal Corso, una delle referenti del Centro -. Molti dei ragazzi sono musulmani, ci incontriamo a partire da ciò che ci unisce, attraverso una sofferenza che accomuna tanti. Accogliamo oltre 270 bambini e ragazzi. Un villaggio-famiglia che ha scelto di mettere i bimbi e i ragazzi al centro”. Cosa è cambiato con la guerra del 7 ottobre? “Tanti dei ragazzi sono palestinesi, non possiamo fare finta di niente ma abbiamo chiesto a tutti di ‘tenere la guerra fuori dalla porta’”, conclude Chiara.

L’itinerario non può non passare a Macheronte, luogo dove avvenne il martirio di Giovanni Battista. Da qui si apre un ampio panorama sul Mar Morto e su Masada, la fortezza di Erode che si trova di fronte. Per poi giungere fino a Betania sul fiume Giordano, dove Gesù ha ricevuto il battesimo da Giovanni. Qui un lembo di fiume traccia il confine tra Giordania e Cisgiordania. Da un lato svettano le bandiere giordane, dall’alta sponda quelle israeliane.

“La parrocchia di Gaza è della nostra comunità, del Verbo incarnato”, racconta don Andres Nowakowski, missionario del Verbo Incarnato della chiesa latina del Battesimo di Gesù. La guerra? “E’ molto difficile, perché qui la vita continua ma di là (il sacerdote indica il confine sul Giordano, ndr) non è così facile. Gli effetti che ha provocato la guerra, qui da noi, nel sito del Battesimo di Gesù, è che prima del 7 ottobre arrivavano uno-due gruppi al giorno; ora ne arrivano uno-due a settimana. Ancora non c’è la pace”. Avete paura? “E’ sempre arrivato il suono delle sirene – confessa – e anche quando sono passati i droni diretti in Iran, qui tremava tutto”.

Il pellegrinaggio si conclude con l’attraversamento del deserto del Wadi Rum, chiamato anche Montagne della Luca, con le sue spettacolari formazioni rocciose. E anche se non ci sono legami particolari con le Sacre Scritture, non si può non visitare Petra, una delle sette meraviglie del mondo moderno e riconosciuta come Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco, e il Mar Morto, luogo più basso delle terre emerse, a circa 400 metri.

E proprio sull’idea di rilanciare il turismo, religioso e non solo, Karim Makhlouf, direttore commerciale della Royal Jordanian, la compagnia aerea giordana, ha annunciato di voler aprire presto la tratta Venezia-Amman. “Stiamo finalizzando ed entro la fine del 2026 ci sarà. Vogliamo anche aumentare la frequenza del tragitto Roma-Amman e portare la tratta da Milano con frequenza quotidiana”.

[L’appello: “Il Paese è sicuro. Rilanciamo il turismo religioso”|PN_20260209_00102|gn00 sp59| https://askanews.it/wp-content/uploads/2026/02/20260209_173102_B9D01AEC.jpg |09/02/2026 17:31:11|M.O, cristiani in Giordania: “Qui non c’è guerra, tornino pellegrini”|M.O.|Cronaca]