Da Pechino a Venezia in bici lungo la Via della Seta: il meraviglioso viaggio di Matteo Stella tra l’accoglienza dei Talebani, le cene di agnello sui Monti Altai, il gelo del Deserto dei Gobi e il diluvio in Europa
Si è conclusa venerdì 27 febbraio a pochi passi dal Canal Grande la nuova grande avventura del romano di Courmayeur, guida di mountain bike e accompagnatore di media montagna
Da Pechino a Venezia in bici lungo la Via della Seta: il meraviglioso viaggio di Matteo Stella.
Si è conclusa venerdì 27 febbraio in riva alla laguna la nuova grande avventura del romano di Courmayeur.
Guida di mountain bike e accompagnatore di media montagna, Stella ha impiegato quasi 5 mesi, passando dal gelo della Mongolia al caldo dell’Afghanistan, senza dimenticare la pioggia di Turchia, Grecia, Albania e parte dell’Italia e la neve dei Balcani.
Un viaggio lungo, intenso, fatto di incontri con persone stupende e di sorprese come l’ospitalità dei Talebani in mezzo al deserto.
Stella ha dovuto sconfiggere la polmonite e fronteggiare le tensioni internazionali, non riuscendo a entrare in Iran e dovendo tornare verso Kabul per imbarcarsi su un volo diretto in Turchia.
Matteo ha affrontato una parte della sua avventura (da Biskek a Tashkent) insieme alla fidanzata.
Naomi, 31enne di origini cremasche che vive con lui a Courmayeur e insieme a lui condivide l’avventura professionale, lo ha raggiunto il 6 dicembre ed è rientrata in Italia a Capodanno.
Matteo Stella: un romano innamorato dell’outdoor e della montagna
Matteo Stella, 36 anni, è nato e cresciuto a Roma e da una decina di anni si è trasferito a Courmayeur.
Laureato in scienze politiche, ha lavorato 4 anni al Parlamento europeo, quindi è passato a occuparsi di marketing per una società milanese.
La svolta una decina di anni fa.
«Mi ero rotto le scatole e ho deciso di andare a vivere in montagna, scegliendo Courmayeur perché ero rimasto stregato dalla bellezza della Valle d’Aosta e perché lì c’è la montagna più alta d’Europa – sottolinea -. Ho lavorato per diversi anni in un negozio, poi mi sono specializzato nell’abbigliamento e nelle calzature outdoor, prima di cambiare ancora».
Ai piedi del Monte Bianco, infatti, Matteo Stella ha trasformato la sua passione per l’outdoor in una professione, diventando guida di mountain bike e accompagnatore di media montagna.
Proprio la montagna è il filo conduttore della sua vita.
Alpinista esperto, ha partecipato a tre spedizioni alpinistiche extraeuropee in Alaska sul Denali, in Nepal su una montagna inviolata da lui poi battezzata Cima di Santa Barbara e in Pakistan sul Kosargang.
«Sono esperienze che hanno rafforzato il mio approccio esplorativo e il lavoro in ambienti remoti», sottolinea Stella, che pratica anche il volo in parapendio in modo da esplorare l’ambiente alpino da prospettive diverse.
Le avventure in bicicletta di Matteo Stella
Nel 2024 è arrivata la prima grande avventura in bici che l’ha portato ad attraversare il Sud America da Bogotà a Ushuaia.
Un viaggio di oltre 13 mila chilometri durato 4 mesi dalla Colombia all’Argentina, attraversando Ecuador, Perù, Bolivia e Cile.
Il 14 ottobre 2025, con il volo verso Pechino, il via alla nuova spedizione, finanziata anche con l’aiuto di internet.
«Purtroppo quest’anno non è stato facile – raccontava su gofundme.com -. Una brutta esperienza lavorativa mi ha lasciato con pochi soldi e senza lavoro. Invece di arrendermi, ho deciso di trasformare questo momento difficile in una nuova opportunità e realizzare il mio sogno di ripercorrere la Via della Seta in bicicletta».
La rete non ha fatto mancare il suo supporto e Stella ha racconto 2.320 euro.
Il fascino di Marco Polo e l’emozione di vedere dal vivo le donne al lavoro su macchine secolari
«Sono affascinato da Marco Polo, che era un esploratore e ho approfittato del fatto che cadessero i 700 anni dalla sua morte – aggiunge Stella -. Ho compiuto il percorso inverso rispetto a lui, cercando di ripercorrere il più fedelmente possibile il suo itinerario. A stimolarmi era stata anche la storia che avevo letto su come nessuno sapesse come nell’antichità la seta arrivasse a Roma, si perdevano le tracce di quel tessuto, perché il giro che compiva era davvero lunghissimo e, così, nascevano storie leggendarie sull’origine delle tele, tanto che Virgilio sosteneva che il filato provenisse dal vello di una particolare pecora turca. Con Naomi siamo andati a vedere donne che tessono ancora la seta a mano, utilizzando gigantesche macchine costruite da 100-200 anni. Osservarle lavorare è stato un momento di un’emozione fortissima e ci ha permesso davvero di chiudere un cerchio».
Da Pechino a Venezia sulle orme del leggendario Marco Polo
«Ho ripercorso la Via della Seta, viaggiando da Pechino a Venezia attraverso il deserto del Gobi, le montagne del Pamir e l’Afghanistan, seguendo idealmente le orme di Marco Polo – racconta Stella, rientrato in bici a Courmayeur giovedì 5 marzo -. Sono partito da Pechino, lasciandomi alle spalle il caos della metropoli e pedalando nella polvere della provincia di Hebei fino a Erenhot, dove l’asfalto finisce e comincia l’avventura. In Mongolia ho trovato i silenzi infiniti del Deserto del Gobi, un mare di vento e sabbia che conduce a Ulan Bator, poi ancora più a Ovest, tra le cime gelide dell’Altai, dove le notti insegnano a leggere le stelle. Sono tornato in Cina per poi entrare in Kazakistan e affrontare le pianure senza fine fino a Shymkent, dove l’Asia cambia volto, lingua, profumo. Poi il Kirghizistan, il Tagikistan e l’Uzbekistan, con Tashkent e soprattutto Samarcanda – la città blu, culla di mercanti e leggende, cuore pulsante della Via della Seta. Quindi l’Afghanistan, dove sono ospitato dai Talebani e il cambio di programma a causa del mancato ingresso in Iran a causa delle tensioni interne e internazionali poi sfociate in questa guerra. Sono risalito verso Kabul dove ho trovato un volo per Ankara. Una volta in Europa, Turchia, Grecia e Albania, da dove mi sono imbarcato su un traghetto diretto a Brindisi. E dalla Puglia a Venezia ho chiuso un cerchio che mi porterò per sempre nel cuore».
Poco inglese, tanto Google Translate e moltissimi gesti
La questione linguistica non è da sottovalutare in questi viaggi.
«L’inglese l’ho usato pochissimo, perché in tante di quelle terre non lo parlano – aggiunge il romano di Courmayeur -. Ad aiutarmi è stato Google Translate, ma potevo usarlo soltanto quando c’era la connessione internet del cellulare. Se mi trovavo in zone non coperte dal segnale, mi affidavo ai gesti abbinandoli a parole come mangiare e dormire che rappresentavano al meglio i bisogni primari che volevo soddisfare».
Il diario di Matteo Stella: dal caos di Pechino alla notte vicino alla Grande Muraglia
«Dopo mesi di preparativi, mappe, sogni e chilometri immaginati, sono finalmente in sella – ha scritto il 24 ottobre Matteo Stella sul suo diario condiviso sui social -. La Via della Seta mi aspetta, e con lei deserti, montagne, popoli e silenzi che si perdono fino all’orizzonte. Da oggi ogni pedalata è un’avventura, ogni giorno una scoperta. Da qui, solo io, la mia bici e migliaia di chilometri di strade, sabbia e storie da attraversare. Sono partito stamattina presto, la bici carica fino all’ultimo centimetro, e dopo due ore di pedalata mi sono lasciato alle spalle Pechino. Trentadue chilometri di metropoli infinita, poi finalmente l’aria cambia, il traffico si dirada, e inizia la strada vera. Oggi la tappa è breve – una settantina di chilometri -, ma se tutto va bene stanotte dormirò vicino alla Grande Muraglia. Il freddo si fa sentire, ma le gambe girano, e il setup della bici sembra una bomba. Davanti a me c’è solo asfalto e orizzonte».
Il diario di Matteo Stella: i guanti di pelle di coniglio acquisto dell’anno
Il giorno dopo l’entusiasmo è ancora alto.
«Mattina gelida, ma con il mio nuovo “acquisto dell’anno” (guanti di pelle di coniglio da 3 euro) finalmente le mani sono salve. Il vento si è calmato, il ginocchio tiene, e il morale è alto. La strada punta a nord: pedalo tra pianure gelate e camion infiniti, direzione confine con la Mongolia. Lì inizierà la parte più dura e più bella del viaggio: il Deserto del Gobi, da attraversare in bici».
Il diario di Matteo Stella: ogni porta che si apre è un piccolo miracolo
«Oggi ho passato il confine a Erenhot non senza qualche avventura. Mi hanno fatto smontare e rimontare tutta la bici e l’attrezzatura: quattro, forse cinque ore di controlli, viti e pazienza. Ma ora ci siamo: la Cina è alle spalle, davanti a me si apre il Deserto del Gobi. Inizia un nuovo capitolo. Stanotte dormo in una piccola stazione, il vento fuori sembra voler entrare anche lui. Dormo un po’ dove capita: stazioni, rifugi improvvisati, o, quando va bene, nelle case di chi mi accoglie con un sorriso e una tazza di tè caldo. Ogni notte è diversa, ma ogni porta che si apre è un piccolo miracolo».
Il diario di Matteo Stella: il durissimo Deserto dei Gobi
«Il deserto si fa sentire: vento, freddo, silenzio e chilometri infiniti. Ma Ulan Bator è a circa 300 km e quando la fame e la stanchezza bussano, rispondo solo con una parola: grinta. Pedalare contro il vento del Gobi è come sfidare un dio invisibile. Ogni colpo di pedale brucia, ogni metro sembra fermo, ma è lì che capisci cosa vuol dire andare avanti anche quando tutto ti spinge indietro. Non è forza. È testa, fame e ostinazione».
Il diario di Matteo Stella: l’indimenticabile notte con i pastori sui Monti Altai
Dopo qualche giorno di sosta a Ulan Bator, il 4 novembre è ora di tornare in sella.
«La strada finalmente punta a ovest, verso il tramonto. Pedalo contro la notte, come se potessi trattenerla un po’ più in là dell’orizzonte. Davanti a me solo silenzio, montagne e vento, ma ogni metro è luce guadagnata. Ho impiegato giorni ad attraversare i Monti Altai che separano la Mongolia dalla Cina. Tre notti ospite di sconosciuti, sei giorni senza una doccia, e oggi il passo più alto: 2780 metri, -27°C e vento contro. Il GPS si è spento, la mente quasi pure. Nel buio del deserto, una lucina lontana: una famiglia di pastori, la mia salvezza. All’inizio paura, poi sorrisi, coltelli benedetti e agnello mangiato con le mani. Da un passo gelato a una tavola calda. Questa notte non l’ho dimenticata e mai la dimenticherò».
Il diario di Matteo Stella: gli spazi infiniti del Kazakistan danno forza
Il viaggio continua, Matteo rientra in Cina e poi approda in Kazakistan.
«Sono entrato in Kazakistan e il paesaggio sembra una versione più tranquilla della steppa mongola. Meno traffico, meno polizia rispetto alla Cina. Più silenzio. Scusate l’assenza: negli ultimi giorni ero un po’ giù e pensavo solo a pedalare. Ma questo posto, con i suoi spazi infiniti, mi ha rimesso in carreggiata. Si riparte con nuove forze».
Il diario di Matteo Stella: un viaggiatore più forte della polmonite
«Sono ripartito da Almaty il 28 novembre e lungo la strada ho preso una polmonite – ha raccontato Matteo sul diario -. La sto curando, passa lentamente, ma non mi ha fermato. Ho attraversato ancora il Kazakistan dormendo in piccole moschee, tra persone semplici e accoglienti. Poi il confine e Bishkek, in Kirghizistan: un mondo diverso, sospeso nel tempo sovietico. Per caso ho conosciuto persone incredibili che mi hanno fatto scoprire la città dall’interno. Il 6 dicembre è arrivata la mia fidanzata. Continueremo il viaggio insieme per qualche settimana, fino al confine con l’Afghanistan. Abbiamo comprato una bici per lei, noleggiato una jeep 4×4 e ci siamo infilati tra montagne e neve come non ne avevo mai vista. Una tormenta ci ha bloccati per giorni, tra auto ribaltate e strade fantasma. Poi di nuovo in viaggio: Pamiri, altopiano a 3500 metri, dieci ore di taxi con le bici sul tetto. Un delirio vero».
Il diario di Matteo Stella: la squisita ospitalità dell’Uzbekistan
«Da lì Osh, confine superato senza problemi, ed è così che siamo entrati in Uzbekistan. Qui ogni piano salta. Le persone sono le più ospitali che abbia mai incontrato: tutti salutano, fermano, chiedono la nostra storia. Ci regalano cibo, bevande, sorrisi. Siamo nella valle di Fergana, cuore antico della Via della Seta, lontanissima dal turismo. Dovevamo fare 17 km, siamo finiti dentro una festa enorme, trattati come principi, fatti sedere a capotavola, nutriti per ore, fatti ballare davanti a centinaia di persone. La mia fidanzata è scoppiata a piangere. Bambine che abbracciano, regali, rose bianche. Da giorni non paghiamo un pasto. È surreale. Facciamo programmi, ma sappiamo già che verranno stravolti. Qui dicono: Inshallah. Insieme siamo arrivati a Termiz, nel sud dell’Uzbekistan, al confine con l’Afghanistan. Insieme abbiamo pedalato per oltre mille chilometri: da Bishkek al lago Issyk-Kul, attraverso Kirghizistan e Tagikistan, fino alla valle di Fergana, la regione più popolosa dell’Asia centrale. Da lì Tashkent, poi Bukhara e Samarcanda, città simbolo della Via della Seta. Infine le montagne del Pamir, attraversate in cinque giorni, ospitati ogni sera da famiglie locali. Oggi è il compleanno della mia fidanzata: festeggeremo insieme anche il Capodanno. Il 1° gennaio lei rientrerà in Italia, io proseguirò verso l’Afghanistan, se Dio vuole».
Il diario di Matteo Stella: l’invisibilità delle donne
«Questo mese insieme mi ha fatto vedere una cosa che viaggiando da solo non avevo mai colto fino in fondo: qui il rapporto tra uomini e donne è profondamente diverso. Le persone parlano con me, mi invitano, mi fanno regali. Lei, invece, spesso diventa invisibile. Abbiamo vissuto due viaggi diversi nello stesso luogo. E questo fa riflettere. Abbiamo però avuto il privilegio di passare il Natale a Samarcanda e Bukhara, veri musei a cielo aperto, capitali culturali del mondo islamico. Ho provato a immaginare queste città settecento anni fa, quando qui arrivò Marco Polo: crocevia di saperi, religioni, astronomia e filosofia. Forse allora c’era più connessione di quanta ce ne sia oggi. Lasciate le valli fertili, siamo saliti sul “tetto del mondo”, come lo chiamava Marco Polo. Senza l’ospitalità sacra di queste famiglie umilissime, che ogni sera ci hanno aperto la porta di casa, non saremmo mai arrivati fin qui. Ogni sera una tavola piena, ogni sera una festa. Trattati davvero come un Re e una Regina».
Il diario di Matteo Stella: le meravigliose sorprese dell’Afghanistan
«Ho ripreso il viaggio in solitaria, di nuovo solo io, la bici e la bontà delle persone che incontro lungo la strada e che mi offrono ospitalità – ha scritto all’inizio dell’anno Matteo Stella -. Sono entrato in Afghanistan, un paese poco battuto dal turismo globale, ma abitato da persone di un’ospitalità sorprendente. L’altro giorno, in meno di due minuti intorno a me si forma un piccolo cerchio di curiosità e affetto: persone che si avvicinano, fanno domande, sorridono, a volte offrono aiuto senza chiedere nulla. In Afghanistan succede ovunque io vada. Un paese raccontato in un solo modo, ma vissuto in tutt’altro. Ed è questo che continuo a incontrare, quasi, ogni giorno».
Il diario di Matteo Stella: accolto dai Talebani in mezzo al deserto
«Ero in mezzo al deserto, la sabbia non mi permetteva di piantare la tenda e non avevo alternative. Ho chiesto ospitalità a una baracca di Talebani ed è stata una scelta dettata dall’esigenza e dalla necessità. Sono stato accolto, poi i servizi mi hanno gentilmente offerto un hotel, perché non potevo restare lì. Viaggiando da solo in bici capisci quanto l’antica legge dell’ospitalità sia ancora viva in alcune parti del mondo. Sì, all’inizio ho avuto paura e in parte ce l’ho ancora. Ma non può essere la paura, né l’ignoto a impedirci di viaggiare e di incontrare l’umanità dove meno ce l’aspettiamo».
Il diario di Matteo Stella: cambio di programma, niente Iran
«Viaggiare significa anche accettare gli imprevisti. Quando ho deciso di fare la Via della Seta in bicicletta non c’erano rivoluzioni o spettri di guerra, ora devo modificare il mio piano di viaggio. Non ho potuto entrare in Iran a causa della situazione interna e internazionale, così ho dovuto cambiare il programma, dirigendomi verso Kabul per poi cercare un volo verso la Turchia».
Il diario di Matteo Stella: lo splendido aiuto di Massud
«Ero a Kabul alla ricerca di un modo per imbarcare la mia bici e volare fino ad Ankara per continuare il viaggio verso Venezia. Massud, una persona conosciuta lì, mi ha aiutato tantissimo in questa corsa contro il tempo e la burocrazia. E alla fine ce l’abbiamo fatta. L’imprevisto Iran mi è costato almeno 1100km in più di pedalata, ma ne sono felicissimo. Sono stato in grado di visitare 4 delle 5 province principali dell’Afghanistan, un’esperienza unica».
Il diario di Matteo Stella: in Turchia circondato dalla neve
«Primo giorno di pedalata in Turchia e mi ritrovo circondato da neve ovunque – si legge nel diario del giorno 101 -. Fa quasi sorridere dirlo, ma mi mancano i deserti dell’Afghanistan. Si cambia paesaggio, non direzione».
Il diario di Matteo Stella: l’incidente sfiorato con un tir
«Sono ancora abbastanza scosso, un tir per poco non mi prendeva ribaltandosi – ha scritto Stella il giorno 103 -. Ho tirato fuori il conducente in totale stato di shock, nessuno si è fatto male per fortuna».
Il diario di Matteo Stella: il diluvio greco e il viaggio con la carovana di zingari
«Sono in Grecia e diluvia senza sosta (26 i giorni consecutivi da Ankara a Forlì, ndr), le strade sono fiumi. Poi arrivano amici incontrati per caso che mi offrono un passaggio e un sorriso. Questo viaggio mi ha fatto davvero riscoprire l’ospitalità delle persone, ovunque, e ho viaggiato su un camion con un gruppo di gentilissimi zingari. Negli ultimi 13 giorni non ha mai smesso di piovere, ma come si dice? “Pedalata bagnata, pedalata fortunata!”».
Il diario di Matteo Stella: dalla Grecia all’Albania, poi niente Balcani e il traghetto verso Brindisi
Dalla Grecia all’Albania, un assaggio di Balcani, poi la decisione di fare rotta verso il porto di Valona per imbarcarsi sul traghetto diretto a Brindisi.
«Sono finalmente in Italia. Non senza imprevisti. Dopo migliaia e migliaia di chilometri pedalati, deserti, montagne, neve, confini e incontri incredibili: eccomi qui».
Ad attenderlo, poco dopo la stazione di Santa Lucia (non ha potuto arrivare in piazza San Marco perché a Venezia è vietato circolare in bici), mamma Ketty, le zie Daniela e Paola, Naomi e il caro amico Elia.
«Peccato che in città non ci sia una statua dedicata a Marco Polo e che la sua tomba sia andata perduta – sottolinea Stella -. Il grande esploratore è conosciutissimo in tutto il mondo, ma a casa sua meriterebbe di essere ricordato in ben altro modo».
Matteo Stella: «La prossima sfida è mettere un po’ di avventura tutti i giorni»
Giovedì 5 marzo, rigorosamente, il ritorno a Courmayeur celebrato con un brindisi in centro con gli amici.
«La prossima sfida è mettere un po’ di avventura tutti i giorni, senza concentrarla tutta in 5 mesi – conclude Stella -. La vita non è soltanto montagne russe, bisogna trovare il giusto equilibrio tra avventura e serietà».
(davide pellegrino)
