Interrogazione Carloni su app francese Yuka che valuta cibo
Roma, 13 mar. (askanews) – “La app francese YUKA minaccia il nostro made in Italy e lo fa attraverso dati antiscientifici e fuorvianti con l’obiettivo di esercitare sui consumatori un’indebita influenza sulle loro scelte d’acquisto. Questa applicazione, che conta circa 45 milioni di utenti registrati in Europa, di cui oltre 8 milioni in Italia, attraverso un algoritmo consente ai consumatori di ottenere una valutazione sintetica della presunta salubrità di un prodotto alimentare basando la sua analisi su parametri nutrizionali falsi e inattendibili”. Così in una nota Mirco Carloni, presidente della Commissione Agricoltura della Camera, annunciando di avere depositato oggi una interrogazione ai ministri Lollobrigida, Giorgetti e Schillaci “per conoscere quali iniziative il Governo vuole adottare per tutelare le filiere agroalimentari, la salute dei cittadini e per conoscere in che modo il Governo voglia intervenire a livello nazionale ed europeo per prevenire che un’applicazione basata su criteri antiscientifici possa produrre distorsioni sulle regole di mercato con grave danno per l’Italia e per il nostro made in Italy”.
Secondo Carloni, la app francese Yuka, partendo da 100 grammi di prodotto “vuole indirizzare le scelte dei consumatori suggerendogli quali sono gli alimenti sani da quelli non sani. L’assunto è semplice: suggerire i corretti stili alimentari da adottare classificando fra salubri e non salubri alcuni prodotti alimentari. YUKA, utilizzando fra i suoi parametri valutativi anche il sistema NutriScore – prosegue – oggetto di attenzione da parte dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato perché ritenuto inidoneo e fuorviante per i consumatori, classifica come mediocri o nocivi alimenti DOP e IGP del nostro made in Italy riconosciuti nel mondo come eccellenze”.
Di questa classifica in negativo fanno parte prodotti come il Prosciutto di Parma, il Prosciutto San Daniele, il Parmigiano Reggiano, il Grana Padano, il Provolone Valpadana, la Toma Piemontese, l’Aceto Balsamico di Modena, i Ricciarelli di Siena, la Bresaola della Valtellina e la Mortadella di Bologna.
“È chiaro che il ricorso a valutazioni così approssimative e soprattutto non suffragate da evidenze scientifiche rischiano di produrre un duro colpo al nostro made in Italy e all’agroalimentare italiano con pesanti ricadute sulle filiere produttive e sulla salute dei cittadini”, conclude Carloni.
