Innocenzo Manzetti, 200 anni fa nasceva il genio delle Alpi
Ricorre oggi, martedì 17 marzo 2026, il bicentenario della nascita di Innocenzo Manzetti geometra, politico ma soprattutto geniale inventore valdostano; al Salone Ducale un incontro per ricordarlo
Un uomo capace di immaginare il domani quando il mondo non era ancora pronto ad ascoltarlo.
Nel giorno esatto della sua nascita, il 17 marzo 1826, Aosta torna a interrogarsi su una delle figure più straordinarie – e meno conosciute – della sua storia: Innocenzo Manzetti.
A duecento anni dalla nascita, una conferenza organizzata dall’Union Valdôtaine al salone ducale del Muncipio di Aosta, ne rilancia il profilo, tra intuizioni geniali, occasioni mancate e un’eredità ancora tutta da riscoprire.
Una vita tra le vie di Aosta
Innocenzo Manzetti (17 marzo 1826-15 marzo 1877)
Innocenzo Manzetti nasce in via De Tillier e cresce tra le strade della città: dalla casa di via San Giocondo fino a via Xavier de Maistre, dove oggi una targa ne ricorda la presenza. Il suo laboratorio è invece la Casa Frassy, spazio di sperimentazione e invenzione.
Diplomato geometra, mostra fin da giovanissimo capacità tecniche e meccaniche fuori dal comune.
A soli 14 anni, nel 1840, realizza un automa, una sorta di robot ante litteram che stupisce per complessità e ingegno.
Un talento precoce che, come sottolineato durante la conferenza introdotta da Luciano Caveri, anticipa una mente capace di vedere oltre il proprio tempo.
Tra impegno pubblico e discrezione
Nonostante il carattere schivo, Manzetti è perfettamente inserito nella società aostana. Ricopre incarichi pubblici come consigliere comunale e assessore, e dirige la Filarmonica di Aosta.
Eppure proprio quella sua riservatezza si rivela un limite decisivo: incapace o forse disinteressato a promuovere le proprie invenzioni, lascia che molte delle sue intuizioni restino nell’ombra.
Il suo automa, oggi esposto al Centre Saint-Bénin, è solo uno degli esempi di un genio poco incline all’autopromozione.
Un “Leonardo valdostano”
Luca Poggianti e Mauro Caniggia Nicolotti con il diario di Innocenzo Manzetti
Le ricerche di Mauro Caniggia Nicolotti e Luca Poggianti, fondatori dell’Associazione Museo Manzetti, hanno restituito nuova luce alla figura dell’inventore. Grazie a un piccolo quaderno ricevuto dagli eredi, contenente disegni e appunti, emerge un aspetto sorprendente: la straordinaria capacità previsionale di Manzetti.
Tra gli schizzi compare, già nel 1873, un veicolo a tre ruote con volante e sterzo, incredibilmente simile a un moderno Ape Car. Un’intuizione impressionante se si considera che le automobili faranno la loro comparsa solo decenni dopo.
Non a caso c’è la tendenza a definire Manzetti una sorta di “Leonardo Da Vinci valdostano”, capace di spaziare tra scienza, tecnica e creatività con una visione fuori dal comune.
Le invenzioni e il nodo del telefono
Manzetti è autore di numerose invenzioni: dalla macchina per la pasta (1857) alla calce idraulica, dalla vettura stradale a vapore (1864) fino al telefono, sperimentato già nel 1850.Il tema della paternità del telefono resta però uno dei più controversi.
A livello internazionale, il merito è attribuito ad Alexander Graham Bell, che ne deposita il brevetto nel 1876; in Italia, la figura di riferimento è Antonio Meucci, che nel 1871 registra l’idea del “telettrofono”.
Eppure, come ricordato durante la conferenza, Manzetti sarebbe stato il primo a realizzare concretamente la trasmissione della voce umana, presentando il suo dispositivo nel giugno 1865 davanti alla cittadinanza.
Perché non brevettò l’invenzione?
Probabilmente per i costi elevati e per precedenti esperienze poco redditizie, come quella della macchina per la pasta.
Appunti su nuove invenzioni di Innocenzo Manzetti
Ombre di spionaggio e occasioni perdute
La vicenda si tinge anche di mistero. Alla dimostrazione del 1865 assistono visitatori stranieri, tra cui alcuni “meccanici inglesi”.
Secondo diverse ipotesi, potrebbero essere stati proprio padre e figlio Bell.
Quando nel 1876 si diffonde la notizia del brevetto di Bell, Manzetti dichiara di riconoscere quel nome: un uomo con lo stesso cognome lo avrebbe visitato anni prima, lasciandogli persino un biglietto da visita.
A rafforzare i sospetti, l’arrivo ad Aosta di un emissario di Bell, Horace Hamline Eldred, che acquista dalla vedova di Manzetti disegni e diritti, depositando successivamente una miglioria del telefono a proprio nome.
Il disegno stilizzato di un veicolo a tre ruote con volante e sterzo
Un’eredità ancora poco conosciuta
Manzetti muore il 15 marzo 1877, a soli 51 anni, pochi mesi dopo aver appreso dai giornali dell’invenzione di Bell. Una fine amara per un uomo che aveva intuito il futuro senza riuscire a rivendicarlo.
Eppure il suo contributo alla comunità aostana è tangibile: dall’installazione del riscaldamento nella sala comunale alla potabilizzazione delle acque del Buthier, fino alla progettazione di parte della rete stradale cittadina.
Nonostante ciò, il suo nome resta poco conosciuto, persino in Valle d’Aosta.
Un paradosso che gli studiosi, Mauro Caniggia Nicolotti e Luca Poggianti, denunciano con forza, ricordando come lo stesso Meucci non abbia mai negato il ruolo di Manzetti, arrivando anzi a invitarlo a collaborare.
Il riscatto di un “perdente della storia”
L’auspicio, rilanciato da Luciano Caveri al termine dell’incontro è che il progetto di ristrutturazione dell’attuale istituto Manzetti possa includere uno spazio dedicato alla sua memoria.
Perché Innocenzo Manzetti rappresenta molto più di un inventore dimenticato: è il simbolo di un talento straordinario rimasto ai margini della storia ufficiale.
E oggi, a duecento anni dalla nascita, Aosta ha l’occasione di restituirgli il posto che merita: quello di pioniere, visionario e, forse, autentico padre di un futuro che altri hanno saputo raccontare meglio di lui.
(erika david)
