Lenzi (Cnr): Coniugare sostenibilità ambientale ed efficienza
Roma, 20 mar. (askanews) – “Oggi diventa fondamentale sviluppare strategie integrate che coniughino sostenibilità ambientale, efficienza produttiva e resilienza climatica”. Lo ha detto il presidente del Cnr, Andrea Lenzi, intervenendo al convegno svoltosi ieri, giovedì 19 marzo dal titolo “Acqua, Agricoltura e Salute: innovazione e ricerca per la sicurezza, la qualità e la sostenibilità”, promosso da Fondazione UniVerde e Coldiretti, con il supporto di UNESCO WWAP e il patrocinio di Rai durante il quale sono stati presentati il Rapporto mondiale delle Nazioni Unite sullo sviluppo delle risorse idriche 2026 e il XVI Rapporto “Gli italiani e l’agricoltura”.
“Ricerca e innovazione, trasferimento tecnologico, infrastrutture all’avanguardia – ha affermato Lenzi – sono le parole chiave che guidano l’azione del Consiglio Nazionale delle Ricerche nel settore agricolo, nell’ambito del quale sperimentiamo anche soluzioni innovative direttamente in campo con operatori di settore. Rilevanti progetti PNRR come Agritech o il Centro Nazionale per la Biodiversità e i progetti nati nell’ambito del Piano Mattei sono risposte concrete alla complessa sfida che riguarda la gestione della risorsa idrica. Il Cnr intensificherà il proprio impegno, anche partecipando al Forum Euromediterraneo dell’acqua che si terrà a Roma in autunno, nella consapevolezza che la tutela di questa risorsa sia determinante per la salute umana, animale e dell’ambiente”.
Nel dettaglio del Rapporto mondiale delle Nazioni Unite sullo sviluppo delle risorse idriche 2026 intitolato “Acqua per ogni persona: pari diritti e opportunità” si legge che nonostante la Terra disponga di ampie risorse di acqua dolce, la loro distribuzione è drammaticamente diseguale: circa metà della popolazione mondiale vive una condizione di grave scarsità per almeno un mese all’anno. Un fenomeno che, alimentato dalla crisi climatica, non è più limitato alle zone aride ma sta diventando una realtà sistemica che colpisce oltre 4 miliardi di persone, rendendo i cicli naturali sempre meno prevedibili.
Il documento evidenzia un quadro complesso in cui la gestione dell’acqua non è solo una sfida ingegneristica o ambientale, ma una profonda questione di giustizia sociale e uguaglianza di genere. Nelle aree rurali e nei Paesi in via di sviluppo, l’onere dell’approvvigionamento ricade quasi interamente sulle spalle delle donne. Questo impegno quotidiano, stimato in 250 milioni di ore a livello globale, sottrae tempo prezioso all’istruzione, al riposo e ad attività generatrici di reddito, intrappolando intere generazioni in un ciclo di povertà. Il costo non è solo temporale, ma anche fisico e psicologico, esponendo donne e bambine a rischi per la salute e per la sicurezza durante i lunghi tragitti per raggiungere le fonti. La mancanza di servizi igienici e di acqua pulita per l’igiene mestruale porta a vergogna e assenteismo: si stima che 10 milioni di ragazze adolescenti (tra i 15 e i 19 anni), in 41 Paesi del mondo, abbiano perso scuola, lavoro o attività sociali tra il 2016 e il 2022.
La traduzione ufficiale italiana del Rapporto mondiale delle Nazioni Unite sullo sviluppo delle risorse idriche (UN-WWDR 2026) curata dalla Fondazione UniVerde con la supervisione del Programma UNESCO per la Valutazione globale delle acque (UNESCO WWAP) è stata presentata ieri pomeriggio a Palazzo Rospigliosi in occasione del convegno “Acqua, Agricoltura e Salute: innovazione e ricerca per la sicurezza, la qualità e la sostenibilità”, promosso da Fondazione UniVerde e Coldiretti, con il supporto di UNESCO WWAP, il patrocinio di Rai, la main partnership di Almaviva Group, la media partnership di Rai Italia e con event partner Acea Acqua, trasmesso in diretta streaming su Radio Radicale.
Il Rapporto identifica il settore agricolo come il principale custode delle risorse idriche globali, riflettendo il ruolo vitale dell’agricoltura nella sicurezza alimentare e nella manutenzione dei territori. In questa prospettiva, l’attività agricola viene riconosciuta come motore di innovazione e resilienza: il rafforzamento delle imprese del primo settore, con un focus sulla valorizzazione del ruolo femminile, è indicato come la chiave per una gestione efficiente dell’acqua. Un messaggio che acquista un valore ancor più forte nel 2026, proclamato dall’ONU “Anno Internazionale della Donna Agricoltrice”.
Com’è ormai tradizione, in occasione dell’evento sono stati illustrati i dati del Rapporto “Gli italiani e l’agricoltura”, giunto alla XVI edizione, con focus su Acqua, agricoltura e climate change, realizzato dalla Fondazione UniVerde e Noto Sondaggi con la supervisione della Coldiretti e in collaborazione con ANBI e Fondazione Campagna Amica. Dall’analisi emerge che gli italiani convivono ormai con una “nuova normalità”, in cui il clima rappresenta oggi un elemento imprevedibile e pericoloso ma riconoscono (58%) l’importante lavoro di manutenzione del territorio da parte degli agricoltori. La preoccupazione più acuta è per il rischio alluvioni, con il 58% che esprime un livello di allerta massimo (voto 8-10); seguito a breve distanza dal rischio siccità, con il 54%. Se si guarda alle medie, il livello di apprensione rimane cristallizzato a un valore molto alto: 7,4 su 10 per entrambe le calamità.
Per tutelare la sicurezza alimentare e dei territori, l’83% degli intervistati ritiene urgente affrontare il cambiamento climatico sostenendo gli agricoltori. Per proteggere il patrimonio agricolo e agroalimentare italiano dai fenomeni estremi restano prioritari, per il 71% degli intervistati, interventi contro la siccità come risparmio idrico ed efficientamento. Cresce la percezione della necessità di elaborare piani di adattamento specifici per il settore agricolo (54%, ben +8% rispetto al precedente rapporto).
