Artigiani in Valle d’Aosta: Ezio Déjanaz e le emozioni della scultura
A La Saint-Ours 2026, l'artigiano di Châtillon ha vinto in Prix Don Garino per la migliore opera in legno a tema religioso e il Prix Domenico Orsi che la Fondazione Comunitaria assegna all'opera che meglio rappresenta il dono.
Artigiani in Valle d’Aosta: Ezio Déjanaz e le emozioni della scultura.
Ezio Déjanaz a La Saint-Ours con una coppia de ‘I Signori della Tour Neran’
A La Saint-Ours 2026, Ezio Déjanaz ha fatto centro due volte con i Prix Don Garino e Domenico Orsi.
Nel suo laboratorio lo incontriamo sorridente, ironico, entusiasta, tra opere finite, appena iniziate o in attesa di esser svelate dai legni ben ordinati sui banchi di lavoro.
Ezio, una bella Fiera…
«… e una grande soddisfazione. Nel 2009 e nel 2016 ho vinto il Prix Pierre Vietti, ma questi sono i primi: il
Le sculture premiate con il Prix Orsi e il Prix Don Garino a La Saint-Ours 2026
Prix Don Garino per Sant’Orso e il Prix Domenico Orsi per Il pianto dell’Angelo dove l’angelo accucciato, con la fronte sull’elsa della spada, rappresenta la speranza che tutti depongano le armi e stop ai conflitti».
Nato ad Aosta da papà Emiro e mamma Pierina Savin, cresce a Châtillon dove vive con la moglie Tamara e crea.
Dopo il diploma di elettrotecnico all’Ipr di Verrès, lavora come elettricista che torna a fare, al ritorno dalla naia a Roma nei vigili del fuoco, entrando nella ditta Grappein di Gressan.
La prima Foire, in via Xavier de Maistre nel 2003
«Vinto un concorso, a 25 anni entro all’Enel ad Aosta come elettricista esperto e poi all’ufficio verifiche e misure dove, come capo, avevo il mitico e compianto Franco Grobberio e il viaggio di ritorno a casa dal lavoro lo facevo con il collega e altro mitico artista, lo scultore Silvano Ferretti».
Ma come nasce artigiano?
«Per caso, grazie a mia moglie, senza di lei non lo sarei mai stato.
Nel 1997 mi chiese di far qualcosa per coprire il termometro ambientale che non le piaceva così com’era.
Con cacciavite e martello mi cimentai a scolpire un Sant’Orso che lo potesse contenere. Da lì iniziai a fare gnomi, korrigans, tatà e galli che regalavo agli amici e ai quali li richiesi per allestire il mio primo banco alla Foire 2003, in via Xavier de Maistre e in seguito in via Monsignor de Sales e in via Aubert dove una ragazza, Sara, mi chiese un santo per il papà. Ci misi nove mesi a farle un Sant’Orso, dopo aver studiato santi e
Il gallo, memoria de la bataille di pou
iconografie e girando chiese e biblioteche.
Da quasi vent’anni sono in via de Tillier, in estate e in inverno».
É autodidatta, ma qualche dritta da qualche maestro?
«Da Loris Zendri per molare i coltelli, da Silvano Ferretti e dal compianto maestro artigiano Roberto Chiurato sullo scolpire. Per le sculture più grandi realizzo prima disegno e modellino in plastilina».
Tra ricordi e aneddoti, la mente va all’infanzia.
Negli anni ’60, nelle vigne, i fratellini Déjanaz: Ezio, Fabrizio e dietro, Firmino
«Papà scolpiva bassorilievi e ha esposto per qualche anno alla Foire, ma non ho imparato da lui perché con i miei fratelli, Fabrizio e Firmino, finito il lavoro nelle vigne, lui (per molti anni anche presidente dei Vegnerons di Châtillon – Saint-Vincent) andava a scolpire e noi correvamo a giocare.
Nel 2009, dopo il mio Prix Vietti e consigliato da Silvano Ferretti, mi regalò una motosega per facilitare la sgrossatura dei pezzi di legno. Fu la sua dimostrazione di stima che mi sorprese e che non dimentico».
Il copri termometro, prima scultura di Ezio Déjanaz
Oltre a La Saint Ours, Foire d’été e Mostre-concorso (un 3° premio nel 2023), Ezio espone a Donnas alla Petite Foire (premi nel 2024, 2025 e 2026). Sue opere sono state esposte anche al Mav come Oeuvre choisie nel 2011, 2016 e 2023 e al castello di Ussel nell’estate 2024 nella mostra condivisa con l’acquarellista Pasqualino Fracasso.
Dal 2012 scolpisce pecorelle da pezzi di scarto di noce, ma lavora anche cirmolo, tiglio e castagno.
E in castagno sono anche i tatà, nell’opera MIrAGE.
L’opera MirAGE
«Ho voluto ricordare un po’ il cambiamento climatico. La base in noce rappresenta il ghiacciaio o quel che ne resta, mentre i tatà, che sembrano abbeverarsi intorno al lago effimero del Miage scavato dal tempo, mi han dato la sensazione, grazie alla particolare “fiammatura” del castagno, di esser loro stessi a sciogliere il ghiaccio sottostante».
Scolpisce anche pastori con greggi di pecore, per le quali ha ideato una versione zoomorfa…
«Dopo Donnas 2025, guardando le pecore qui nel borgo di Neran, mi ha colpito il loro sguardo curioso e anche un po’ snob e immaginandole come a una festa nei giardini di
Ezio Déjanaz tra le coppie dei Signori della Tour Neran
Versailles ho deciso di scolpirle in abiti eleganti, già per la successiva Foire di Aosta e subito piaciute, poi come tennisti e sciatori, ma ne ho altre in mente.
Spesso i soggetti scelti da noi artigiani son gli stessi, ma quando ho ideato le coppie di pecore, I Signori della Tour Neran, le ho sentite subito solo mie».
Cosa l’affascina della Foire?
«L’interesse delle persone e la meraviglia negli occhi dei bambini davanti alle mie opere».
E dello scolpire?
Ezio Déjanaz con uno gnomo in noce
«L’emozione che dà. A volte resto incredulo, quando mi sembra che le mani vadano da sole.
Prima della pensione, da inizio 2023, scolpivo nei fine settimana o durante le ferie, ora è bello sentirmi artigiano in maniera più completa e in laboratorio, il mio regno, mi sento libero di esprimermi, ideando, realizzando».
Ha una passione anche per lo sport…
Ezio Déjanaz impegnato in una gara di tiro con l’arco olimpico
«Per lo sci alpino, condiviso con mia moglie e dal 1992 per il tiro con l’arco olimpico a livello agonistico; ho partecipato a gare interregionali e nazionali e vinto più volte il titolo regionale.
Nel 2024 e 2025 mi sono qualificato ai campionati italiani di tiro di campagna e mi sto preparando per i prossimi».
(nadia camposaragna)
