Al summit di Cipro va in scena la nuova Ue post-Maga?
AskaNews
di admin Administrator  
il 18/04/2026

Al summit di Cipro va in scena la nuova Ue post-Maga?

Roma, 18 apr. (askanews) – Il summit in programma a Cipro il 23 e 24 aprile è il primo dell’Europa post-Maga? E’ presto per dirlo, ma il Consiglio europeo straordinario sull’isola arriva dopo un paio di settimane che possono segnare un cambio di direzione nel vento che spirava sull’Unione europea.

Innanzitutto il dato fondamentale sarà l’assenza di Viktor Orban, principale spina nel fianco dell’Unione negli ultimi mesi. Come si sa, il primo ministro in carica da sedici anni è stato sonoramente sconfitto da Peter Magyar alle elezioni e anche se resta in carica nel periodo di transizione per gli affari correnti ha deciso di disertare il vertice. Certo c’è da tenere presente che l’Ungheria si ritrova un parlamento totalmente di destra, da quella più moderata fino all’estrema. E bisognerà vedere quale sarà la posizione di Magyar alla prova dei fatti. Al momento, con le sue prime dichiarazioni ha voluto trasmettere un profilo rassicurante. “Gli ungheresi hanno deciso di appartenere all’Ue e alla Nato, e ne siamo orgogliosi”, ha detto nella sua prima conferenza stampa. “Ogni ungherese – ha ripreso – è orgoglioso della propria identità europea e, a prescindere dalle menzogne che la famigerata propaganda di Viktor Orbán possa aver raccontato, tutti sanno che l’Unione Europea è un progetto di pace, concepito per prevenire la guerra tra i suoi paesi fondatori. Il popolo ungherese ritiene che la pace regni in Ungheria soprattutto grazie alla Nato e all’Unione europea. Avremo dei disaccordi, ma non è un problema, non andiamo lì per combattere e poi tappezzare tutto di manifesti dicendo che Bruxelles è il male incarnato”.

Se Orban è ormai fuori dal Consiglio europeo, c’è da capire quale sarà d’ora in poi l’atteggiamento di Giorgia Meloni, “scaricata” piuttosto brutalmente da Donald Trump questa settimana. Non che la premier italiana abbia mai avuto posizioni anti-europeiste, ma la sua linea di difesa a oltranza del tycoon – non di rado anche a dispetto dell’evidenza – hanno creato delle crepe nell’Unione. Meloni, in realtà, questa linea, all’insegna dell’equilibrismo, non l’ha mai abbandonata e lo strappo con il presidente Usa è stato sostanzialmente subìto. Tutto si è consumato nell’arco di 24 ore tra lunedì 13 e martedì 14 aprile. Nella notte di domenica Trump ha attaccato molto duramente papa Leone XIV, definendolo “debole e pessimo in politica estera” e aggiungendo che “dovrebbe essermi grato, se io non fossi alla Casa Bianca neanche sarebbe stato eletto”. Il pontefice, proprio lunedì, era in partenza verso l’Africa in missione pastorale. Come consuetudine il Quirinale ha mandato un messaggio che era nella sostanza un augurio di buon viaggio. Anche Palazzo Chigi, inusualmente, ha diramato una nota alle 9.41 del mattino. “Possa – scriveva Meloni – il Ministero del Santo Padre favorire la composizione dei conflitti e il ritorno della pace, interna e tra le Nazioni, nel solco del percorso tracciato dai suoi Predecessori, e dare sostegno e conforto alle comunità cristiane che avrà modo di incontrare durante il viaggio. L’Italia continuerà a fare la propria parte per favorire la costruzione di un nuovo modello di cooperazione con il Continente africano e per sostenere la pace, lo sviluppo e il benessere dei popoli”. Una volta letta la nota, sostanzialmente in tutte le redazioni, la reazione è stata la stessa: su Trump non dice nulla? E’ stato questo il mood che potentemente si è diffuso, in modo virale, prima sui social e poi nel mondo politico. Le opposizioni sottolineavano come, ancora una volta, la premier avesse deciso di non prendere le distanze dal tycoon. Soprattutto, a quanto si apprende, anche da Oltretevere, dal Vaticano, veniva segnalato che la presa di posizione risultava un po’ “deboluccia”. A Palazzo Chigi hanno quindi capito che la questione stava montando, e hanno inviato, ma solo alle 18.03, un secondo comunicato in cui la premier puntualizzava: “Pensavo che il senso della mia dichiarazione di questa mattina fosse chiaro, ma lo ribadisco con maggiore chiarezza. Trovo inaccettabili le parole del Presidente Trump nei confronti del Santo Padre. Il Papa è il capo della Chiesa Cattolica, ed è giusto e normale che invochi la pace e che condanni ogni forma di guerra”. Il dado era finalmente tratto, per la prima volta Meloni condannava nettamente e apertamente il comportamento di The Donald. Che, il giorno dopo, in un’intervista al ‘Corriere della Sera’, estraeva la clava contro l'(ex)amica. Nessuna replica, al momento, da Meloni il cui obiettivo – secondo quanto si apprende da varie fonti a lei vicine – sarebbe quello di tentare di “ricucire”. Anche se, nota un esponente di primissimo piano di Fratelli d’Italia, “Trump ci ha fatto un favore, finalmente ci siamo liberati da questa zavorra che ci stava affossando, anche nei confronti dell’elettorato”.

Quindi adesso da MAGA (Make America Great Again) si passa a MEGA (Make Europe Great Again)? Non è scontato. Certo ci sarà da trovare un nuovo equilibrio, all’interno del Consiglio europeo e nei rapporti con un alleato fuori controllo. Ma difficilmente sarà una svolta repentina e completa.

Secondo Politico, peraltro, all’interno della compagine guidata da Antonio Costa ci potrebbero essere cinque “disturbatori”: naturalmente il premier slovacco Robert Fico, che però “ora si ritrova solo come principale alleato del Cremlino nell’Ue”. Senza Orban, anche la sua “spalla” slovacca, con ogni probabilità perderà forza e spazio di manovra nel contrastare le iniziative comunitarie. Come ha affermato Julia Pocze del Centro per gli Studi di Politica Europea su Euractiv, gli manca il “potere organizzativo” delle forze anti-europee che Orbán esercitava.

Tra gli altri possibili “disturbatori” ci sono il ceco Andrej Babis, milionario trumpiano che guida una coalizione con la destra estrema, e l’ex premier sloveno Janez Jansa, populista di destra e ammiratore dichiarato di Trump, ancora in corsa per formare un governo. Il quarto è l’ex presidente bulgaro Rumen Radev, apertamente filo-russo, che ha lanciato un nuovo partito e si avvia a vincere le elezioni di questa domenica. In questa lista, Politico inserisce anche Meloni, anche se – precisa – di “diversa specie” rispetto a Orban perché ha “finora privilegiato il confronto e la ricerca del consenso piuttosto che l’ostruzionismo. Però, conclude Politico citando una fonte diplomatica, all’ultimo Consiglio europeo è stata “l’unica persona ad aver concordato con Orban”.

Di Alberto Ferrarese e Lorenzo Consoli

[Senza Orban e dopo lo strappo Trump-Meloni quali sono le prospettive|PN_20260418_00048|nl50| https://askanews.it/wp-content/uploads/2026/04/20260418_165311_508FCA07.jpg |18/04/2026 16:53:17|Al summit di Cipro va in scena la nuova Ue post-Maga?|Ue|Politica, Europa Building]

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