Italiane della scienza. L’astrofisica Gioia Rau: la Nasa verso la Luna
“Per come la vedo io, la scienza è di sé super partes. Ovviamente la scienza è fatta da persone. Queste persone, più variegate sono, più diversità di prospettive portano, più la scienza si arricchisce”. A parlare è Gioia Rau, astrofisica italiana da molti anni negli Stati Uniti, molti anni alla Nasa, oggi direttrice di programma alla National Science Foundation, l’agenzia federale Usa che finanzia progetti in tutti i campi della scienza. Questo è un podcast della serie “Italiane della Scienza” prodotto da Askanews e ideato da Alessandra Quattrocchi. A 37 anni, Gioia Rau da Washington gestisce progetti a livello mondiale da milioni di dollari. Le abbiamo parlato nei saloni del Centro Studi Americano di Roma dove partecipava al convegno ‘The American Dream’ per parlare di spazio e di leadership. Obbiettivo numero uno tornare sulla Luna, ma i progetti dell’esplorazione spaziale sono numerosi, fino a Marte.
“Per me è una passione da quando ero piccola, tutto ciò che era spazio mi affascinava” racconta Rau. “Quando avevo più o meno otto anni ho scritto alla NASA, e loro invece di ignorarmi mi risposero… questo mi ha insegnato l’importanza dell’offrire supporto ai giovani. Mi risposero “studia, impegnati, un giorno arriverai qui”. Laureata alla Sapienza, vincitrice di una borsa alla Caltech, l’università di Big Bang Theory, poi un dottorato a Vienna, un postdoc in Germania, un progetto di ricerca che la fece diventare ‘fellow’ al NASA Goddard Space Light Center, poi ‘research scientist’. Oggi Gioia Rau mette insieme le risorse statali americane e internazionali, il mondo accademico e le grandi industrie private, sempre più rivolte allo spazio; dirige portafogli multimilionari in astrofisica e intelligenza artificiale applicata allo spazio, e guida il coordinamento strategico con il quartier generale della Nasa, l’industria e la filantropia, tutto nel quadro della National Science Foundation, “la fondazione pubblica in America più prestigiosa che finanzia la ricerca across the board”. La ricerca pura? “la continuo sia nel 20% di tempo che ho sia nelle mie notti e weekend… Tante persone decidono di rimanere ricercatori per tutta la loro carriera, è una scelta; io ho scelto diciamo di passare a un ruolo più strategico se vuoi, quindi non guardo più il singolo albero, guardo l’intera foresta, vedo dove gli alberi sono più secchi o più rigogliosi, in che modo possiamo gestirli”.
Al Centro Studi Americano ha parlato dei vari telescopi che la NASA sta costruendo, le nuove missioni flagship, fra cui il Nancy Grace Roman Space Telescope, volta a studiare la materia oscura e scoprire nuovi pianeti con gravitational microlensing. E poi Habitable Worlds Observatory, che sarà la nuova big flagship mission della NASA: “un impegno di tanti anni, stiamo parlando almeno di 15-20 anni da oggi. E HWO, Habitable Worlds Observatory, vuole scoprire biosignature, biosignatures nelle atmosfere di esopianeti, quindi non solo trovarli, ma anche osservare le loro atmosfere”.
“Siamo in un momento di fortissimo interesse per lo spazio; da un paio di anni è cambiato completamente l’approccio ad andare nello spazio e inviare lander sulla Luna perché è stata la prima volta, due anni fa, che Intuitive Machine ha approvato un allunaggio completamente da un’azienda privata. Ci saranno sempre di più di queste missioni private; molte hanno fallito perché “space is hard”. L’ultimissima è stata Escapade, che è stata lanciata da Blue Origin, che è riuscito anche a far atterrare il booster di ritorno come fa SpaceX. I governi da soli era, diciamo, “the old way to do space”. Adesso bisogna collaborare sempre di più: governi che collaborano con il privato, public-private partnership che collaborano con l’accademia, che collaborano con fondazioni private. Solo in questo modo, insieme, riusciamo a raggiungere vette sempre più alte” E per cosa sarebbe disponibile a tornare in Italia?
“Beh, se mi offrissero una posizione almeno al pari di quella che ho negli Stati Uniti, a livello di responsabilità e di direzione, magari valuterei”.

