Cos’è questo articolo 26 che l’Italia potrebbe usare per uno scostamento di bilancio
Roma, 2 mag. (askanews) – Se l’Unione europea non interverrà “ci muoveremo da soli”, ha detto il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. “Uno scostamento di bilancio? Al momento non escludiamo nulla”, ha ribadito la premier Giorgia Meloni. Fallito (per un soffio) l’obiettivo di uscire dalla procedura per deficit eccessivo, alle prese con una situazione economica che rischia di aggravarsi per la crisi iraniana, e incassata la bocciatura a una sospensione del Patto di stabilità, l’Italia continua a chiedere all’Ue maggiore flessibilità mettendo però sul tavolo anche il Piano B, ovvero fare debito per finanziare interventi a favore di famiglie e imprese, utilizzando l’articolo 26 del Regolamento UE 2024/1263.
Cosa dice il regolamento? L’articolo 25 disciplina la clausola di salvaguardia generale secondo cui, su “raccomandazione” della Commissione “il Consiglio può adottare, di norma entro quattro settimane una raccomandazione che consenta agli Stati membri di deviare dal percorso (di riduzione, ndr) della spesa netta stabilito dal Consiglio, in caso di grave congiuntura negativa nella zona euro o nell’Unione nel suo complesso, a condizione che la sostenibilità di bilancio nel medio termine non ne risulti compromessa”. E’ in sostanza la ‘sospensione’ generale del Patto che chiede l’Italia, ma su cui la Commissione ha già detto no. “Al momento non ci sono le condizioni per farvi ricorso. Ma la Commissione continuerà a coordinarsi tenendo in conto gli interessi europei: vedremo come la crisi si sviluppa”, aveva detto Ursula von der Leyen a Cipro il 13 aprile. Concetto ribadito questa settimana dal commissario all’economia Valdis Dombrovskis.
Dunque per le necessità italiane l’articolo da tenere presente è il 26 che disciplina le clausole di salvaguardia nazionali. In questo caso, il testo recita che “su richiesta di uno Stato membro e su raccomandazione della Commissione basata sulla propria analisi, il Consiglio può adottare, entro quattro settimane dalla raccomandazione della Commissione, una raccomandazione che consenta a uno Stato membro di deviare dal percorso della spesa netta stabilito dal Consiglio, nel caso in cui circostanze eccezionali al di fuori del controllo dello Stato membro abbiano rilevanti ripercussioni sulle sue finanze pubbliche, a condizione che tale deviazione non comprometta la sostenibilità di bilancio nel medio termine”.
Dunque se è tecnicamente possibile ottenere la ‘deroga’, bisogna tener presente che per il via libera del Consiglio occorre trovare il consenso dei partner. C’è poi il problema dei rapporti con i mercati. Il governo Meloni ha fatto della tenuta dei conti un suo marchio da rivendicare a livello internazionale. Una gestione “seria” contrapposta, dalla premier, a quella “allegra” dei governi precedenti, in primo luogo il Conte II (con il superbonus). Una linea che è stata premiata anche dalle agenzie di rating. Un aumento del deficit pubblico, è il timore, potrebbe far tornare all’immagine tradizionale dell’”italietta” spendacciona, con riflessi negativi, a partire dallo spread. E’ per questo che il tema dello scostamento di bilancio, pur non negato come ipotesi, è tenuto “basso” dal governo. Ciò nonostante è causa di polemiche e tensioni, in primo luogo all’interno della maggioranza. La Lega, infatti, sta facendo una campagna a favore di un aumento del deficit, alzando di molto i toni contro le istituzioni comunitarie. Servirebbe uno scostamento “di diversi miliardi” per il leader del Carroccio e vice premier Matteo Salvini che se la prende contro un’Europa “sorda” e “assente” che “mi impedisce di aiutare gli italiani di difficoltà, con tutti i soldi che vorremmo usare”. Soldi che “abbiamo nel cassetto, sono soldi degli italiani”, aggiunge. In realtà più che di soldi si tratterebbe di debiti. E è stato lo stesso Giorgetti, in Parlamento, a ricordarlo – pur senza citarlo – al suo capo-partito: l’Italia ha il debito più alto d’Europa e un Paese indebitato “non è totalmente libero, dipende da questo vincolo che non si può ignorare”, ha sottolineato il titolare del Mef.
A difesa delle istituzioni comunitarie c’è Forza Italia, principale rappresentante del Ppe in Italia. “Credo che sia possibile e anche giusto intervenire per tener fuori dal patto di stabilità le spese legate alle vicende di Hormuz, quindi le spese per l’energia, però deve essere un provvedimento a tempo. Sono assolutamente contrario all’ipotesi di uscire unilateralmente dal patto di stabilità”, ha scandito il ministro degli Esteri e vicepremier Antonio Tajani. Mentre anche il responsabile Economia FdI Marco Osnato invita a evitare “voli pindarici o fuochi di artificio”.
La sensazione è che il tema dello scostamento di bilancio sia, al momento, sostanzialmente un’iniziativa di comunicazione, magari usato anche come ‘arma’ negoziale con Bruxelles. Ma attenzione: usare l’Unione europea come tema di polemica e propaganda, in particolare in una fase così difficile, potrebbe essere una strategia rischiosa.
Di Alberto Ferrarese e Lorenzo Consoli
