Strasburgo chiede definizione stupro come assenza di consenso, In Italia riforma ferma
Roma, 2 mag. (askanews) – In settimana il Parlamento europeo ha chiesto alla Commissione di presentare una proposta legislativa che stabilisca una definizione comune di stupro basata su un “consenso libero, informato e revocabile”. Esattamente nella direzione contraria a dove si sta andando in Italia.
La richiesta del Parlamento europeo è contenuta in una risoluzione (approvata con 447 voti a favore, 160 contrari e 43 astensioni) con cui gli eurodeputati invitano gli Stati membri che si basano ancora su definizioni di stupro fondate sull’uso della forza o sulla violenza ad allineare le proprie leggi agli standard internazionali (tra cui la Convenzione di Istanbul, ratificata dall’UE nel 2023). Chiedono inoltre un sostegno e una protezione adeguati alle vittime e ai sopravvissuti in tutta l’Ue. Il Parlamento sottolinea che il silenzio, la mancata resistenza, l’assenza di un “no”, un consenso precedente, la condotta sessuale passata o qualsiasi relazione attuale o passata non devono essere interpretati come consenso.
Secondo l’Assemblea di Strasburgo solo una normativa basata sull’assenza di consenso può garantire l’accesso delle vittime alla giustizia. I deputati chiedono un approccio intersezionale e centrato sulla vittima, che includa cure mediche immediate, assistenza sanitaria sessuale e riproduttiva, accesso a un aborto sicuro e legale, cure per il trauma, supporto psicologico e assistenza legale. Propongono inoltre servizi specialistici gratuiti, tra cui centri d’emergenza attivi 24 ore su 24 che offrano supporto medico, psicologico e legale.
“È moralmente e giuridicamente inaccettabile – ha detto la relatrice della commissione Libertà civili, Evin Incir (S&D, Svezia) – che le donne non siano protette da legislazioni basate sul principio “solo sì significa sì” in tutta l’Ue. Chiediamo da anni una definizione europea comune di stupro e, sebbene il Consiglio ne abbia impedito nella scorsa legislatura l’inclusione nella direttiva sulla violenza contro le donne, sempre più governi ne riconoscono la necessità: dal 2023 Francia, Finlandia, Lussemburgo e Paesi Bassi hanno introdotto leggi basate sul consenso. Il momento è favorevole: è tempo di adottare una definizione europea comune di stupro fondata sull’assenza di un consenso libero e revocabile”.
In Italia un disegno di legge contro la violenza sulle donne si è arenato in Senato proprio sulla questione del consenso. Per la riforma del datato articolo 609 bis del codice penale, che disciplina la materia, tutto sembrava andare per il meglio quando a fine 2025 la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e la segretaria del Pd Elly Schlein avevano raggiunto, trattando in prima persona, un’intesa per definire la violenza sessuale come un atto compiuto senza il “consenso libero e attuale”. Nonostante l’approvazione unanime alla Camera, l’iter si è però bloccato poche settimane dopo, in Senato. A fermare tutto la presidente della commissione Giustizia e relatrice sul disegno di legge Giulia Bongiorno (Lega). Bongiorno, importante e famosa avvocata, aveva sollevato molti dubbi sul consenso libero, proponendo invece un testo basato sulla “volontà contraria” all’atto sessuale che – recita l’emendamento che aveva elaborato – “deve essere valutata tenendo conto della situazione e del contesto in cui il fatto è commesso”. Un ritorno a un “modello patriarcale”, secondo le opposizioni, perché, spiegano le reti di associazioni e centri anti-violenza, “costringere chi ha vissuto una violenza a dover dimostrare il proprio dissenso all’atto sessuale significa spostare sulle vittime la responsabilità maschile dello stupro”.
Dopo le polemiche e manifestazioni di piazza, la stessa Bongiorno aveva proposto una “mediazione” che era in sostanza un ritorno alla sua prima proposta che aveva alla base il concetto di “consenso riconoscibile”, ovvero che sia resa esplicita la disponibilità ad avere un rapporto e che sia riconoscibile in qualche modo e in base al contesto. Una proposta respinta.
Martedì 5 maggio scade il termine per presentare nuove proposte di mediazione (in particolare su una sta lavorando la senatrice Svp Julia Unterberger). “Il pronunziamento del Parlamento europeo mi sembra un’ennesima indicazione ad andare avanti per la strada di fare questa legge, di trovare una condivisione su tutti i punti”, ha detto Bongiorno. Per le opposizioni, però, da Strasburgo l’indicazione che arriva è quella di procedere sul modello del “consenso libero e attuale” per “allineare l’Italia alla disciplina dei principali paesi europei e alle più importanti convezioni internazionali in materia”.
La legislazione italiana, val la pena ricordare, solo nel 1996 (legge 66) ha trasformato la violenza sessuale da delitto “contro la moralità pubblica e il buon costume” a delitto “contro la persona”. Attualmente l’articolo 609 bis del Codice penale considera colpevole “chiunque, con violenza o minaccia o mediante abuso di autorità costringe taluno a compiere o subire atti sessuali” e prevede pene con la reclusione da sei a dodici anni.
Di Alberto Ferrarese e Lorenzo Consoli
