Economia: la Valle d’Aosta tiene, valore aggiunto di 5,3 miliardi, ma anche «tensioni strutturali»
Nel convegno “L’economia valdostana nei dati: prospettive e chiavi di lettura per imprese e informazione” organizzato dalla Chambre, spiegati i dati dei questionari compilati dalle aziende rossonere. Bene occupazione e reddito pro capite, ma emergono «tensioni strutturali»
L’economia della Valle d’Aosta sta sostanzialmente tenendo.
È quanto emerge dalle analisi condotte dall’Istituto Guglielmo Tagliacarne sui dati mersi dai questionari sottoposti dalla Chambre Valdôtaine alle imprese valdostane e presentati giovedì a palazzo regionale in occasione del convegno “L’economia valdostana nei dati: prospettive e chiavi di lettura per imprese e informazione”.
Nonostante le forti tensioni internazionali e i mutamenti in atto, il territorio valdostano esprime una ricchezza strutturale importante, posizionandosi al terzo posto a livello nazionale per reddito pro capite e registrando un tasso di disoccupazione che è quasi la metà di quello italiano.
I dati macroeconomici, inoltre, restituiscono un valore aggiunto, per la nostra Regione, di circa 5,3 miliardi di euro.
Bertschy: la politica fa squadra con le imprese
Ad aprire i lavori l’assessore allo Sviluppo economico, Luigi Bertschy, che ha indicato la rotta per i prossimi anni.
«La parola nuova è evoluzione: essere capaci di evolvere in un mondo che cambia e che continua a modificare il proprio aspetto – ha spiegato l’assessore -. Non dobbiamo aspettare che le cose succedano, ma cambiare prospettiva guardando al futuro e non solo al presente».
Bertschy ha poi sottolineato l’importanza di strumenti normativi efficaci.
«La rilevazione del presente serve a capire se ciò che stiamo facendo va bene per il futuro. Le nostre leggi devono accompagnare i cambiamenti con risorse e programmazione».
Sapia: «Attenzione ai nodi strutturali»
«I dati macroeconomici ci restituiscono l’immagine di una Valle d’Aosta che tiene» ha invece spiegato il presidente della Chambre Valdôtaine, Roberto Sapia, che poi è entrato nei dettagli.
«Un valore aggiunto di circa 5,3 miliardi di euro e un turismo in crescita sono segnali positivi – ha detto -. Sarebbe un errore, però, limitarsi a un’analisi superficiale. Emergono tensioni strutturali a cui dobbiamo dare risposte, a partire dalla stagnazione della produttività e dalla sfida demografica, con una popolazione lavorativa diminuita del 4,5% dal 2007».
Sapia ha inoltre fatto notare come l’alto tasso di risposte nell’indagine “non so” o “non pertinente” su temi come il passaggio generazionale e la digitalizzazione non sia una colpa delle imprese, ma lo specchio di un sistema composto per il 70% da microimprese (sotto i 10 addetti), e che proprio da questa consapevolezza la Chambre intende partire per offrire alle aziende le chiavi della transizione.
Paolo Cortese: PIL a 5,3 miliardi, vola il terziario ma pesa il “mismatch” nel turismo
Nel suo intervento, Paolo Cortese (Responsabile Osservatori sui fattori di sviluppo dell’Istituto Guglielmo Tagliacarne) ha tradotto la complessa mole di dati amministrativi e campionari in una fotografia nitida della regione.
La Valle d’Aosta produce un valore aggiunto di circa 5,3 miliardi di euro, con una crescita del settore terziario superiore alla media nazionale.
Al contrario, mostrano segni di sofferenza l’industria e le costruzioni (-4,7%), quest’ultime risentendo del post-bonus edilizi.
Sul fronte demografico l’indice di vecchiaia resta preoccupante (1.300 decessi a fronte della metà delle nascite), ma i flussi migratori positivi confermano l’attrattività e il benessere economico del territorio.
I nodi più complessi riguardano il mercato del lavoro e le strategie aziendali:
– Previsioni di assunzione: sono previsti ben 21.000 nuovi ingressi lavorativi, ma il 55% è di difficile reperimento. Un inserimento su due è concentrato nel turismo, un “mismatch” che rischia di ingessare le imprese.
– Fiducia e dimensioni: l’indice di fiducia generale è cresciuto di 10 punti percentuali, ma la visione positiva è trainata quasi esclusivamente dalla classe delle microimprese tra 1 e 9 addetti.
– Strategie latenti: il quadro sulle competenze interne è in chiaroscuro. Una impresa su due non ha previsto il passaggio generazionale e il 43% non adotta strategie contro i ritardi logistici.
Anche l’orientamento futuro vede un 43% di imprese che punta a “resistere” e solo un terzo intenzionato a crescere in modo dinamico.
Pepe Moder: “L’AI non vi sta aspettando, un treno da prendere subito”
L’intervento di Pepe Moder – imprenditore, giornalista di Radio 24 Il Sole 24 Ore e docente – ha mostrato una «fotografia impietosa» ma ricca di opportunità sull’adozione dell’Intelligenza Artificiale nelle PMI.
I dati ISTAT 2025 parlano chiaro: in Italia solo il 15,7% delle PMI usa l’AI, contro il 53,1% delle grandi imprese.
Inoltre, solo il 13% delle imprese italiane applica l’AI, a fronte del 47% della Germania.
«C’è un problema di capitali, ma soprattutto di propensione al rischio – ha sottolineato Moder -. L’AI è come la patente dell’auto: è uno strumento, una calcolatrice. Non pensa, non soffre. Tendiamo a dare troppa fiducia alle macchine, sbagliando, ma sono straordinariamente utili per risparmiare tempo. E come per la patente, bisogna spendere tempo prima per guadagnare tempo poi».
Contro le classiche obiezioni (“Non ho tempo”, “Costa troppo”, “I miei non sono capaci”, “Non serve alla mia azienda”), l’esperto è stato perentorio: non avere tempo è il sintomo della necessità dell’AI, non la scusa per evitarla.
«La Valle d’Aosta – ha continuato Moder – offre gli strumenti per non perdere questo treno: sono attivi i contributi a fondo perduto fino al 50% (fino a un massimo di 200.000 euro) per la digitalizzazione, il Voucher Digit Vda dedicato alle MPMI e il progetto transfrontaliero Techyourworld per supportare le imprese nella transizione digitale e verde. La traiettoria è tracciata: nei prossimi due anni la maggior parte delle imprese utilizzerà l’AI. La sfida per la Valle d’Aosta è non rimanere a terra».
(simona campo)
