“Boss è stato seguito, curato e accompagnato dagli operatori e dal personale sanitario con continuità, professionalità e attenzione”
Replica del Canile Gattile regionale alla lettera di una volontaria a pochi giorni dalla scomparsa di un ospite delal struttura
Spett.le Redazione,
con riferimento all’articolo (lettera di una volontaria, ndr) pubblicato in merito alla scomparsa di Boss, cane ospite del Canile Gattile Regionale della Valle d’Aosta, riteniamo necessario formulare alcune precisazioni, affinché ai lettori sia offerta una rappresentazione completa e corretta dei fatti.
Comprendiamo il dolore che può accompagnare la perdita di un animale con cui si è instaurato un legame affettivo. Boss era un cane conosciuto, seguito e accudito all’interno della struttura, e la sua scomparsa ha colpito anche gli operatori che se ne sono presi cura quotidianamente.
Proprio per rispetto verso Boss, verso chi lo ha seguito e verso la cittadinanza, riteniamo però doveroso correggere alcune affermazioni che restituiscono un’immagine non corrispondente alla realtà. In primo luogo, non corrisponde al vero che la volontaria si sia dedicata a Boss “negli ultimi sette anni”. Boss è entrato presso il Canile Gattile Regionale in data 29 dicembre 2021 e la volontaria ha iniziato a condurlo in passeggiata dalla primavera/estate 2022. Il rapporto di passeggiata con il cane risulta quindi essersi sviluppato per circa quattro anni, non per sette. Quanto alla gestione sanitaria, Boss ha manifestato un primo episodio di malessere il 12 febbraio 2026. È stato visitato in struttura la sera stessa, ricoverato per gli accertamenti necessari e sottoposto a intervento chirurgico il 14 febbraio.
L’intervento di asportazione della milza, resosi necessario per una formazione risultata benigna, ha avuto esito positivo; successivamente, tuttavia, sono emerse complicazioni legate all’età del cane e alla risposta del suo organismo, tra cui una forma di anemia emolitica autoimmune. Dal momento delle dimissioni dalla clinica veterinaria e fino al decesso, Boss è stato seguito con costante attenzione sanitaria e accudito quotidianamente dagli operatori della struttura. Gli operatori sono presenti ogni giorno, per molte ore al giorno, 365 giorni all’anno, e rappresentano per gli animali un riferimento stabile e continuativo.
Lasciare intendere che Boss fosse “solo uno dei tanti ospiti da accudire” o che sia morto in una condizione di abbandono o solitudine, oltre a non rispondere al vero è profondamente ingiusto nei confronti di chi se ne è preso cura ogni giorno. È inoltre necessario precisare che, quando le condizioni di salute di Boss lo hanno consentito, il cane ha ripreso le uscite con la volontaria, ancora una volta diversamente da quanto affermato da quest’ultima, che ha denunciato che le sarebbe stata “preclusa ogni possibilità di vederlo”.
In particolare, tra il 14 marzo e il 7 aprile 2026 sono state effettuate otto uscite in tre settimane. Successivamente, il peggioramento delle condizioni cliniche ha reso necessario il riposo, nell’interesse primario dell’animale. Non corrisponde al vero neppure l’affermazione secondo cui sarebbe stato impedito alla volontaria di dare un ultimo saluto a Boss. D’altronde, alla gestione neppure risulta che la volontaria abbia mai chiesto di poter vedere il cane in quella fase. La direttrice della struttura, il direttore sanitario e l’istruttore cinofilo erano figure individuabili e presenti, e il direttore sanitario era disponibile a fornire informazioni qualificate sulle condizioni degli animali.
In assenza di una richiesta, non può essere attribuita alla gestione una volontà di impedire un contatto, una visita o un saluto.
Va inoltre evidenziato che a Boss non è stata praticata eutanasia. Il decesso è avvenuto nella notte tra il 22 e il 23 maggio e non era prevedibile nei termini in cui oggi viene rappresentato, anche perché gli esami ematici mostravano alcuni segnali di ripresa, pur in un quadro clinico complessivamente fragile.
Per quanto riguarda le modalità di accesso ai box, la scelta di riservare l’ingresso ai settori di ricovero al solo personale dipendente risponde a esigenze di sicurezza e di benessere animale. Gli spazi interni sono organizzati in modo da garantire tranquillità e routine stabili ai cani, che riconoscono e si sentono più sicuri con le figure che incontrano quotidianamente. In questo contesto, il passaggio di persone non abitualmente presenti può alterare l’equilibrio degli animali, generando eccitazione o stress.
Considerato anche l’elevato numero di volontari che collaborano con la struttura, un accesso libero ai box rischierebbe di compromettere la serenità complessiva degli ospiti. Per questo motivo le attività con i volontari vengono svolte negli spazi esterni, dove è possibile garantire condizioni più distese e favorevoli al benessere dei cani. Per questo motivo i cani vengono accompagnati all’esterno dei box dagli operatori, così da garantire un ambiente sereno e controllato, e le attività con i volontari si svolgono negli spazi dedicati fuori dai settori di ricovero.
La relazione tra volontari e animali è considerata importante e viene valorizzata attraverso passeggiate e attività all’aperto, che rappresentano momenti fondamentali di benessere, socializzazione e preparazione all’adozione. Le regole organizzative adottate non mirano in alcun modo a limitare i legami affettivi, ma a favorire una gestione ordinata, sicura e rispettosa delle esigenze di tutti gli animali presenti in struttura, assicurando loro condizioni ottimali di tranquillità e cura.
La gestione del Canile Gattile Regionale respinge quindi con fermezza ogni rappresentazione che lasci intendere disinteresse, mancanza di umanità, abbandono o scarsa attenzione nei confronti di Boss. Boss è stato seguito, curato e accompagnato dagli operatori e dal personale sanitario con continuità, professionalità e attenzione. Riteniamo pienamente legittimo il diritto di critica, purché esercitato su basi fattuali corrette.
Quando però una ricostruzione pubblica attribuisce alla gestione condotte non corrispondenti al vero, si genera sfiducia nei confronti della struttura, si danneggia il lavoro degli operatori e si rischia di compromettere l’immagine di un servizio pubblico il cui obiettivo principale è la tutela degli animali e la promozione delle adozioni.
Per queste ragioni chiediamo la pubblicazione integrale della presente replica, con adeguata evidenza, affinché i lettori possano conoscere anche la posizione della gestione e gli elementi oggettivi della vicenda.
La scrivente si riserva inoltre ogni valutazione nelle sedi competenti a tutela della propria immagine, della reputazione dei propri operatori e della correttezza del servizio svolto.
Cordiali saluti,
Luca Santoro, Legale rappresentante
