Israele, Deek: Gerusalemme deve essere sicura per i cristiani
Gerusalemme, 6 lug. (askanews) – Israele punta a rafforzare il dialogo con il mondo cristiano e a riaffermare il proprio impegno nel garantire la sicurezza delle comunità cristiane presenti nel Paese. In questa prospettiva si inserisce la nomina del primo Inviato speciale per il mondo cristiano, una figura incaricata di consolidare i rapporti con le comunità cristiane non solo in Medio Oriente, ma anche a livello internazionale. È questa la missione illustrata da George Deek, inviato speciale di Israele presso il mondo cristiano, nel corso di un briefing con una delegazione di giornalisti italiani al ministero degli Esteri israeliano.
Commentando gli attacchi al clero e ai simboli religiosi cristiani avvenuti negli ultimi tempi, l’inviato israeliano Deek ha affermato che questi episodi sono “inaccettabili”, specificando inoltre che, in questo contesto, “è importante dire che un Paese non si giudica dal fatto che episodi come questi accadano”, ma “da come reagisce a questi episodi”.
George Deek, già ambasciatore di Israele in Azerbaigian fino a pochi mesi fa, è stato nominato lo scorso aprile dal ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa’ar. Primo ambasciatore cristiano nella storia dello Stato di Israele, Deek appartiene alla comunità arabo-cristiana di Giaffa.
“Io sono cristiano. Sono un arabo cristiano israeliano”, ha spiegato Deek ai giornalisti presenti al ministero degli Esteri a Gerusalemme, specificando che quanto accaduto nel passato è qualcosa di “ripugnante”, “un insulto e un attacco” non solo nei confronti dei cristiani in Italia o al Vaticano, “ma anche dei cristiani che vivono all’interno di Israele”.
Ricordando l’aggressione subita da una suora a Gerusalemme lo scorso aprile, Deek ha affermato di aver chiamato tempestivamente il Patriarca di Gerusalemme, il cardinale Pierbattista Pizzaballa per esprimergli il proprio “profondo rammarico per quanto accaduto”, la sua condanna dell’aggressione e la sua solidarietà alla Chiesa e ai suoi fedeli. Alle parole, ha osservato l’inviato israeliano, sono seguiti i fatti. “Le condanne sono state nette e inequivocabili, e anche le sanzioni sono state applicate senza esitazioni”, ha affermato Deek, aggiungendo che “i soldati coinvolti nella profanazione della croce e della statua della Vergine Maria in Libano sono stati incarcerati” e che “anche la persona che aveva filmato o fotografato quei fatti è stata condannata da un tribunale militare”.
Per quanto concerne, invece, l’aggressore della suora lungo le strade di Gerusalemme, “è stato arrestato e si trova in carcere in attesa di processo con l’accusa di aggressione, in circostanze considerate molto gravi”, ha sottolineato Deek, precisando che in Israele “qualsiasi aggressione motivata da odio razziale comporta un raddoppio della pena prevista”.
Deek, riconoscendo l’esistenza del fenomeno degli sputi rivolti contro i cristiani nella Città Vecchia di Gerusalemme, ha affermato che rappresenta “una sfida per Israele”. Per questo motivo ha annunciato l’istituzione, da parte del governo israeliano, di un gruppo di lavoro interministeriale del quale fa parte, insieme a rappresentanti dell’Ufficio del Procuratore Generale, della polizia, del ministero della Giustizia, del ministero degli Esteri, del ministero dell’Interno, del ministero dell’Istruzione e di altri organismi competenti. Il gruppo ha il compito di individuare una soluzione a quello che Deek ha definito un “fenomeno ripugnante”.
“Una parte della risposta passerà attraverso l’educazione, ma un’altra riguarderà il rafforzamento dell’applicazione della legge e l’individuazione di strumenti per garantire che chiunque sia coinvolto in episodi di questo genere venga punito”, ha spiegato l’inviato israeliano, specificando che tale questione è presa molto seriamente da Gerusalemme e che Israele non vuole diventare un luogo ostile per i cristiani.
Un’ostilità che, tuttavia, è percepita crescente dalla comunità cristiana di Gerusalemme e in Cisgiordania, come affermato al Washington Post da Francesco Ielpo, custode di Terra Santa e alto funzionario vaticano a Gerusalemme. “L’atmosfera generale è questa: molte persone hanno paura”, ha detto Ielpo al giornale americano, sostenendo che contro la volontà dei cristiani di lasciare il Paese egli può far poco, oltre a “offrire opere di bene e assistenza sanitaria” e “buone scuole”. “Ma tutto questo non basta”, ha affermato il custode Ielpo, specificando che “ci vuole speranza per restare”.
