Cina, boom dell’Ia crea un’economia a due velocità
AskaNews
di admin Administrator  
il 03/08/2026

Cina, boom dell’Ia crea un’economia a due velocità

Roma, 3 ago. (askanews) – La grande spinta sull’intelligenza artificiale della Cina non è gratuita né in termini economici né in termini sociali. Qiushi, la rivista ideologica del Partito comunista cinese, in un commento economico ha preso atto non solo che questo sfrenato sviluppo tecnologico sta producendo un’economia diseguale e una discrasia tra i dati macroeconomici e l’esperienza quotidiana della popolazione che dà la percezione di un’economia a due velocità.

Il prodotto interno lordo è il “termometro” dell’economia, mentre l’esperienza delle famiglie e delle imprese rappresenta la sua “temperatura percepita”, sostiene il periodico. Entrambe le misurazioni sono reali. Dietro la metafora meteorologica si trova un’ammissione non secondaria: l’espansione dei settori tecnologici non sta producendo automaticamente un miglioramento altrettanto rapido dei redditi, dell’occupazione e delle prospettive delle imprese tradizionali.

La Cina non è in recessione, anche se la sua corsa è ormai rallentata rispetto agli anni della crescita in doppia cifra. Nel primo semestre il Pil è aumentato del 4,7 per cento, un risultato compatibile con l’obiettivo governativo di una crescita annuale compresa tra il 4,5 e il 5 per cento. Ma trend del Pil indica che la ripresa sta perdendo velocità proprio mentre si accentua la distanza tra i settori che beneficiano della trasformazione tecnologica e quelli ancora legati ai vecchi motori dello sviluppo.

I dati sui profitti industriali mostrano con particolare chiarezza questa divergenza. Nei primi sei mesi dell’anno gli utili delle imprese industriali sono cresciuti complessivamente del 18,7 per cento, ma quelli del comparto elettronico sono aumentati del 96,9 per cento, sostenuti dalla domanda di capacità di calcolo, server, semiconduttori e infrastrutture per l’Ia. Da solo, il settore elettronico ha contribuito per 8,5 punti percentuali alla crescita complessiva dei profitti: in altri termini, quasi la metà dell’aumento è riconducibile a un’unica area dell’economia.

Nello stesso periodo, gli utili della produzione di macchinari generici sono aumentati appena dell’1,5 per cento, mentre la lavorazione dei prodotti agricoli, l’industria alimentare e quella automobilistica hanno registrato flessioni a due cifre. E’ la fotografia di un sistema industriale nel quale una parte relativamente circoscritta corre a velocità eccezionale, mentre una quota molto più ampia procede lentamente o arretra.

La stessa spaccatura emerge dagli investimenti. Quelli nelle industrie ad alta tecnologia sono aumentati del 4,6 per cento, mentre gli investimenti privati sono diminuiti dell’8,5 per cento. Gli investimenti nelle infrastrutture sono scesi del 2,4 per cento e quelli immobiliari del 18 per cento. Anche l’aumento del 2,7 per cento delle vendite complessive di beni e servizi è rimasto nettamente inferiore alla crescita del Pil.

Il problema, quindi, non è soltanto quanto produce l’economia cinese, ma dove si concentra la crescita e quanto rapidamente essa riesce a trasformarsi in ordini, salari e consumi. La produzione tecnologica e i profitti delle grandi imprese innovative alimentano il dato nazionale, mentre una parte delle piccole aziende, dei lavoratori e delle famiglie continua a confrontarsi con margini ridotti, domanda debole e prospettive occupazionali incerte.

Qiushi identifica nell’Ia non soltanto un nuovo motore della crescita, ma anche un acceleratore della separazione tra vincitori e perdenti. Secondo la rivista, nel 2024 occorrevano in media 132 giorni per sviluppare una nuova versione di un grande modello linguistico. Nel 2026 il ciclo si sarebbe già dimezzato e, in alcuni ambiti, sarebbe ormai misurabile in giorni. Il passaggio dall’innovazione all’applicazione industriale è dunque molto più rapido rispetto alle precedenti rivoluzioni tecnologiche.

L’Ia diventa così uno “spartiacque”. Le imprese che riescono ad adottarla possono ridurre i costi, migliorare la progettazione, automatizzare i servizi e accrescere la produttività in tempi brevissimi. Quelle che non dispongono del capitale, delle competenze o delle dimensioni necessarie rischiano invece di accumulare uno svantaggio difficilmente recuperabile. La distanza tecnologica si trasforma quindi in distanza tra profitti, salari e opportunità di lavoro.

La rapidità della transizione rende particolarmente delicata la posizione delle industrie tradizionali. Queste ultime rappresentano ancora più dell’80 per cento della manifattura cinese e costituiscono il principale bacino dell’occupazione industriale. Per quanto dinamici, i nuovi settori non sono ancora abbastanza grandi da compensare automaticamente la contrazione delle vecchie attività e dei posti di lavoro collegati.

L’intervento di Qiushi è arrivato subito dopo la riunione del Politburo del 30 luglio, che ha promesso un rafforzamento delle politiche fiscali, una politica monetaria “moderatamente accomodante”, maggiori interventi anticiclici e nuove misure per sostenere la domanda interna. La direzione del Partito ha inoltre chiesto di accelerare il programma “Ia+”, sviluppare nuove industrie strategiche e, contemporaneamente, modernizzare quelle tradizionali, tutelare l’occupazione e rafforzare l’assistenza ai gruppi sociali più esposti.

La soluzione indicata non consiste quindi nel rallentare la trasformazione tecnologica o nel proteggere indefinitamente ogni attività esistente. Al contrario, Qiushi propone di diffondere l’Ia “in ogni luogo”, portandola dalle imprese di punta alle fabbriche tradizionali, alle piccole aziende, ai servizi pubblici e persino alle attività individuali. L’obiettivo è trasformare una tecnologia oggi concentrata in pochi settori in uno strumento capace di aumentare la produttività dell’intero sistema.

Si innesca così la principale contraddizione della strategia. Le imprese che più urgentemente dovrebbero trasformarsi sono spesso quelle che dispongono di meno capitale, meno personale qualificato e minore accesso al credito. La diminuzione degli investimenti privati suggerisce che molte aziende non stanno semplicemente rifiutando l’innovazione: potrebbero non avere le risorse necessarie per adottarla.

Per questo il commento affianca alla modernizzazione industriale la necessità di sostenere i redditi, garantire una crescita ragionevole dei salari e proteggere le condizioni di vita delle persone danneggiate dalla transizione: senza un miglioramento dei redditi e della fiducia delle famiglie, l’aumento della produttività rischia di aggravare il tradizionale squilibrio cinese tra una capacità produttiva molto forte e una domanda interna relativamente debole.

Il ragionamento di Qiushi conserva anche una componente difensiva. La rivista invita i funzionari ad ascoltare le preoccupazioni della popolazione, ma avverte contemporaneamente che le esperienze negative di singoli settori o gruppi non devono essere trasformate in una rappresentazione dell’intera economia, alimentando ansia e aspettative pessimistiche.

Il disagio economico di una parte della popolazione, insomma, viene riconosciuto come reale, ma deve essere inserito nella narrazione più ampia di un’economia che si sta rinnovando e che continua a crescere. Il Partito promette di ridurre il divario, ma chiede nello stesso tempo alle imprese e ai lavoratori di adattarsi rapidamente al nuovo modello.

La questione decisiva per Pechino non è più soltanto dimostrare di poter competere nella corsa mondiale all’Ia. E’ di evitare che la velocità dell’innovazione superi la capacità dell’economia e delle istituzioni sociali di distribuirne i benefici. Il vero test sarà capire se l’aumento della produttività riuscirà a diventare maggiore occupazione, salari più solidi e domanda interna, oppure se continuerà ad alimentare un’economia nella quale pochi settori corrono, mentre una parte consistente del paese avverte ancora freddo.

[Preoccupazione del Pcc: industria classica e salari in affanno|PN_20260803_00039|sp19| https://askanews.it/wp-content/uploads/2026/08/20260803_124534_43987067.jpg |03/08/2026 12:45:44|Cina, boom dell’Ia crea un’economia a due velocità|Cina|Estero, Asia]

L’iniziativa nasce dall’esigenza di "garantire la massima trasparenza nella gestione di una società interamente pubblica e partecipata dalla Regione"
il 03/08/2026
L’iniziativa nasce dall’esigenza di "garantire la massima trasparenza nella gestione di una società interamente pubblica e partecipata dalla Regione"...