Tennis, Federer entra nella Hall of Fame: “Per me è stato tutto”
Roma, 30 ago. (askanews) – Roger Federer entra ufficialmente nella International Tennis Hall of Fame e lo fa raccontando il suo rapporto con il tennis, più ancora che i suoi numeri. “Mi sono goduto ogni momento del viaggio che mi ha portato fino a qui. Dal 1998, quando ero biondo platino e sono diventato numero 1 junior, al 2022, ho giocato oltre 4 mila set. In ognuno ho cercato di mostrare sempre il mio amore per il tennis”. Una dichiarazione d’amore per lo sport che lo ha reso uno dei più grandi di sempre.
Vestito beige, camicia azzurra e cravatta scura, Federer ha celebrato il suo ingresso nel luogo che raccoglie i protagonisti della storia del tennis. Una storia che lo svizzero ha contribuito a scrivere con 103 titoli, 20 Slam e 237 settimane consecutive da numero 1 del mondo, ancora oggi un record.
“E’ incredibile camminare per i corridoi, immergermi nella storia di questo sport e realizzare che qui, insieme ai miei eroi di infanzia, c’è un posto per me. Si chiama Hall of Fame, ma la fama non è mai stata un obiettivo in sé”, ha detto Federer, visibilmente emozionato. “Sono molto orgoglioso che la Svizzera entri con me nella International Tennis Hall of Fame”.
Il suo discorso ha alternato ricordi, ironia e commozione. “Dal 1998 al ritiro ho indossato più di 5 mila fasce per capelli. Anche 7 mila calzini, ne mettevo due per piede e una volta addirittura tre. Ho usato migliaia di racchette”. Poi il ricordo del bambino che sognava il tennis: “La mia prima racchetta l’ho presa in mano a tre anni: era di legno. Allora impugnavo il rovescio a due mani”.
Federer ha ricordato l’infanzia a Basilea, il calcio e Zidane, la bicicletta, il ping-pong e il badminton. “Ero un tifoso prima di diventare un giocatore e resterò sempre un appassionato di tennis”. Un amore nato molto prima dei grandi successi: “A 13 anni ero un raccattapalle al torneo di Basilea. Ero emozionato di poter vedere da vicino i giocatori”.
Nella sua personale Hall of Fame trovano posto allenatori, preparatori, amici e campioni che hanno segnato il suo percorso. Tra questi Peter Carter, il primo maestro morto in un incidente nel 2004, Peter Lundgren, scomparso nel 2024, Stefan Edberg, Ivan Ljubicic e soprattutto Severin Luthi, al suo fianco per 18 anni. “Mi ha motivato quando ne avevo bisogno, protetto quando ne avevo bisogno”, ha detto Federer, interrompendosi per la commozione.
Poi il capitolo più importante, quello della famiglia. Mirka e i quattro figli, i gemelli Myla Rose e Charlene Riva, 17 anni, e Leo e Lenny, 12. “Voi quattro avete cambiato la nostra vita e ci rendete felici ogni giorno”, ha detto.
A introdurre Federer nella Hall of Fame è stata proprio Mirka, che ha parlato pubblicamente del marito dopo 24 anni. I due si conobbero alle Olimpiadi di Sydney del 2000, quando Federer aveva 18 anni e Mirka 21. “Per fortuna è stato insistente: all’epoca aveva zero titoli ATP. Sono stata accanto a lui per 103 titoli”, ha raccontato sorridendo.
Mirka ha poi raccontato il Federer lontano dai riflettori: “L’uomo mi ha sempre impressionato più del suo tennis. E’ il padre più devoto che i nostri quattro figli potessero avere. Per lui la famiglia è sempre venuta prima”. E ha chiuso con un riconoscimento che va oltre i trofei: “Non per quello che hai ottenuto quando il mondo ti guardava, ma per quello che sei quando nessuno ti guarda. Grazie per essere rimasto sempre te stesso”.
