Lanzo e la Valle d’Aosta unite nel ricordo: un viale per Mario Foieri, eroe della Resistenza
Una solenne cerimonia ha celebrato la memoria del partigiano che ha vissuto a lungo a Saint-Vincent
Lanzo e la Valle d’Aosta unite nel ricordo: un viale per Mario Foieri, eroe della Resistenza.
Una solenne cerimonia a Lanzo Torinese celebra la memoria del partigiano “Mario di Lanzo”, insignito della Medaglia d’Argento al Valor Militare, e il suo profondo legame con la comunità valdostana dove visse dal 1950.
Un sottile filo rosso fatto di memoria storica, solidarietà civile e profonda gratitudine ha unito idealmente le montagne della Valle d’Aosta e le Valli di Lanzo. Nel pomeriggio del 3 ottobre 2026, la comunità piemontese di Lanzo Torinese si è stretta attorno ai ricordi della lotta di Liberazione, celebrando una cerimonia di intitolazione nel ricordo di chi rese possibile la democrazia nel nostro Paese. Il momento più significativo ed emozionante della giornata è stato la dedica del viale cittadino alla memoria di Mario Foieri – per tutti, negli anni bui della clandestinità, semplicemente “Mario di Lanzo” – e del suo compagno di armi e di ideali, Natale Rolando, entrambi comandanti di brigata. La cittadina ha voluto rendere omaggio a un’altra figura cardine della Resistenza e dell’assistenza ai perseguitati, intitolando una via al medico ed eroe locale Erasmo Pieri.
Dalle Valli di Lanzo alla beffa di Moncalieri: la storia di “Mario di Lanzo”
Per ricordare chi fu Mario Foieri, occorre riavvolgere il nastro della storia fino ai primissimi anni Quaranta. Foieri era poco più che un ragazzo quando venne chiamato alle armi: appena ventenne, conobbe la durezza del fronte e il dramma di una guerra ingiusta. Nel settembre del 1943, all’indomani dell’armistizio, di fronte al crollo dello Stato e all’occupazione nazi-fascista, a ventidue anni fece la scelta più radicale e decisiva della sua esistenza: non consegnarsi, salire in montagna e imbracciare le armi per la libertà. Tra i sentieri e le vette delle Valli di Lanzo, Foieri si distinse fin dai primi giorni per coraggio, lucidità tattica e attaccamento alla propria terra.
Tra gli aneddoti più incredibili e audaci della sua esperienza partigiana spicca quello della caserma di Moncalieri. Trovatisi privi di munizioni e armi, Foieri e i suoi compagni idearono un piano tanto rischioso quanto geniale: si travestirono da soldati tedeschi e, con l’aiuto decisivo di un prigioniero tedesco convertitosi alla causa partigiana che fece da interprete e copertura, partirono a bordo di un camion rubato. Entrarono direttamente all’interno della caserma nemica di Moncalieri, riuscendo a trafugare un carico di munizioni e a lasciare la zona prima che qualcuno potesse rendersi conto dell’inganno. Nei periodi di massima sorveglianza da parte dei repubblichini, per eludere i posti di blocco e salutare la madre a Lanzo, Mario inventò anche personali strategie di spostamento, camminando agile e silenzioso sui tetti delle case cittadine per non farsi scorgere.
Il valore militare di Foieri trovò la consacrazione nella Medaglia d’Argento, un riconoscimento ottenuto per un gesto di eroismo: durante uno scontro a fuoco particolarmente violento, sotto le pallottole nemiche, Mario non esitò a rischiare la propria vita per spingere al riparo e salvare un giovane compagno di lotta che stava per essere schiacciato dall’avanzata di un carro armato nemico. La sua promessa di libertà continuò fino alla primavera del 1945, partecipando in prima linea alla liberazione di Torino.
Una foto d’epoca, al centro Mario Foieri
L’Argentina, il trauma del ritorno e la nuova vita a Saint-Vincent
Finita la guerra e conquistata la democrazia, il rientro alla vita civile fu tutt’altro che semplice. Il trauma post-bellico lasciò un segno profondo nell’animo del giovane partigiano: abituato per anni a notti trascorse dormendo per terra e in perenne stato di allerta, Foieri faticò ad abituarsi ai comfort della vita normale. Per staccare dai ricordi dolorosi e cercare nuove opportunità, lavorò per tre anni in Argentina. Successivamente, nel 1950, arrivò la svolta con l’assunzione presso il Casinò de la Vallée di Saint-Vincent, occasione favorita dall’interessamento del Conte Cotta, anch’egli partigiano, che aveva mantenuto una stima nei confronti del giovane eroe valligiano.
Mario si trasferì così ai piedi delle Alpi valdostane con la moglie Lidia. A Saint-Vincent la famiglia pose radici profonde: qui nacquero e crebbero i tre figli, Anna, Isabella e Carlo, ai quali Mario trasmise un senso rigoroso dell’onestà e del rispetto. Al Casinò de la Vallée lavorò fino alla pensione, arrivata all’età di 60 anni. Nel 1996, Mario Foieri si è spento tragicamente tra le sue amate montagne, la passione di tutta una vita, lasciando questo mondo dove e come avrebbe desiderato. Anni dopo, nel 2001, le sue memorie scritte sono state lette e apprezzate da tutti grazie alla pubblicazione postuma del suo diario intitolato “Non sono cose che si dimenticano. Memoria partigiana della 19ª Brigata Garibaldi”, un prezioso documento storico ed umano.
Come ricordato dalla figlia Isabella, Mario si definiva un socialista nel senso più genuino e profondo del termine: lottava per la democrazia, la libertà e per la difesa dei più deboli, al di là di qualsiasi rigida logica di partito o di potere. Ogni anno, l’appuntamento del 25 Aprile lo vedeva tornare a Lanzo Torinese per riabbracciare i compagni e testimoniare l’importanza della memoria.
La cerimonia del 3 ottobre 2026
La cerimonia di sabato 3 ottobre 2026 ha regalato momenti di commozione. Tra le immagini più toccanti della giornata spicca la presenza della moglie di Mario, Lidia, la quale, all’età di 94 anni, ha voluto essere presente portando al petto con orgoglio la Medaglia d’Argento del marito. A rendere il momento ancora più simbolico è stato il gesto d’affetto del nipote di Natale Rolando, che ha stretto affettuosamente la mano della signora Lidia durante lo svelamento delle targhe stradali. Il viale dedicato a Foieri e Rolando e la via intitolata ad Erasmo Pieri rappresentano ora un monumento perenne al coraggio civile.
Il cartello della via intitolata a Mario Foieri
Le parole della figlia Isabella: «La libertà si dà per scontata, ma si fa presto a perderla»
A margine dell’evento, la figlia Isabella Foieri ha espresso la profonda gratitudine della famiglia e ha lanciato un accorato avvertimento alle nuove generazioni: «Mio padre era un uomo schivo, che non amava la retorica né mettere in mostra il proprio eroismo. Ha combattuto per un ideale puro di giustizia sociale e di democrazia. Vedere il suo nome inciso qui insieme a quello dei suoi compagni è un onore immenso. Tuttavia, il messaggio più importante che lasciamo ai giovani è un monito: oggi siamo abituati a dare la libertà per scontata, come se fosse un bene dovuto e inalienabile. Ma la storia ci insegna che è facilissimo perderla se non la si custodisce con responsabilità e impegno quotidiano».
(p.ciambi)
