Studenti in piazza anche in Valle d’Aosta: «Soldi alla scuola e non alla guerra»
Sull'onda delle proteste che attraversano l’Europa, quasi un centinaio di studenti si sono riuniti oggi in piazza Deffeyes, ad Aosta, per chiedere di tornare ad essere la priorità dell'agenda politica locale e nazionale
«Ci chiedete di essere il futuro, ma non investite sul nostro presente». Questo uno dei cartelloni sollevato oggi, sabato 17 ottobre, in piazza Deffeyes ad Aosta durante la manifestazione di piazza che gli studenti valdostani hanno voluto organizzare nel capoluogo sull’onda lunga delle proteste che stanno scuotendo la Francia, l’Italia e tanti altri paesi europei.
«Centinaia di migliaia di studenti in Italia e Oltralpe stanno chiedendo un cambiamento – ha detto Giorgia Comandi, studentessa della V B del liceo artistico di Aosta, e tra le organizzatrici della manifestazione insieme a Chloe Gonzales e Valentina Mitic, supportate dal gruppo studentesco “Rosteuns”, che sta a significare ribelle in patois- . Queste montagne per troppo tempo ci hanno isolato, anche dai nostri diritti, oggi anche noi scendiamo in piazza per chiedere un cambiamento».
Studenti in piazza in Valle d’Aosta: le richieste
«Siamo una scuola senza una vera sede definitiva da troppi anni – ha continuato Giorgia, riferendosi al liceo che frequenta, quello artistico -. Ci hanno preso in giro per tanti anni come il progetto per l’edificio dell’ex magistrale di via Torino».
Ma le rimostranze non riguardano solo il liceo artistico.
I ragazzi denunciano istituti in cattive condizioni, laboratori non attrezzati, aule informatiche fuori uso, materiali che mancano.
«Le nostre scuole cadono a pezzi – ha detto un altro studente –. La gestione logistica degli studentati è carente. Piastrelle che si staccano, finestre rotte, insegnanti che pagano di tasca propria i materiali e che, con gli stipendi più bassi d’Europa, tengono in piedi un sistema che chiede loro sempre di più».
Eppure, hanno ribadito più interventi, nonostante l’ampio avanzo di bilancio della Regione, la scuola continua a non essere una priorità.
«Ci insegnate le equazioni, ma non a sopportare il peso che ci mettete addosso», recitava un altro cartello.
Il futuro e la salute mentale
Tra tutte le richieste, la più difficile da affrontare sembra essere la mancanza di prospettive per il futuro. Accanto a questa, un tema molto sentito è quello del benessere psicologico.
«Il bullismo, una piaga che attanaglia le nostre scuole, è un tabù – ha sottolineato Valentina Mitic, tra le organizzatrici –. Così come è un tabù la salute mentale».
In piazza anche i professori
Al presidio hanno partecipato anche studenti universitari fuori sede rientrati in Valle e alcuni docenti.
«Sono qui per i miei ragazzi, per combattere per un futuro migliore – ha spiegato la professoressa Margherita Botticini –. I problemi esistono e sono grandi. In tutte le scuole in cui ho insegnato, le condizioni non garantiscono il diritto allo studio né la serenità. I ragazzi hanno più voglia di combattere di noi».
(ar.pa)
