La Cogne Acciai Speciali rischia un’accusa di evasione per un milione di euro
POLITICA & ECONOMIA
di news il
18/10/2011

La Cogne Acciai Speciali rischia un’accusa di evasione per un milione di euro

Da parte lesa a parte associata. Per colpa di un fornitore italiano (fallito) che non ha ottemperato agli obblighi di versamento dell’Iva, la Cogne Acciai Speciali rischia di essere accusata di evasione per un ammontare di circa un milione di euro.
I vertici aziendali (FOTO) hanno incontrato questa mattina i giornalisti per raccontare la vicenda nella quale l’azienda – che versa in uno stato di crisi a causa del crollo di commesse dal luglio scorso – è stata trascinata da un fornitore italiano di materie prime, con il quale ha intrattenuto rapporti commerciali nel 2006 e 2007, rapporto poi interrotto perché lo stesso era stato definito poco affidabile. «A giorni la guardia di finanza di Aosta, che è in azienda dal mese di settembre – ha spiegato l’ad Monica Pirovano – redigerà il verbale definitivo e lo trasmetterà all’agenzia delle entrate. Da controlli effettuati è emerso che non c’è dolo da parte nostra, perché abbiamo acquistato le materie prime dal fornitore e le abbiamo trasformate in acciaio, con il prezzo delle stesse che è stato valutato in linea con quello di mercato, quindi non abbiamo assolutamente avuto un vantaggio dal rapporto commerciale con questo fornitore».
Di fatto, la Cogne Acciai Speciali è obbligata in solido. Non avendo il fornitore versato l’Iva incassata dalla Cogne Acciai Sspeciali, l’imposta per l’azienda valdostana è dichiarata indetraibile. «Così ci toccherebbe pagarla una seconda volta – ha detto il vice presidente, Roberto Marzorati -. Una volta ricevuto il verbale, valuteremo il da farsi, anche l’eventuale ricorso».
«Abbiamo avviato un’indagine interna per capire come sia stato possibile che ciò avvenisse – ancora Marzorati -. I nostri sistemi di controllo incrociato non avevano rilevato anomalie».
Marzorati esclude che questa «mazzata» possa in quale modo avere ripercussioni sul livello occupazionale. «Si tratta di un danno d’immagine per l’azienda, che si trova coinvolta in un fatto del genere per la prima volta, in un momento in cui la congiuntura economica è cambiata. Per quanto riguarda conto economico, bilancio e livello occupazionale, non è certo questo milione di euro a poter aggravare la situazione, poiché tutto dipende dalle commesse. Questo lo possiamo paragonare a un cattivo investimento aziendale».

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