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Diario di un viaggio dell’assurdo: quattro ore per la tratta Torino Aosta

Diario di un viaggio dell’assurdo: quattro ore per la tratta Torino Aosta

Ennesima giornata nera per i trasporti ferroviari della nostra regione

Siamo sinceri. Di per sé già il fatto che per raggiungere Aosta partendo da Torino si debba impiegare, tabella degli orari di Trenitalia alla mano, non meno di due ore piene, non è positivo né incentiva a utilizzare i treni. Quanto accaduto giovedì 23 febbraio ha però veramente dell’incredibile.
Sulla mia agenda, alle 18 di quella data, c’era scritto: “Incontro con i ragazzi di Diémoz”. Leggi: incontrare, come Libera VdA, i giovani dell’oratorio di Verrayes, nell’ambito del ciclo di appuntamenti che come associazione organizziamo sul territorio. Decido di partire con il treno delle 15.04 da Torino Porta Susa. Arrivata in stazione, l’altoparlante annuncia che i passeggeri diretti a Chivasso dovranno prendere il treno destinazione Milano Centrale, poiché l’altro treno è stato soppresso. Nessuna spiegazione. A bordo una signora mi racconta che a Torino Porta Nuova il treno era pronto per partire ma che “ci hanno fatti scendere dicendo che c’era un guasto, e ci hanno dirottato su questo”. “Iniziamo bene!” ho pensato.
Arriviamo a Chivasso, con un ritardo di dodici minuti, e lì succede l’inimmaginabile. Ci comunicano che la linea è interrotta non si sa per quale motivo e che ci saranno i pullman sostitutivi che ci verranno a prendere per farci proseguire il nostro viaggio. Alzo lo sguardo: il tabellone evidenzia la media di 90 minuti di ritardo per i treni provenienti da Aosta. Vado in biglietteria: l’abbonamento sottoscritto per lavoro per la tratta Torino-Milano mi aveva coperto il primo viaggio, adesso bisognava pagare per quello della speranza. Sovrappensiero chiedo un biglietto di sola andata per Aosta anziché per Nus e estraggo dal portafoglio il bancomat per pagare “Ma sta scherzando? Vuole pagare con questo?” mi apostrofa in maniera sgarbatissima l’addetto – “ha presente il disservizio che mi crea?”. Avrei voluto rispondergli che avrebbe dovuto pensare a quelli che ci infligge l’azienda per la quale lui lavora, ma rimango senza parole nello scoprire che il disservizio era il fatto che lui si sia dovuto alzare dalla sua postazione, fare dieci passi e andare nella postazione della collega, dove si trovava il pin pad per pagare con il bancomat. “Disservizio” che peraltro ho subito anche io visto che mi ha fatto spostare…nel frattempo, fuori si vedeva un pullman e una calca di centinaia di persone. Esco. Le scene che sono seguite sono state tanto concitate quanto confuse. Il piazzale antistante la stazione era affollato, un po’ di persone sono salite sul pullman e il capotreno ha comunicato che “altri pullman vi verranno a prendere, penso tra una ventina di minuti”. L’ira di molti è salita. “Non ci crediamo – urlano – voi ci volete lasciare qui, è una vergogna, abbiamo pagato per che cosa?”. “Sì, e nel prezzo del mio biglietto era compresa anche la scortesia” ho pensato. Ore 15.45. In tre quarti d’ora da Torino eravamo solo a Chivasso. Il pullman è carico, l’autista vorrebbe partire ma una calca di persone si para davanti al mezzo. “Noi di qua non ci muoviamo fino a quando gli altri pullman non sono arrivati!”. Passano dieci minuti, non arriva nessuno. Il capotreno riceve una telefonata e comunica che “se ci fate partire, noi andiamo ad Aosta, scarichiamo e poi vi veniamo a riprendere”. Panico. Chi era davanti al pullman si stringe compatta urlando, c’è chi chiama a casa per farsi venire a prendere e chi – come la sottoscritta – per disdire un impegno. In fondo sono le 16.20, un capotreno vaneggia che dovrà vestire i panni di Caronte e ci sono centinaia di persone che devono rientrare a casa non si sa come: meglio essere realisti. A un certo punto un grido: “Sarete denunciati per interruzione di pubblico servizio!”. Ho pensato che effettivamente chi aveva urlato così aveva ragione, in fondo Trenitalia crea quotidiani e ripetuti disservizi e disagi non dando la possibilità di usufruire di un servizio che in Valle ha il sapore antidiluviano. Invece no! Chi subirà la denuncia saranno le persone che stanno impedendo al pullman di partire. Infatti arrivano i Carabinieri e la Polizia Municipale per sedare gli animi. Alle 17 comunicano che c’è un treno che porterà ad Ivrea “e poi non si sa”: il pullman parte e ha inizio una vera e propria corsa al binario 6, che può essere raggiunto solo attraversando gli altri binari, con i rischi annessi e connessi del caso. Saliamo, ovviamente ammassati come sardine, sul Minuetto. Ci comunicano che quel treno effettuerà tutte le fermate intermedie. Dopo mezz’ora arriviamo ad Ivrea, i tabelloni degli orari sono a dir poco imbarazzanti: il treno sul quale viaggio io ha mezz’ora di ritardo, ad altri è andata decisamente peggio. Sorpresa! Il capostazione sancisce che “i passeggeri che devono andare ad Aosta possono restare su questo treno”. Grazie, davvero una gentile concessione! Ci arriveremo alle 18.40. Quasi quattro ore per poco meno di cento chilometri. Ah già, però Trenitalia si scusa per il disagio…per favore, almeno evitate la presa in giro ed eliminate quell’odiosa frase che riecheggia dagli altoparlanti.
(Marika Demaria, giornalista Narcomafie)

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