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Scuola, la sovrintendente chiarisce: «Mai una prima classe è stata attivata con solo dieci iscritti»

Scuola, la sovrintendente chiarisce: «Mai una prima classe è stata attivata con solo dieci iscritti»

Patrizia Bongiovanni ricorda che il numero minimo degli iscritti per le classi di prima superiore è di venti contro i 27 imposti dalla riforma Gelmini

Arriva a stretto giro di posta la replica della sovrintendente agli studi Patrizia Bongiovanni la replica all’arme lanciato dalla minoranza di Saint-Vincent sulla possibile chiusura del liceo scintifico della cittadina termale. «Va, innanzitutto, contestata l’affermazione che, prima dell’adozione dei criteri approvati con la deliberazione della Giunta regionale del.2010, le classi prime fossero attivate con soli 10 alunni. In nessun caso era prevista una classe prima monoindirizzo con soli 10 alunni».
Ricorda che «tra i vari criteri stabiliti in occasione dell’adattamento regionale alla Riforma Gelmini, l’amministrazione regionale ha individuato quale limite minimo per l’attivazione delle classi prime quello di 20 alunni, in luogo di quello previsto a livello nazionale di 27 alunni». La sovrintendente precisa che «diversamente da quanto sostenuto dai docenti, non è stato soppresso alcun servizio scolastico, posto che sono le scelte degli studenti a determinare l’attivazione o meno dei percorsi previsti: la circostanza che vi possano essere percorsi incompleti è indotta dall’ampiezza dell’offerta formativa, proposta dalle stesse scuole, in rapporto al bacino d’utenza. Si precisa inoltre che, onde evitare difficoltà di gestione da parte delle famiglie, all’atto dell’iscrizione è prevista la scelta di un secondo percorso di studi al quale iscriversi qualora quello di prima scelta non fosse attivato per mancanza del numero minimo di iscritti». Sulla definizione di “piccolo comune” Bongiovanni puntualizza che «è riferita a situazioni di montagna e a scuole dell’infanzia e primarie in cui gli spostamenti determinerebbero reale disagio per gli alunni e le famiglie nonché spopolamento degli stessi comuni e non riguarda indirizzi di scuola superiore con carenza di iscritti. L’Amministrazione regionale ha dunque adottato criteri per la formazione delle classi nella scuola secondaria superiore nettamente migliorativi rispetto a quelli nazionali, ma comunque necessariamente rispondenti a requisiti di ragionevolezza senza peraltro vanificare l’obiettivo di un’organizzazione scolastica di qualità e nel rispetto delle esigenze del territorio».

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