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Processo Fontine: traduzioni ancora al centro del contendere, ora spunta che alcuni passaggi sarebbero stati lasciati in patois

Processo Fontine: traduzioni ancora al centro del contendere, ora spunta che alcuni passaggi sarebbero stati lasciati in patois

Udienza dedicata alla presentazione di eccezioni, quella di stamane: respinta quella relativa a una presunta lesione del diritto di difesa avanzata da alcuni legali, il gup ha preso atto della possibile omissione della traduzione di alcuni passaggi

E’ stata rinviata al prossimo 10 gennaio l’udienza del processo scaturito a seguito dell’inchiesta sul bestiame contaminato e sulle fontine adulterate.
Nell’appuntamento di questa mattina a palazzo di giustizia di Aosta, dinanzi al gup del Tribunale di Aosta, Giuseppe Colazingari, alcune difese dei 59 imputati hanno sollevato due eccezioni sulle traduzioni delle numerose intercettazioni dal patois all’italiano.
In pratica, la prima verteva sulla presunta lesione del diritto di difesa avanzata da un paio di legali, che hanno sostenuto come, negli ultimi tre mesi, la calendarizzazione dei lavori di traduzione da parte dei sette periti incaricati dal giudice avrebbe di fatto reso impossibile la loro partecipazione ad attività di controllo, considerato che ognuno dei sette periti ha svolto spesso e volentieri le traduzioni a casa propria. Eccezione respinta dal gup Colazingari.
La seconda, invece, verteva sulla possibile omissione di alcuni passaggi: in altre parole, non tutte le intercettazioni sarebbero state tradotte dal patois all’italiano. Eccezione di cui il gup Colazingari, questa volta, ha preso atto, rinviando però la questione a quando si entrerà nel merito dei contenuti del lavoro peritale. Soltanto a quel punto, secondo il giudice, si potrà conoscere l’importanza processuale dei passaggi la cui traduzione è stata eventualmente omessa dai periti.
L’attività investigativa, lo ricordiamo, avviata nel 2008 da Nas, Carabinieri e Forestale, coordinati dal pm Pasquale Longarini, ha portato al rinvio a giudizio di 59 tra allevatori, veterinari e produttori di formaggi, accusati a vario titolo di associazione per delinquere finalizzata alla truffa ai danni della Regione, maltrattamento e uccisione di animali, esercizio abusivo di professione e frode in commercio.
La Regione, l’Azienda Usl e l’Associazione nazionale dei bovini di razza valdostana (Anaborava) si sono costituite parti civili nel processo.
(pa.ba.)

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