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Nuovo anno, nuovi aumenti

Anno nuovo, nuovi rincari. Sembra non ci sia proprio nulla da fare. Gli italiani, strozzati da una crisi che sembra allentare la sua morsa solo per gli analisti e non certo per i cittadini, sono allo stremo. E all’orizzonte non c’è niente di buono. Tra Tares e IMU le tredicesime si sono ulteriormente alleggerite, tanto che è in ulteriore la previsione di spesa per i regali di Natale.
L’Italia è il Paese europeo (nell’Europa a 27) dove la tassazione è tra le più alte e dove le retribuzioni sono tra le più basse (considerando i Paesi guida dell’UE). La busta paga netta di un italiano è inferiore di circa il 15% rispetto a quella di un lavoratore medio tedesco o francese. In Francia le tasse sono alte è vero, ma è altrettanto vero che lo sono anche le retribuzioni, tanto che il potere di acquisto dei francesi e la conseguente capacità di spesa è decisamente più alta.
Non va meglio alla aziende, chiamate soprattutto in questi ultimi tempi a sforzi immani per far fronte alle scadenze finanziarie e per combattere una concorrenza che si fa forte di un costo del lavoro inferiore rispetto a quello italiano.
E i valdostani? Stanno esattamente come tutti gli italiani, se non in qualche caso un po’ peggio. Se possiamo contare su una sanità che, a confronto di altre regioni, funziona, il tasto dolente riguarda sempre i trasporti. Nuovo anno, nuovi aumenti per le autostrade valdostane. Sii parla di un +15% su una tratta che è già la più cara d’Italia. Per fortuna il Consiglio regionale ha approvato all’unanimità una risoluzione volta a contrastare ulteriori aumenti dei pedaggi. Servirà? Non credo, ma almeno è un segnale, una presa di coscienza che così i valdostani da una parte, ma anche i turisti dall’altra, l’autostrada cercheranno di percorrerla il meno possibile. Il problema, come sempre, è la mancanza di alternative. Il valdostano è quasi obbligato, per recarsi fuori Valle, a utilizzare l’auto e quindi l’autostrada, visto che la ferrovia versa in condizioni inaccettabili, l’aeroporto è ancora chiuso e il trasporto di linea prevede solo più il collegamento con Milano.
L’italiano deve quindi rassegnarsi? Mai! Però lo sconforto sale forte ogni fine anno.

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