15º anniversario rogo nel tunnel del Monte Bianco: «il nostro impegno per la sicurezza andrà avanti»
CRONACA
di news il
21/03/2014

15º anniversario rogo nel tunnel del Monte Bianco: «il nostro impegno per la sicurezza andrà avanti»

Lunedì prossimo, 24 marzo, ricorre il quindicesimo anniversario dell’incidente nel traforo del Monte bianco; era il 24 marzo 1999 quando un autoarticolato Volvo diretto in Italia, condotto dall’autista belga Gilbert Degrave – carico di farina e di margarina – prese fuoco. Furono necessarie 53 ore per domare le fiamme; il rogo causò la morte di 39 persone, tra le quali sei valdostani: Maurilio Bovard, la moglia Nadia Pascal e la figlia Katia Bovard, Valter Pascal, Stefano Manno e Pierlucio Tinazzi. La via di collegamento internazionale rimase chiusa per tre anni e inizialmente – il 9 marzo 2002 – fu riaperta solo al traffico delle automobili.
«Oggi, grazie ai numerosi interventi, si è raggiunto un elevato grado di sicurezza, sia per quanto riguarda i sistemi e i dispositivi installati, sia per quanto riguarda la gestione delle crisi, che viene periodicamente testata attraverso esercitazioni interne trimestrali e con un’esercitazione binazionale annuale che coinvolge, per la Valle d’Aosta, tutto il Sistema di protezione civile regionale» – scrive la presidenza della Regione in una nota.
In occasione del 15° anniversario dell’incidente il GEIE TMB, Gruppo Europeo di Interesse Economico del Traforo del Monte Bianco, soggetto giuridico di diritto comunitario creato allo scopo di garantire la manutenzione e la gestione unitaria del Traforo, organizza un momento di raccoglimento, lunedì 24 marzo alle 10.45, su entrambi i piazzali, lato Italia e lato Francia. Sabato 5 aprile, alle ore 16.30, l’Associazione delle famiglie delle vittime si ritroverà al memoriale per una cerimonia di commemorazione mentre nel pomeriggio di domenica 27 aprile avrà luogo il 14° Memorial Spadino, dedicato al motard Pierlucio Tinazzi, detto Spadino per la sua esile corporatura, che morì dopo aver aiutato delle persone a guadagnare l’uscita del tunnel a bordo della sua moto.
«Quella mattina del 24 marzo, il fumo che usciva dal tunnel, le prime notizie che, di ora in ora, rendevano la drammaticità della situazione e, infine, il computo delle vittime, sono momenti impressi nella mente di tutti i valdostani, momenti che sconvolsero ognuno di noi al punto da diventare, al pari dell’alluvione che avrebbe colpito il nostro territorio l’anno successivo, parte integrante della nostra memoria collettiva – ha commentato il presidente della Regione Augusto Rollandin. Una memoria sulla quale, tuttavia, non ci siamo mai adagiati ma che ha consentito, proprio a partire da quel dramma mai dimenticato, di trovare sempre nuove soluzioni per garantire il massimo livello di sicurezza».
Oggi, le vie di fuga per le persone che devono abbandonare il tunnel sono garantite da un totale di 37 luoghi sicuri termo resistenti, tutti collegati a un passaggio che corre al di sotto della galleria; fumo e calore possono essere rimossi con precisione ed è possibile introdurre aria fresca dappertutto. Oltre a ciò, 76 ventilatori longitudinali fanno circolare l’aria nel tunnel, nella direzione richiesta; la velocità del traffico è limitata a 70 km/h e agli automobilisti viene richiesto di mantenere una distanza minima di 150 metri. E ancora, la merce pericolosa non può più essere trasportata all’interno del tunnel dove 44 semafori e 40 barriere possono fermare il traffico in ogni momento, mentre ogni 600 metri display luminosi forniscono agli automobilisti le informazioni necessarie.
Tutte le colonnine di soccorso sono isolate acusticamente e vi è un numero sufficiente di aree di sosta per le vetture che hanno subito un guasto.
Le squadre di intervento immediato sono sempre sul posto su entrambi i piazzali e nel centro del tunnel.
«Quindi oggi, rinnovando il cordoglio di tutta la comunità valdostana alle famiglie colpite dal terribile lutto, desidero sottolineare come tutto questo impegno per migliorare non sia certamente cessato e ribadire che non cesserà, perché eventi drammatici come l’incendio del Tunnel del Monte Bianco non si debbano più ripetere».
(re.newsvda.it)

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