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Il mondo visto dal web: del valore di Twitter e della tristezza aostana

Il mondo visto dal web: del valore di Twitter e della tristezza aostana

Come un titolo fuorviante può scatenare le reazioni dei lettori che non approfondiscono la notizia

Sono alcuni giorni che la notizia “Aosta città più triste d’Italia” sta facendo il giro dei social network. Monitorando le varie conversazioni scaturite dal tema, si evince come i residenti nella nostra regione abbiano reagito alla notizia con superficialità unita a rassegnazione. Nessuno si è chiesto se il sondaggio fosse attendibile o meno né se il dato provenisse davvero da un sondaggio; la maggior parte dei commenti condivideva piuttosto un senso di acquiescenza, rafforzato da frasi come “altro che isola felice” e catastrofici “dove andremo a finire!”.
Come se un articolo potesse davvero decidere in quale città si è felici o no.
È la vittoria dell’autorevolezza della fonte, dove un’analisi sociale fatta da Wired, (storica rivista nota come “la Bibbia di internet”), rilanciata da testate importanti come La Stampa e il Corriere della Sera viene considerata vera a prescindere.
Ma è anche la vittoria dell’informazione “mordi e fuggi”, del basarsi su un titolo sensazionalistico senza la pretesa di approfondire il contenuto, di verificare la fonte, di scoprire come mai tra tutte le città italiane Aosta è quella dove si è più infelici.
Se analizziamo il modus operandi con il quale si è giunti a questi risultati, infatti, ci rendiamo conto che si tratta di un mero monitoraggio dei post pubblicati su twitter, divisi per area geografica, che definiva quanto il singolo tweet presentasse un contenuto positivo o negativo, e di conseguenza, secondo un computer, felice o infelice.
Considerando che dalle nostre parti gli utilizzatori di twitter sono generalmente i rappresentanti politici locali, (che esprimono il loro punto di vista istituzionale), qualche satiro pungente, (che ironizza su quegli stessi punti di vista) e qualche utente, (che usa il mezzo per polemizzare con politici e satiri), il risultato di questa analisi di Wired non dovrebbe affatto sorprendere.
Ma questo non vuol dire che viviamo nella provincia più triste d’Italia.
Semmai che viviamo, secondo Wired, nella provincia italiana dove si usa twitter nel modo più triste.
(giuseppe giorgi)

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