Riduzione in schiavitù e sequestro di persona: il 19 giugno la sentenza d’Appello del processo alla famiglia Cunéaz di Valpelline
CRONACA
di news il
23/04/2014

Riduzione in schiavitù e sequestro di persona: il 19 giugno la sentenza d’Appello del processo alla famiglia Cunéaz di Valpelline

E’ in programma il prossimo 19 giugno presso la Corte d’Appello di Torino la discussione e la relativa sentenza del processo di secondo grado in cui figurano imputati Napoleone Cunéaz, 73 anni, sua moglie Clelia Bredy, 60 anni, loro figlio Edy, 27 anni, e il padre della donna, Ugo Bredy, 87 anni.
Per tutti e quattro le accuse sono di riduzione in schiavitù e sequestro di persona, accuse dalle quali vennero assolti nel processo di primo grado («perché il fatto non sussiste») conclusosi con la sentenza pronunciata il 27 aprile 2009 ad Aosta.
Dopo la prima udienza del processo d’Appello tenutasi il 17 febbraio, questa mattina – mercoledì 23 aprile – è andata in scena quella in cui sono state sentite le persone offese, ovvero i fratelli Ahmed e Mohamed Naghim, che – così come sostenuto dalla Procura della Repubblica di Aosta che ha impugnato la sentenza di assoluzione – hanno raccontato, tra le altre cose, di orari di lavoro massacranti, senza alcuna retribuzione, e di presunte ritorsioni che gli imputati avrebbero prospettato all’operaio marocchino (Ahmed Naghim) nel caso in cui si fosse ribellato ai suoi datori di lavoro.
Durante le arringhe di primo grado ad Aosta, le difese dei quattro imputati cercarono di dimostrare come le dichiarazioni rese dai due fratelli marocchini fossero poco credibili e piene di contraddizioni.
Nella foto Clelia Bredy, Edy e Napoleone Cunéaz.
(pa.ba.)

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