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Sport e turismo vanno coordinati

Centinaia di giocatori, perlopiù valdostani, centro città finalmente movimentato (e tanto) anche di sera, con bar e negozi aperti fino a tardi. Un po’ di movida, insomma, per rallegrare una città, Aosta, che di turistico sembra avere davvero poco nel suo dna. Infatti, a parte occasioni eccezionali (come quella dello scorso fine settimana), bar e negozi la domenica sono quasi tutti chiusi, come se di accogliere i turistici – anche se non molti – non interessasse più di tanto.
Ci riempiamo tutti un po’ troppo la bocca con l’affermazione “Siamo una città a vocazione turistica”. A parte qualche “eroe” che tiene duro, investe e ci crede, gli altri si accodano anche malvolentieri alle rare iniziative straordinarie. Certo, i costi per tenere alzate le serrande dei negozi la domenica sono alti e gli incassi non ripagano degli sforzi, ma senza perseveranza è impossibile costruirsi un’immagine di città turistica e farla uscire dai confini regionali.
La manifestazione dello scorso weekend, poi, insegna che non siamo proprio capaci a fare turismo. L’amministrazione comunale e altre associazioni hanno speso denari per sostenere un evento che alla fine ha coinvolto quasi esclusavamente giocatori di calcetto e visitatori valdostani. Ha creato tanto movimento, questo sì, ma soltanto interno.

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