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Turismo rossonero, tre progetti per il rilancio

Ogni turista è diverso dall’altro. L’italiano è praticamente in via di estinzione a causa della crisi, così molte destinazioni si sono riprogrammate per ricevere al meglio gli stranieri. Per “meglio” si intende fornire servizi laddove erano tarati per la clientela italiana. Capita così che le città d’arte, per esempio, vivano una seconda giovinezza, nel senso che tutto ciò che fino a qualche anno fa era scontato, oggi non lo è più. Un esempio su tutti: ristoranti, bar, pizzerie, ma anche aree espositive e musei non conoscono quasi più giorni di chiusura per riposi settimanali e orari scanditi dal ritmo all’italiana dei servizi. Oggi un ristorante di una città d’arte anche escludendo Roma, Firenze e Venezia, avendo una clientela per il 90% straniera è obbligato a offrire un servizio senza interruzioni dalle 12 almeno alla 24.
Il turista straniero viene in Italia per le bellezze del nostre paese e ci vede con una certa simpatia, ma mal sopporta le nostre contraddizioni. In poche parole: adora l’Italia, ma a volte non capisce gli italiani.
La Valle d’Aosta, che ha fatto la brutta scoperta, come altre destinazioni di prossimità di montagna e mare legate, che il turista italiano è una specie in via di estinzione e che ormai non si muove se prima non ha controllato le previsioni meteo, sta cercando di ampliare la sua offerta. Nuova funivia del Monte Bianco, Bassa via e MICE sono tre progetti che vedranno al luce nel 2015 e che dovrebbero essere in grado di attirare l’interesse migliaia di visitatori. La presa di coscienza che Bianco, Cervino, Grand Paradiso, Rosa e Tor des géants da soli non bastano più, la chiave di svolta potrà essere il binomio cultura-turismo. La Soprintendenza chiede a gran voce un’agenzia di promozione che coordini cultura, turismo e agricoltura, con tanto di un abbonamento per i monumenti della nostra regione. Bene, meglio tardi che mai. Aggiungo, però, che senza una inversione di mentalità degli operatori, la tanto sbandierata “vocazione turistica” resterà una frase fatta di cui abbiamo imparato a riempirci la bocca. Di passi in questo senso ne dobbiamo fare ancora parecchi.

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