Parco Gran Paradiso: il Lago Djouan torna a vivere grazie al progetto Life-Bioaquae
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di news il
12/08/2014

Parco Gran Paradiso: il Lago Djouan torna a vivere grazie al progetto Life-Bioaquae

Il Lago Djouan (foto Massimo Martini) del Parco Nazionale Gran Paradiso sta tornando a “vivere”. Il tutto grazie al progetto Life+Bioaquae, promosso dall’Ente Parco con il contributo dello strumento finanziario Life dell’Unione Europea per la salvaguardia dei laghi alpini dell’area protetta. Dodici mesi fa, nell’estate del 2013, è iniziata l’eradicazione del salmerino di fontana (un pesce originario del Nord America immesso nei laghi da parte dell’uomo negli anni ’60) che ha prodotto importanti cambiamenti dell’ecosistema. Nel lago della Valsavarenche cheap replica watches, per la prima volta è tornata a riprodursi con successo la rana temporaria, i cui girini non riuscivano a sopravvivere a causa della voracità del salmerino di fontana; sono poi tornati i tricotteri (insetti che allo stadio larvale conducono vita acquatica), i coleotteri e le larve di libellula. Insomma, l’ecosistema sta tornando allo stato originario e questo permetterà il ristabilirsi dei suoi equilibri naturali e di quelli del paesaggio alpino circostante. Proprio il ritorno nel lago dei macroinvertebrati acquatici, è uno dei fattori che servono a verificare l’efficacia delle azioni di eradicazione messe in atto. Si può infatti notare che, rispetto ai laghi senza pesci (che in alta quota sono assenti, a meno che qualcuno non li abbia immessi precedentemente come è successo per il salmerino nel Parco) prima dell’avvio del progetto Bioaquae l’ambiente risultava gravemente alterato e quasi privo di macroinvertebrati, come se fosse costantemente soggetto a scarichi fognari non depurati, proprio a causa del salmerino che aveva portato all’estinzione di alcuni di questi organismi replique montre. Il progetto prevede anche interventi di conservazione a favore della trota marmorata in tre diversi corsi d’acqua nell’area protetta e il miglioramento della qualità degli habitat acquatici d’alta quota, con l’applicazione di tecniche più eco-compatibili rispetto a quanto già previsto per legge, nel trattamento degli scarichi di strutture come rifugi e alpeggi.

(re.newsvda.it)

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