SPORT
di news il
25/08/2014

I valdostani non meritano il calcio che conta

Mercoledì 20 agosto ero a Chiavari (Ge), una cittadina di circa 30 mila abitanti, meno di Aosta. Una città che si è stretta intorno alla sua squadra di calcio, l’Entella, neo promossa in serie B, che proprio mercoledì nella centrale piazza Mazzini si è presentata ai tifosi. E lì ho capito che per il nostro povero calcio valdostano non c’è speranza, checché ne dicano i massimi dirigenti del Vallée d’Aoste, che parlando ancora di possibile ritorno nel calcio professionistico. Non c’è speranza, perché a fronte di sforzi societari (e in tal senso i dirigenti valdostani delle diverse società in questi anni ne hanno fatti tanti) non c’è la risposta del pubblico.
A Chiavari c’era l’atmosfera del grande evento. Era palpabile il sentimento di riconoscenza verso la famiglia Gozzi, proprietaria della società, che salvata la stessa dal baratro (l’Entella militava in serie D con il Valle d’Aosta e stava rischiando la cancellazione), ha saputo con pazienza e competenza riorganizzarsi e rilanciarsi, fino ad arrivare alla storica promozione in serie B.
A sostenere l’Entella c’è una intera città. In piazza non c’erano ultras, ma famiglie intere, con bambini che indossavano le maglie dei loro beniamini, un mix di ragazzi liguri e qualche elemento di spicco. In piazza c’erano almeno 5 mila persone. Lo stadio, vecchio almeno quanto il nostro Puchoz, ma ritinteggiato e rimodernato, ampliato già l’anno scorso, è stato ulteriormente adattato alle necessità di un campionato cadetto. Terreno di gioco ampliato, capienza portata a 4150 spettatori, nuovi parcheggi (lo stadio è in via Gastaldi, una zona dove un solo posto auto privato – non box, ma posto auto – costa, a trovarlo, non meno di 25 mila euro!). Ah, una cosa: il Comune ha pagato davvero pochino per i lavori; la Regione proprio niente.
Attualmente sono mille gli abbonati. Nell’amichevole di due settimane fa con la Sampdoria, biglietti esauriti 36 ore prima. E’ vero: l’entusiasmo della gente è favorito anche dai risultati. Anche, ma non solo. Perché anche in tempi di vacche un po’ meno grasse, l’attaccamento verso i colori biancoazzurri è sempre stato notevole.
Un centinaio di sponsor sostengono la squadra. E credetemi: Chiavari risente della crisi non meno di altre località. Eppure tutti fanno uno sforzo, perché tutti sentono che la società – la terza squadra della provincia di Genova – un po’ gli appartiene.
Da noi il Vallée d’Aoste, già Saint-Christophe, era riuscito a tornare tra i professionisti. Ma vi è rimasto una sola stagione. Una promozione di cui in pochi se ne sono accorti: spettatori al massimo 300 e per giunta partite casalinghe disputate a San Giusto Canavase, perché né gli stadi di Saint-Christophe né il Puchoz erano adatti allo scopo. E non sono stati neanche adattati. Sarebbero bastate poche migliaia di euro per sistemare una tribuna suppletiva, ma niente. E la retrocessione in serie D, con tanto di mantenimento della categoria, è stata accolta con freddezza dalla gente.
Ecco, la freddezza delle gente e dirigenti che negli anni del dopo Aosta Calcio 1911 non hanno convinto perché, soprattutto, non hanno saputo programmare (l’Aosta era il miglior settore giovanile della Valle e la società era una punto di riferimento per tutti), tanto che alla fine anche quei pochi tifosi che erano rimasti si sono dirottati davanti al Tv.
Un vero peccato. Ma bisogna prendetene atto.

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