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L’amore per la poltrona

L’ex magistrato e ora sindaco di Napoli Luigi De Magistris non si dà pace: condannato in primo grado a un anno e tre mesi pwe abuso d’ufficio, non si arrende all’evidenza e parla di «resistenza» e «lotta per la giustizia». In pillole, non accetta la sentenza e quindi non si dimette. Personalmente ha ovviamente diritto all’eventuale ricorso in Cassazione, quindi di fatto è da considerarsi innocente fino alla terza prova di giudizio, ma da amministratore mi sembra lecito chiedergli le dimissioni. De Magistris mise sotto inchiesta molti personaggi politici, utlizzando intercettazioni illegali. De Magistris si è prima legittimato come giustiziere, poi ha lasciato la toga èd è entrato in politica beneficiando di quell’immagine fondata dal consenso per le sue azioni e per l’eco che ne derivava. Per questo motivo, è inaccettabile che il sindaco di Napoli si trinceri dietro alla volontà di «resistere» in nome della “giustizia” perché così facendo genera il sospetto che lo faccia per non perdere la poltrona. Le sentenze dei tribunali non valgono al comando. Non è possibile usare due pesi e due misure. Bene ha detto il presidente del Senato, Pietro Grasso, ricordando che esiste la legge Severino, per la quale De Magistris andrebbe sospeso.
Niente di personale signor sindaco, però sarebbe bene per lei, per la sua immagine e per il rispetto delle regole che lei facesse un passo indietro. Avrà modo di dimostrare, eventualmente, la sua innocenza e, proprio per questo, tornare più forte di prima. Mi perdoni ma: un condannato per abuso d’ufficio non può ricoprire il suo ruolo, pur bravo e onesto che sia.

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