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Carcere: dopo l’arresto dell’agente della Penitenziaria David Grosso, parla l’ex direttore Domenico Minervini

Carcere: dopo l’arresto dell’agente della Penitenziaria David Grosso, parla l’ex direttore Domenico Minervini

«Era sempre mancata la prova regina, ora c'è»; «Era monitorato, perché sospettato di comportamenti non appropriati nella casa circondariale, da quando arrivai nel 2010»; e sul presunto giro di favori in cambio di denaro: «Via eventuali altre mele marce»

Era «da anni» un sorvegliato speciale tra i sorvegliati speciali, il quarantenne David Grosso, l’assistente di Polizia penitenziaria in servizio all’interno della casa circondariale di Brissogne che martedì sera – 4 novembre – è stato arrestato dagli uomini della Squadra mobile della Questura di Aosta mentre stava rientrando da Torino con a bordo del suo suv Hyundai bianco 60 grammi di cocaina nascosti nel pannello della portiera lato conducente.
A Grosso – recluso per un giorno e mezzo nella casa circondariale di Verbania – dopo l’udienza di convalida il gip Maurizio D’Abrusco ha concesso gli arresti domiciliari.
L’agente arrestato nell’ambito di un’inchiesta più ampia, avviata qualche mese fa da Squadra mobile e Polizia penitenziaria su un presunto giro di droga e schede sim all’interno del carcere, «è stato oggetto, soprattutto lui, di particolari attenzioni investigative da quando arrivai alla direzione del carcere (nel 2010, ndr) e fino all’ultimo mio giorno di servizio in Valle d’Aosta (il 25 giugno scorso, ndr)», ha commentato all’indomani della notizia dell’arresto l’ex direttore della casa circondariale di Brissogne, Domenico Minervini, attualmente in servizio al carcere torinese delle Vallette, che ha aggiunto: «Di quest’ultima inchiesta non so nulla, posso però dirle che il soggetto era attenzionato da anni perché sospettato di diversi comportamenti non appropriati all’interno della casa circondariale. Il fatto è che in tutte le indagini avviate negli anni non si era mai riusciti a giungere alla prova regina, le varie attività promosse l’avevano sempre e soltanto lambito, almeno fino a oggi».
E sull’ipotesi – posta alla base del fascicolo aperto dal sostituto procuratore Luca Ceccanti, che vede già iscritte diverse persone nel registro degli indagati – che nel carcere valdostano si sia sviluppato un inquietante giro di favori fatto di denaro in cambio di stupefacenti e schede sim a detenuti, l’ex direttore Domenico Minervini afferma: «Se ci sono altre mele marce, che vengano individuate».
Nella foto David Grosso giovedì mattina all’uscita del Tribunale di Aosta dopo l’udienza di convalida dal gip.
Maggiori dettagli sul numero di Gazzetta Matin in edicola lunedì 10 novembre 2014.
(pa.ba.)

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