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Rapina a tir in autostrada: patteggia due anni l’operaio «infedele» della Verrès Spa

Rapina a tir in autostrada: patteggia due anni l’operaio «infedele» della Verrès Spa

Manuel Ansermé fu il basista di una pericolosissima banda criminale che nella notte tra il 21 e 22 settembre 2011 assaltò e rubò sulla bretella autostradale A5-A4 un autoarticolato pieno di tondelli pre-assemblati da un euro

Ha patteggiato due anni di reclusione – con la condizionale – l’operaio trentasettenne di Issogne, Manuel Ansermé, finito a processo ieri mattina – martedì – davanti al gip del Tribunale di Torino, Emanuela Romano, nell’ambito dell’Operazione Epifania dei carabinieri del Nucleo investigativo di Torino, che all’alba del 5 dicembre 2013 sgominarono una pericolosissima banda criminale responsabile – a vario titolo – di due omicidi, altrettanti tentati omicidi, rapine ad autoarticolati (per un valore di oltre 4 milioni di euro), furti, ricettazione e traffico di droga tra il Piemonte e la Sardegna.
Tra i tredici personaggi a cui vennero notificate le relative ordinanze di custodia cautelare in carcere, c’era per l’appunto anche Manuel Ansermé, all’epoca trentaseienne, operaio incensurato, che secondo le risultanze emerse dalle indagini partecipò – in qualità di basista – alla rapina di un tir contenente tondelli pre-assemblati per il conio delle monete da un euro, blitz in stile militare portato a compimento nella notte tra il 21 e 22 settembre 2011 lungo la bretella autostradale che collega l’A5 con l’A4.
In pratica Ansermé – così come risultò dalle intercettazioni operate dai carabinieri sulla sua utenza telefonica – fu colui che dette indicazioni agli altri componenti della banda criminale circa l’orario di partenza dell’autoarticolato dallo stabilimento dell’ormai ex Verrès Spa, la natura del carico e la sua relativa destinazione.
Le indagini in merito alla banda scattarono il 7 gennaio 2012, quando venne ritrovato in via Tempia, nei pressi della Compagnia dei carabinieri di Torino Oltre Dora, il corpo del trentanovenne Pietro Tevere, assassinato con un colpo di pistola alla nuca e successivamente posizionato all’interno del portabagagli della sua automobile.
Gli accertamenti avviati dai militari dell’Arma dei carabinieri permisero di risalire al coinvolgimento di Pietro Tevere in due diversi ambiti criminali: un esteso traffico di droga tra Torino e la Sardegna e la rapina al tir che trasportava tondelli provenienti dalla Verrès Spa.
In merito a quest’ultimo episodio, il 25 ottobre 2011 i carabinieri della Compagnia di Ivrea ritrovarono 48 delle 50 casse contenenti i tondelli da un euro a Ozegna, all’interno di un magazzino di proprietà di Daniele Greco, nel frattempo già condannato in primo grado a 4 anni dal Tribunale di Ivrea per ricettazione.
Due casse di tondelli, al momento dell’irruzione dei militari dell’Arma nel magazzino, erano già state avviate a ricettazione, incombenza affidata da Antonino Giambò, 45 anni di Volpiano, capo della banda criminale, a Cosimo Damiano Vasile attraverso l’intermediazione di Pietro Tevere.
Entrambi, prima Tevere il 7 gennaio 2012 (con un colpo di pistola alla nuca) poi Vasile il 5 gennaio 2013 (ucciso in auto con due colpi di fucile calibro 12 al volto), vennero assassinati a Torino perché Giambò avrebbe iniziato a nutrire dubbi circa la loro fedeltà alla banda, soprattutto dopo il rinvenimento delle 48 casse di tondelli da un euro da parte dei carabinieri a Ozegna.
(patrick barmasse)

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