Non diagnosticarono una sindrome a un bimbo dopo una caduta, un’assoluzione e una condanna per i medici del Parini
CRONACA
di news il
05/03/2015

Non diagnosticarono una sindrome a un bimbo dopo una caduta, un’assoluzione e una condanna per i medici del Parini

Il 26 luglio del 2013, mentre stava giocando in un parco giochi di La Salle, località in cui era in vacanza con la famiglia, a un certo punto cadde, procurandosi una brutta frattura al braccio sinistro.
Immediatamente trasportato dai genitori alla guardia medica di Morgex, ne fu quindi disposto l’accesso al Pronto soccorso dell’ospedale Umberto Parini di Aosta, dove a seguito di apposito esame radiografico, gli fu ingessato l’arto.
A distanza di più di venti giorni, però, a un bambino romano che il 14 gennaio scorso ha compiuto 7 anni, a causa delle conseguenze di questa caduta venne diagnosticata una sindrome compartimentale sfociata poi nella sindrome di Volkmann, patologia che gli ha di fatto comportato danni permanenti al braccio sinistro (la sindrome consiste in una contrattura permanente della mano e del polso con una conseguente deformità che rende l’estensione passiva delle dita limitata e dolorosa).
Con l’accusa di lesioni personali colpose, questa mattina davanti al giudice monocratico del Tribunale di Aosta, Davide Paladino, sono comparsi Ulisse Brait, 59 anni, e Teresa Benigno, 37 anni, medici ortopedici in servizio all’epoca dei fatti all’ospedale di Aosta.
Il primo, che visitò il bambino non appena entrato in Pronto soccorso, è stato assolto dalle accuse «per non avere commesso il fatto», mentre la seconda è stata condannata a 20 giorni di reclusione e al pagamento di una provvisionale alla parte civile pari a 30.000 euro, con la restante parte del danno da definirsi in un separato giudizio civile (a rappresentare i genitori del minore in aula c’era l’avvocato Paolo Scodanibbio del foro di Roma).
Per entrambi gli imputati – Brait difeso dall’avvocato Corrado Bellora di Aosta e Benigno dall’avvocato Stefano Castrale di Torino – il got Gianfranco Torre aveva chiesto la condanna a 20 giorni di reclusione.
Secondo quanto emerso nella discussione del processo con rito abbreviato, il medico Ulisse Brait – dopo avere visitato per primo il bambino al Pronto soccorso – avrebbe disposto l’ingessatura dell’arto fratturato, che venne visitato l’indomani – a circa 18 ore dal suo ingresso in Pronto soccorso – dalla dottoressa Teresa Benigno.
Nessuno dei due diagnosticò la comparsa nel minore della sindrome compartimentale, «patologia subdola, almeno all’atto della sua comparsa», hanno sostenuto le difese con tanto di consulenze tecniche in mano, tanto che «nemmeno nella visita a cui il bambino venne sottoposto l’8 agosto (2013, ndr) a Roma, gli venne diagnostica», ha sostenuto l’avvocato Corrado Bellora.
Secondo quanto contenuto nelle perizie difensive, la comparsa di questo tipo di patologie avviene solitamente «dopo 12/14 ore» dall’evento scatenante, motivo per cui i legali avevano chiesto l’assoluzione piena dei loro assistiti.
(pa.ba.)

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