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Inchiesta costi della politica: «L’accusa? Se fosse stata più prudente, forse non ci sarebbe stata una sentenza del genere»

Inchiesta costi della politica: «L’accusa? Se fosse stata più prudente, forse non ci sarebbe stata una sentenza del genere»

La stilettata del professor Enrico Grosso di Torino; il procuratore capo Marilinda Mineccia: «Bisognerà capire e leggere le motivazioni tra 40 giorni»; Francesco Salzone, unico a patteggiare, scrive su Facebook: «Non mi pento, oggi ho vinto anch'io»

«Il giudice ha compreso le nostre ragioni, ha compreso che le spese sostenute dai consiglieri regionali erano quasi tutte giustificate e comunque che i consiglieri regionali non erano consapevoli di essersi appropriati di denaro pubblico». E’ visibilmente soddisfatto, all’uscita dall’aula al primo piano del palazzo di giustizia di Aosta, l’avvocato Enrico Grosso del foro di Torino (nella FOTO insieme ad Ascanio Donadio, uno dei legali del Pd), che ha assistito l’ex capogruppo Pdl, Massimo Lattanzi, attuale coordinatore di Forza Italia Valle d’Aosta.
«Sono molto soddisfatto per il mio cliente in particolare, che è stato oggetto di un particolare accanimento e che esce finalmente sereno da questa vicenda che lo ha molto provato sul piano personale», ha aggiunto Grosso.
Dopodiché, una volta uscito dal palazzo di giustizia, il legale torinese non ha però risparmiato una stilettata all’accusa, con la quale in diverse occasioni erano sopraggiunti scambi di battute piuttosto accesi nel corso del dibattimento a porte chiuse. «Certo è che se fosse stata più prudente, forse non saremmo qua a commentare una sentenza del genere, che a questo punto speriamo possa riconciliare la cittadinanza con la classe politica. Qua in Valle d’Aosta dei casi Fiorito non ce ne sono mai stati, in realtà non c’è mai stato nulla di illecito. Noi avevamo provato a farlo capire alla Procura già in occasione del deposito delle nostre mermorie difensive», ha concluso il professor Enrico Grosso.
«Eravamo fiduciosi e sapevamo di avere la coscienza in pace, però adesso abbiamo anche la conferma del giudice», è stato il primo commento dell’avvocato Oliviero Guichardaz, uno dei legali del gruppo Pd, mentre Claudio Soro, legale dei gruppi di Union Valdôtaine e Fédération Autonomiste, ha affermato: «E’ andata bene, ero convinto che sarebbe andata a finire così per i nostri assistiti».

LE REAZIONI DELL’ACCUSA
Per quanto riguarda la pubblica accusa, rappresentata nel processo direttamente dal procuratore capo Marilinda Mineccia, all’uscita dall’aula ha dichiarato: «Bisognerà capire, bisognerà leggere le motivazioni tra 40 giorni. Il giudice ha dato un’interpretazione univoca per tutti, quella che per il mio ufficio è stata ritenuta situazione di reato evidentemente in radice dal giudice è stata ritenuta o non reato o mancanza dell’elemento soggettivo».

IL ‘POST’ DI FRANCESCO SALZONE
In un simile contesto, in attesa dell’udienza del 15 aprile davanti al gup Giuseppe Colazingari, in cui saranno chiamati a comparire i restanti tre politici coinvolti nell’inchiesta, gli esponenti di Stella Alpina Marco Viérin, André Lanièce e Dario Comé, l’ex capogruppo dell’Edelweiss, Francesco Salzone, che il 22 luglio 2014 patteggiò un anno di reclusione per peculato proprio davanti al gup Maurizio D’Abrusco, ha voluto dire la sua, ‘postando’ il suo pensiero sul suo profilo Facebook.
Scrive: «”TUTTI ASSOLTI”. Se qualcuno pensa che non sia contento si sbaglia! Sono invece molto felice, perché io non mi sono mai sentito colpevole, ho sempre detto che se avevo commesso qualche sbaglio procedurale nello svolgimento delle mie funzioni di capogruppo, non ne ero certo consapevole. Perché allora ho patteggiato? Perché nella vita a volte ci sono circostanze, anche emotive, che condizionano la nostra esistenza. Nel mio caso, aldilà dalla valanga mediatica accusatoria del momento, ha pesato un evento tragico della mia vita, risalente a 36 anni fa nel quale, a seguito di un incidente stradale, persi la mia giovane moglie di allora e due miei cari amici. Decisi di non difendermi e per questo fui condannato per omicidio colposo a un anno con i benefici della condizionale. Condizionale che nonostante tutte le riabilitazioni del caso non si cancella mai. Ecco perché davanti al giudice Maurizio D’Abrusco ho patteggiato! Certo, vista la sentenza di assoluzione per tutti, mi fa anche pensare a una scelta sbagliata, ma nella vita ho imparato a capire che ci sono cose molto più importanti a cui guardare. Spero solo, che dopo essere stato buttato nella gogna mediatica, anch’io possa essere riabilitato agli occhi della gente, perlomeno di coloro che in tanti anni di attività politica hanno potuto conoscermi, hanno potuto capire con quale passione e dedizione ho dedicato il mio impegno con correttezza. Oggi ha vinto la giustizia e… un pochino anch’io!!».
(pa.ba.)

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