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Ciao Livio

Troppo giovane per potermi ricordare di Livio Forma calciatore dell’Aosta, l’ho prò potuto apprezzare, come tanti, come giornalista. Del Forma centrocampista dell’Aosta, maglia numero 8 – anche se con l’eleganza con cui giocava avrebbe tranquillamente potuto avere il 10 in perfetto stile Rivera -, ho solo letto e ascoltato i tanti racconti di quelli che erano i tifosi rossoneri che amavano i giocatori che sudavano per la maglia rossonera.
Elegante in campo, elegante nella vita. Era proprio così Livio Forma, un collega che ho sempre guardato dal basso verso l’alto. Una differenza di statura professionale a suo netto vantaggio che lui non ha mai fatto pesare né con me né con nessun altro.
Incontravo Livio quasi ogni lunedì mattina in piazza della Repubblica ad Aosta quando, reduce da una diretta radiofonica da qualche campo di serie A o B di calcio, faceva letteralmente la scorpacciata di giornali sportivi e non, compresa la mia piccola Gazzetta Matin. “Il calcio locale mi appassiona sempre”, diceva.
Ebbi un brivido alla fine dell’estate del 2011, quando lo incontrai in ospedale ad Aosta. A quell’epoca portavo mio papà a fare un ciclo di radioterapia e proprio lì Livio mi disse: “ho già fatto tutto quanto è possibile, questa è l’ultima cosa, speriamo bene”. Sembrava guarito, tanto che nonostante la pensione, continuò a collaborare con la Rai per “Tutto il calcio minuto per munuto” e non solo. Raccontava le partite senza enfasi e senza superlativi, con eleganza. Purroppo, sembrava solo.
Ciao Livio

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