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Inchiesta costi della politica: l’accusa chiede le condanne di Viérin, Lanièce e Comé a un anno 10 mesi ciascuno

Inchiesta costi della politica: l’accusa chiede le condanne di Viérin, Lanièce e Comé a un anno 10 mesi ciascuno

Al termine della requisitoria del procuratore capo Marilinda Mineccia, le difese replicano: «Abbiamo sopportato per due anni l'accusa, oggi siamo riusciti a dimostrare l'innocenza dei nostri clienti»; la sentenza attesa per martedì 28 aprile

Un anno 10 mesi di reclusione ciascuno, con sospensione condizionale della pena. Sono le richieste rese note dal procuratore capo di Aosta, Marilinda Mineccia, nella pausa dell’udienza di oggi del processo con rito abbreviato che vede imputati per concorso in peculato il presidente del Consiglio Valle, Marco Viérin, il consigliere regionale André Lanièce e l’ex consigliere Dario Comé, tutti e tre esponenti del gruppo consiliare di Stella Alpina nella XIII legislatura, rei dal 2009 al 2012 – secondo l’accusa – di essersi versati sui rispettivi conti correnti personali assegni del gruppo per 136.700 euro, per spese non giustificate.
Almeno questa è stata l’ipotesi confermata stamane dalla Procura davanti al gup del Tribunale di Aosta, Giuseppe Colazingari, a cui le difese – rappresentate in aula dagli avvocati Stefano Marchesini di Aosta e Lorenzo Bertacco di Milano – hanno replicato punto su punto.
«La nostra discussione è stata incentrata nel dimostrare la totale estraneità dei nostri clienti a qualsiasi contestazione e siamo convinti che riusciremo a dimostrare la nostra totale innocenza – ha spiegato fuori dall’aula l’avvocato Marchesini -. Abbiamo depositato memorie e documenti a non finire, dal luglio 2014 fino a oggi, quindi tutte le spese erano finalizzate per motivi previsti dalle legge regionale 6 del 1986. Non c’è stata un’appropriazione che sia una, non abbiamo acquisti di autovetture, di suv, di mutande verdi piuttosto che di beni propri come abbiamo visto nel resto d’Italia. Abbiamo dovuto sopportare per due anni l’accusa, è stata molto dura per i nostri clienti, ma oggi in un’aula di tribunale abbiamo dimostrato la nostra totale estraneità ai fatti».
Quindi, l’avvocato Stefano Marchesini ha voluto precisare un ulteriore dettaglio: «In aula siamo riusciti a dimostrare che non vi è stata una cadenza mensile nei rimborsi, che tra l’altro non avevano lo stesso importo», mentre «dal capo di imputazione sembra quasi la Banda Bassotti che si divide la mancetta».
In sostanza, i legali difensori hanno impostato le loro arringhe sul fatto che gli assegni versati sui conti personali fossero in realtà dei rimborsi relativi a spese di rappresentanza saldate in anticipo direttamente dai singoli consiglieri per la loro attività sul territorio
La sentenza del presente processo con rito abbreviato è attesa per martedì 28 aprile, considerato che in tale data è già stato annunciato il deposito di un’ulteriore memoria da parte del procuratore capo di Aosta, Marilinda Mineccia.
Il primo processo dell’inchiesta sulle presunte ‘spese pazze’ dei gruppi consiliari della XIII legislatura, dal 2009 al 2012, si è chiuso il 30 marzo scorso davanti al gup Maurizio D’Abrusco con le 24 assoluzioni di primo grado pronunciate a vario titolo «perché il fatto non sussiste» o «perché il fatto non costituisce reato» nei confronti di attuali ed ex consiglieri regionali e funzionari di partito dei gruppi di Alpe, Fédération Autonomiste, Pd, Pdl e Union Valdôtaine della XIII legislatura.
Nella foto il procuratore capo di Aosta, Marilinda Mineccia, a colloquio col presidente del Consiglio Valle, Marco Viérin, e il consigliere regionale André Lanièce durante la pausa dell’udienza di questa mattina, iniziata alle 10.10, interrotta alle 12.30 e ripresa alle 13.
(pa.ba.)

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