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Droga: la maxi inchiesta delle Fiamme Gialle di Messina tocca anche la Valle d’Aosta

Droga: la maxi inchiesta delle Fiamme Gialle di Messina tocca anche la Valle d’Aosta

Tra le 14 misure cautelari, eseguitane una questa mattina in carcere nei confronti di Oronzo Tornese, 70enne leccese residente a St-Vincent; sotto la lente della Guardia di Finanza un traffico di cocaina tra la Colombia e l'Italia

Sono giunti in parte anche in Valle d’Aosta gli effetti dell’inchiesta della Guardia di Finanza di Messina sul traffico di cocaina tra la Colombia e l’Italia mascherato attraverso l’apparenza di «viaggi di piacere». Da qui il nome dell’operazione, ribattezzata ‘Holiday’.
Tra i quattordici personaggi destinatari delle misure cautelari eseguite questa mattina su richiesta del procuratore aggiunto Sebastiano Ardita e del sostituto Fabrizio Monaco della Procura di Messina, dodici in carcere e due agli arresti domiciliari, figura anche Oronzo Tornese, 70enne originario di Lecce, residente a St-Vincent, già recluso presso la casa circondariale di Brissogne per vicende legate alla detenzione e allo spaccio di sostanze stupefacenti.
Secondo quanto appreso, la Valle d’Aosta era uno dei quattro centri del Nord Italia verso cui era indirizzata la droga, spedita in Italia dalla Colombia grazie all’intermediazione di un messinese, il 50enne Angelo Gangemi, conosciuto come «Ginger», che nell’ambito del clan teneva i rapporti con i cartelli colombiani, pagava i carichi con il denaro che – per il tramite di Money Transfer – gli perveniva dall’Italia e curava il trasporto dello stupefacente, materialmente affidato a «corrieri».
Secondo la ricostruzione delle Fiamme Gialle, la cocaina in Italia veniva consegnata a Giuseppe Bellinghieri, 75 anni – alias ‘Pippo’ – «noto trafficante messinese attualmente operante a Milano; questi, grazie a una fitta rete di contatti, provvedeva allo smistamento della cocaina» verso tre gruppi criminali dislocati – oltre che nel Nord Italia – nell’area centrale tra Roma e Lido di Ostia, dove ‘Pippo’ sarebbe ancora oggi conosciuto per i suoi stretti rapporti con il boss Carmine Fasciani. «In Sicilia, tra i contatti più importanti di Bellinghieri (che utilizzava parte dei proventi dell’attività illecita per concedere prestiti senza alcuna autorizzazione, ndr), c’è un nipote di Benedetto Santapaola», fanno sapere ancora le Fiamme Gialle, che precisano come nel corso dell’operazione le autorità colombiane abbiano arrestato all’aeroporto della capitale colombiana di Bogotà due corrieri dell’organizzazione che stavano per rientrare in Italia con 6 kg di cloridrato di cocaina, che una volta giunti a destinazione e tagliati dal gruppo criminale indagato, avrebbero potuto fruttare qualcosa come oltre mezzo milione di euro sul mercato.
(pa.ba.)

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