CRONACA
di news il
14/09/2015

Per una buona scuola

Oltre 18 mila studenti valdostani – dalla scuola dell’infanzia fino alle paritarie – tornano in classe. Lo fanno nell’anno della riforma, accompagnata da almeno sei mesi di polemiche.
Docenti e sindacati hanno protestato (e continuano a farlo) contro la Buona Scuola, ma intanto il 97% degli stessi docenti ha accettato l’assunzione a tempo indeterminato nonostante il rischio di trasferimento in altra regione. Scelta obbligata? Sì, al pari di quella del governo, invitato a più riprese dall’UE a risolvere la piaga del precariato.

I problemi di insegnanti precari e sfiduciati si ripercuotono inevitabilmente sugli studenti. Lo dimostra il fatto che i nostri ragazzi occupano gli ultimi posti delle graduatorie mondiali per competenze in materie scientifiche e linguistiche.
Vogliamo tutti una buona scuola. Questa riforma, che ha la “r” minuscola, almeno smuove un po’ le acque, ma di fatto c’è ancora molto da fare: è necessario svecchiare il sistema, quel sistema che per esempio si regge ancora sul voto.
A parer mio, il percorso formativo di uno studente non dovrebbe più essere bloccato, proprio come avviene nei Paesi del Nord Europa e anglosassoni.
Tutti gli alunni dovrebbero passare all’anno successivo portandosi però dietro i “debiti”, nel senso che un 4 in matematica, per esempio, rimarrebbe tale perhé non interverrebbero più il voto di Consiglio o l’esame di riparazione di fine estate, capaci di trasformare quel 4 in 6, molte volte solo perché non si può bocciare un ragazzo che ha una sola insufficienza (e perché il nostro sistema scolastico le insufficienze non le prevede proprio).
Il passaggio automatico all’anno successivo avverrebbe con i voti realmente maturati. Per accedere all’università non sarebbero così più necessari né l’esame di Stato né i tanto contestati test di ingresso: un “debito” di matematica, infatti, impedirebbe allo studente di iscriversi a un’università scientifica; un 5 in francese, inglese o tedesco negherebbero l’accesso a una facoltà linguistica e così via.
Credo che questo potrebbe essere un modo per stimolare i ragazzi ed esaltarne capacità e meriti, ricordando che una società che pone le sue basi sulla meritocrazia allontana mediocrità, fragilità e corruzione.
Ritornando con i piedi per terra, mi aggrappo per il momento alle parole dell’assessore regionale all’Istruzione, Emily Rini, la quale annuncia di voler mantenere e valorizzare l’alfabetizzazione bi-plurilingue nelle scuole dell’infanzia, favorire l’insegnamento di discipline in lingua inglese con sistemi interattivi e potenziare l’Esabac.

Con l’autonomia che il protocollo siglato tra Miur e Regione ci garantisce, il potenziamento delle lingue deve essere solo un primo passo. Il sostegno convinto all’alternanza scuola-lavoro, tra l’altro codificata nel decreto Buona Scuola, il secondo.

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