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Caso Rachid Mesli: l’Algeria ha chiesto l’estradizione

Caso Rachid Mesli: l’Algeria ha chiesto l’estradizione

L'avvocato per i diritti umani fu arrestato il 19 agosto al Traforo del Gran San Bernardo in esecuzione di un mandato di cattura internazionale; l'Italia ha chiesto integrazioni, visto che le informazioni di Algeri sarebbero «vaghe e incomplete»

A poco meno di un mese dall’arresto, l’Algeria ha presentato all’Italia formale richiesta di estradizione nei confronti di Rachid Mesli.
L’avvocato algerino, dal 2000 rifugiato politico in Svizzera e cittadino con passaporto francese, era stato arrestato dalla Polizia al Traforo del Gran San Bernardo, in esecuzione di un mandato di cattura internazionale spiccato dalle autorità di Algeri che lo accuserebbero di avere avuto contatti in passato con organizzazioni terroristiche.
Da quanto appreso, le informazioni fornite finora da Algeri sarebbero «vaghe e incomplete», motivo per cui il Ministero della Giustizia ha chiesto altra documentazione, che dovrà essere fatta pervenire entro il termine di 40 giorni dalla data dell’arresto, pena la possibile inammissibilità della stessa richiesta di estradizione.
Nel frattempo Rachid Mesli, attivista per i diritti umani nei paesi arabi, è tuttora sottoposto all’obbligo di dimora ad Aosta, sulla cui istanza di revoca la Corte d’Appello di Torino si pronuncerà entro cinque giorni.
«Mi aspettavo che le autorità algerine avrebbero confermato la richiesta di estradizione, sebbene sapessi anche che come al solito questa non si sarebbe basata su nulla di serio», ha dichiarato Mesli ad Alkarama, l’ong – di cui è co-fondatore – che si batte per la tutela dei diritti umani nel mondo arabo.
All’indomani dell’arresto, l’avvocato algerino aveva fatto sapere: «Se torno in Algeria, rischio la tortura», essendo la procedura aperta nei suoi confronti «di matrice politica», aveva aggiunto.
(pa.ba.)

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