Sanità: «sindacati confondono confronto e consenso»
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di news il
03/12/2015

Sanità: «sindacati confondono confronto e consenso»

«A fronte di risorse date, abbiamo il dovere di assicurare gli standard assistenziali. Questo è evidente, comporterà delle scelte e al tempo stesso porterà novità sostanziali nelle abitudini dei lavoratori. Mi rendo conto, in alcuni casi le novità saranno ‘tranchant’ e qualche smagliatura ci sarà; ma non ci sono alternative. Si deve cambiare, chi lavora con me, deve cambiare. Questo è e rimane un sistema assistenziale sicuro». Il direttore generale dell’azienda Usl valdostana Massimo Veglio ha spiegato così la nuova normativa sui turni di lavoro che da mercoledì 25 novembre, obbliga medici e infermieri a non lavorare più di 12 ore e 50 minuti al giorno, con massimo 48 ore alla settimana e con un riposo di almeno 11 ore tra un turno e l’altro.
Nuove norme che hanno già sollevato le ire dei sindacati, soprattutto per i professionisti impegnati nel sistema dell’emergenza-urgenza.
«In pronto soccorso ci sarà un numero di persone adeguato – ha detto il dottor Veglio – se lo standard è due persone e sino a oggi ce n’erano quattro, d’ora in poi non sarà più così e quelle due risorse in più lavoreranno da un’altra parte.
Di «giusta prestazione di qualità, nel momento giusto e dalla giusta professionalità» – ha parlato Laura Plati, funzionario del SITRA, il Servizio Infermieristico Tecnico-riabilitativo aziendale che ha auspicato che la nuova normativa non sia vista solo dal punto di vista economico, «ma che sia considerata un progetto che valorizza le competenze degli operatori. Soprattutto è necessario un cambiamento di tipo culturale degli operatori: si tratta di un nuovo modo di lavorare, non dell’acquisizione di nuove competenze, sono sistemi organizzativi diversi in grado di valorizzare la professionalità dei singoli operatori».
A proposito dei sindacati e dell’allarme lanciato per un probabile peggioramento del servizio, il dottor Veglio è categorico: «ci sono livelli di responsabilità che non possono stare al confronto sindacale – ha commentato – se una cosa non si può fare non si fa, non c’è nessuna possibilità che sia diverso da così, non si tratta di organizzare una serata danzante, ma di un servizio essenziale. Quando i sindacati dicono che non c’è stato confronto non dicono il vero; forse si confonde il confronto con il consenso; ci sono dozzine di occasioni di confronto, documentate dai verbali. Certo, il consenso, l’accordo sono altra cosa. Il sindacato non dà ultimatum, chiede la concertazione, come prevede la norma ed entro 30 giorni avrà le risposte. Di certo, non possiamo permetterci di mantenere professionalità laddove non servono».
Nella foto, da sinistra Laura Plati, Massimo Veglio ed Enrico Visetti.
(cinzia timpano)

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