Area megalitica: «Errori progettuali? Colpa della Regione»
CRONACA
di news il
27/05/2016

Area megalitica: «Errori progettuali? Colpa della Regione»

Una sentenza dalle motivazioni pesantissime, quella pronunciata dal giudice Guglielmo Rende della prima Sezione civile del Tribunale di Torino, con la quale si è respinta la richiesta di risarcimento danni avanzata dall’amministrazione regionale contro – in primis – l’architetto Vittorio Francesco Valletti di Torino, responsabile – in qualità di capogruppo del pool di progettisti – di numerosi errori e incongruenze progettuali che hanno comportato modifiche e integrazioni del progetto esecutivo in merito alla realizzazione del parco archeologico dell’area megalitica di St-Martin-de-Corléans ad Aosta.In un simile contesto, il giudice – facendo propria la consulenza tecnica d’ufficio conferita il 4 giugno 2013 all’ingegnere torinese Marco Isaja – ha dichiarato «non fondati e non sussistenti i singoli errori progettuali», sottolineando anzi come sia «mancato il coinvolgimento dei progettisti da parte della direzione lavori e del responsabile unico del procedimento nella deliberazione delle varianti». E ancora: «Appare evidente che se non si è provveduto a sentire il progettista, non si può poi addebitare a esso il costo necessario a eliminare i vizi e i difetti conseguenti all’asserita erronea progettazione».Modifiche, integrazioni e opere supplementari che, oltre a una dilatazione dei tempi per l’ultimazione dei lavori, portarono il Consorzio cooperative costruzioni di Bologna, impresa affidataria dei lavori, ad avanzare riserve all’amministrazione regionale pari a poco meno di sei milioni di euro per maggiori oneri di realizzazione (sugli iniziali 12.320.645 euro posti a base d’asta).Insomma, secondo il Tribunale di Torino non può essere imputata ai progettisti «la difformità fra il disegno architettonico e archeologico e lo stato reale dei luoghi», considerato che il progetto fu formulato «sulla base dei rilievi forniti dalla Soprintendenza». Ma c’è di più, perché secondo il giudice Rende «c’era la piena consapevolezza da parte di tutti i soggetti coinvolti delle profonde incongruenze fra lo stato reale dei luoghi e il rilievo ufficialmente fornito dalla Soprintendenza che fu adottato per l’elaborazione definitiva del progetto».(pa.ba.)

 

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