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Minoranza Aosta: «Maggioranza salva per una democrazia da Zimbabwe»

Minoranza Aosta: «Maggioranza salva per una democrazia da Zimbabwe»

Le opposizioni convocano un conferenza per commentare il post-consiglio: «Hanno dimostrato che Sorbara è il capo dello schieramento che governa»

«Ieri abbiamo capito che è Marco Sorbara il vero capo della maggioranza». Neanche il tempo di finire il consiglio comunale e il giorno successivo le minoranze (Alpe, Altra VdA, Lega, M5S e GMM) tornano all’attacco, radunate in via Colonnello Alessi, a due passi da dove l’assessore era sul punto di inaugurare un murales, puntando il dito, soprattutto, sulle condizioni di una maggioranza provata e su un regolamento comunale «che neanche in Zimbabwe».

Maggioranza spaccata si nasconde dietro le negazione del voto segreto

«La richiesta di ritiro delle deleghe era per gettare un sasso in uno stagno agitato – attacca Giuliana Lamastra – e abbiamo avuto la dimostrazione. Dopo le difese di sindaco e Zuccolotto, sono arrivati gli interventi più arrabbiati: i problemi ci sono eccome, se avessero accettato il voto segreto avremmo avuto la dimostrazione che la maggioranza è spaccata, ma già le astenioni parlano chiaro».E proprio il mancato voto segreto scalda Nicoletta Spelgatti: «La possibilità di evitarlo convocando la capigruppo è una farsa; ci si attacca all’interpretazione delle parole per negarlo sempre. Non ci sono eguali in Italia».Etienne Andrione va giù ancora più duro: «La riforma del regolamento si trascina appositamente, ma noi non possiamo rivendicare ogni minimo standard democratico».

Il trionfo di Sorbara

Andrione sposta poi il mirino sull’analisi del Consiglio: «E’ stato il trionfo di Sorbara – esclama -. Lui è il capo della maggioranza e nessuno può scaricarlo; merita l’ufficio più grande del presidente. Sono tutti allineati dietro un sistema che va caricato su un furgone e mandato via».

Le difficoltà della minoranza

L’assemblea, però, ha messo anche in evidenza una differenza di vedute tra le forze di opposizione, che si sono “scontrate” sull’idea di Andrione di riunire la mozione che chiedeva il ritiro del bando e quella che impegnava al reperimento di maggiori fondi: unione che probabilmente avrebbe fatto saltare il banco. «Potevamo ottenere di più proprio perché l’Uv si era impiccata sulla revoca del bando» ammette l’esponenente del Gruppo misto di minoranza. «Non condivido – dissente Spelgatti -. Potevamo rimanere a mani vuote, invece abbiamo ottenuto il risultato che ci eravamo prefissi, avremmo rischiato di far saltare tutto cambiando le cose all’ultimo». «Sappiamo di essere stati utili all’UV – ammette Carola Carpinello -, ma revocare un bando così disastroso prevedeva l’uso di qualsiasi arma. E comunque non è finita qui, rimane tutto appeso al parere dell’Anac; quantomeno abbiamo ottenuto il passaggio in commissione».

Minoranza sconfitta?

Ma a conti fatti, la minoranza ha perso un’occasione? «I conti si fanno alla fine – dice Lamastra -, ma probabilmente a uscirne vincitore sarà il sindaco. Subordinando il ritiro al parere dell’Anac l’ha messo in una posizione di vantaggio». «Vincitore, forse, ma sicuramente indebolito – controbatte Spelgatti -: non aver accettato il voto segreto è un chiaro segnale». Mentre Carpinello vede il vincitore «nel solito Rollandin», Andrione nota un «Centoz grande incassatore, il suo obiettivo è solo quello di arrivare al 2020».

Il futuro

Incamerata l’impegnativa a ritirare il bando, ora bisogna passare alla fase propositiva. «Per prima cosa dobbiamo ristabilire le regole democratiche a livello di regolamento, per avere paletti normali, non da Zimbabwe; è inquietante che finora sia stato così – spiega ancora Etienne Andrione -. Per quanto riguarda l’azione politica, in due mozioni (reperimento fondi e ostello) hanno ammesso chiaramente di avere bisogno di soldi prima di muoversi; contando che i soldi sono l’unica cosa che li tiene insieme e che non ce ne sono più, arriveremo presto ad avere un’altra occasione per attaccarli». Subito lancia in resta quindi? «Ovviamente no – conclude Andrione -; ma non mancheranno le occasioni anche per richiedere nuovamente le dimissioni di Sorbara».

(al.bi.)

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